Americo Marconi: “Rispettiamo le piante, da loro dipende la nostra sopravvivenza”

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GROTTAMMARE – Nuovo appuntamento con la rubrica “Libri da leggere di autori locali”. Questa settimana abbiamo sentito Americo Marconi, laureato in Medicina e Chirurgia a fine degli anni ‘70 e grande appassionato delle montagne e dell’alpinismo tanto da diventare medico del Soccorso alpino e speleologico negli anni ‘90 per la Stazione di Ascoli Piceno.

Il suo recente lavoro letterario s’intitola “Verde Abbraccio. Storie di piante”, ART 1794 cosa indica questo acronimo?

Accademia dei Risvegliati del Tesino, ovvero un’Accademia di arti, lettere e botanica fondata nel 1794. Di questa Accademia fece parte anche il vescovo Bartolomeo Bacher, promotore, tra l’altro, della coltura dell’arancio a Grottammare. Siamo un gruppo di storici e scrittori che usiamo il nome dell’Accademia, per sottolineare lo spirito e il territorio ai quali apparteniamo.

Come nasce l’idea di scrivere questo libro ?

L’esigenza di scriverlo nasce dal luogo dove sono nato e dal mio cognome. I Marconi sono collocati in un ampio rettangolo di terra verde e fiorente a sud del fiume Tesino, un tempo denominato Ischia Giardino, a Grottammare. C’erano già nel XVI secolo e uno dei nomi più ricorrenti nell’albero genealogico è Sebastiano, forse il capostipite. Da cui deriverebbe il soprannome che ci caratterizza: i Bastià. Mio padre Francesco, a riguardo, scherzava: “Ci chiamano Bastià perché da sempre abbiamo lavorato in modo bestiale”. Lui si riferiva al duro lavoro della terra. Altri aggiungevano che nella loro rudezza, metà coltivatori e metà pescatori, erano forti e resistenti più delle bestie. A me preme sottolineare nei Marconi questa doppia capacità: non solo coltivavano la terra, tra orti e piante ornamentali, ma ben conoscevano le tecniche della pesca. Dalle più semplici alle più complesse. Infatti la nostra famiglia aveva due Lancette e  in seguito un motopeschereccio. Del passato sicuramente rimane un albero risalente agli antichi padri, nella piazzetta dei Bastià: è un Morus alba, il gelso bianco, che misura 1,80 metri di circonferenza.

E’ in questi luoghi che lei trascorse buona parte della sua infanzia?

Esattamente. Fu un’infanzia felice e sotto certi aspetti avventurosa. I miei ricordi da bambino sono popolati da corse con gli amici e cugini tra piante di pitosfori, oleandri, edere, olivi, elci, palme e lauri. Tra canti di uccelli e mangiando di tutto: pere, melette, uva fragola. Ma non disdegnavamo spingerci a giocare sulle acque nel fiume Tesino e in mare. Oltre a salire verso il Montesecco, la collina ad Ovest. Con le sue arcane grotte di tufo che amavamo esplorare. Ricca di pini, querce, ginestre, rose canine. Abitata da cinghiali, volpi, tassi. Non abbiamo mai avuto paura degli animale, anzi facevamo di tutto per poterli avvicinare. Al tramonto il sole scende dietro i profili delle montagne e nel tempo le avrei salite tutte, una dopo l’altra.

Nel testo troviamo la descrizione di piante, ma anche di sue esperienze di vita.

Nel testo tratto quaranta piante in ordine alfabetico, partendo dall’abete e fino alla vite. Su ogni pianta riporto, all’inizio, le sue caratteristiche botaniche. Poi i miti presenti nelle varie culture e religioni. Dalla greco romana, alla giudaico cristiana, all’egizia, alla celtica fino al lontano oriente. Aggiungendo credenze locali. Infine, con un breve titolo, aggiungo i ricordi che tale pianta mi suscita. Spesso legati a viaggi che mi hanno portato a vedere esemplari degli stessi alberi. Mentre nell’ultima parte del libro aggiungo simboli e significati di 400 essenze vegetali con fiori e frutti. Dall’abelia augurante la felicità; alla zucca che rappresenta la fugacità della vita. Insomma un’attenta bibliografia che offre la possibilità di approfondimento.

C’è un filo conduttore tra questa sua ultima fatica letteraria e le precedenti?

Il filo conduttore dei tre libri è la ricerca della sacralità e dell’amore in tutte le sue espressioni. Nella Montagna Infinita, nata come tesi per la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini, parlai delle montagne sacre e cosmiche delle varie tradizioni occidentali e orientali. Della fede e dei pellegrinaggi, a volte durissimi. Nel libro La Sibilla c’è la sacralità del monte Sibilla che definisco la mia montagna cosmica. E intorno a essa ruotano tante storie d’amore. Da quella della profetessa Sibilla, alla lunghissima di Guerrino il Meschino che cerca i suoi genitori. Fino alla storia vera di Guerrino e Licetta, che soccorremmo in elicottero col Soccorso Alpino a Foce, nel dicembre 1990.  Anche in Verde Abbraccio le storie raccolte riguardano la sacralità di luoghi e alberi. Già lo esprime la frase in esergo di Cesare Pavese: “Io per me credo / che un albero, / un sasso / profilati in cielo, / fossero dèi / fin dall’inizio”. Nella voce Betulla racconto la storia di zio Pippo, il fratello di mia madre, salvato da contadini nella ritirata in Russia, che s’innamora di Valentina. E insieme cercano di tornare in Italia. In Noce riporto le righe del mio diario, mentre ero medico in un campo profughi a Tirana nel 1999. Descrivono un padre che deve fare un lungo viaggio di ritorno, con il piccolo figlio Uran molto malato, in Kosovo. Prima di partire mi ringrazia e regala tre noci. Tra i miti, nella voce Tiglio, toccante è la storia di Filemone e Bauci. Dopo essere stati ospitati gentilmente, Giove e Mercurio vogliono far loro un dono. I due anziani chiedono di poter morire insieme e restare vicini. Così avviene e vengono trasformati in Quercia e Tiglio. Per sempre abbracciati.

Il libro è arricchito di illustrazioni

Una trentina di anni fa sul ciglio della strada in campagna vidi un mucchio di libri abbandonati, in parte rovinati da pioggia e sole. Erano testi della seconda metà dell’ottocento con molte incisioni e stampe. E quasi tutte le illustrazioni di “Verde Abbraccio” provengono da quei libri. Per me è stato come continuare a tenerli in vita dallo stato in cui l’ho trovati.

Qual è il messaggio che vuole mandare al lettore?

Rispettiamo le piante e la natura tutta. Da loro dipenderà la nostra sopravvivenza sulla terra. E se possiamo: piantiamo una pianta.

 

Americo Marconi collabora con la rivista Il Graffio.online su cui cura la rubrica Curiosità e Mistero. Nel 2021 riceve il Premio Internazionale Irdi Destinazionearte 2021 per la comunicazione delle arti, della cultura, della letteratura.  Partecipa in qualità di relatore a eventi scientifici e culturali. Ha pubblicato tre libri del genere saggistica: “La Montagna Infinita”, Pazzini Editore; “La Sibilla”, Marte Editrice e “Verde Abbraccio. Storie di piante”, ART 1794.

 

 

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