Il nostro futuro si costruisce con i migranti e i rifugiati

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Gian Carlo Perego

Il nostro futuro si costruisce con i migranti e i rifugiati – ci ha ricordato Papa Francesco in un passaggio dell’enciclica Fratelli tutti: “Le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondo” (F.T. 40); e lo ripete nel Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato di quest’anno.

Ma chi sono i migranti e i rifugiati oggi?

Sono 280 milioni di persone che nel mondo si sono messe in cammino. Tra questi saranno ormai 90 milioni i richiedenti asilo e rifugiati al termine di questo anno, anche in seguito alla tragica, irrazionale e inutile guerra in Ucraina, che ha costretto sei milioni di persone a mettersi in fuga. Sono le vittime, spesso dimenticate, di oltre 30 guerre dimenticate, dei disastri ambientali, dei popoli alla fame. Sono le vittime della tratta, della violenza e di ogni forma di sfruttamento. Con loro siamo chiamati a rigenerare le città, l’Italia, l’Europa, sempre più stanche, abitate da anziani, spopolate, coniugando i quattro verbi che caratterizzano le tappe del cammino delle persone e le soste: accogliere, tutelare, promuovere, integrare.

Le nostre città non sono aperte e accoglienti.

Talora anche le nostre chiese e comunità cristiane, nonostante segni positivi, alzano i muri: dentro e fuori. Non sappiamo leggere la storia con gli occhi della fede. Non sappiamo anche capire che “l’arrivo di migranti e rifugiati cattolici offre energia nuova alla vita ecclesiale delle comunità che li accolgono”, come ci ricorda il Papa. E il messaggio ci ricorda che “nessuno dev’essere escluso”, perché il progetto di Dio “è essenzialmente inclusivo e mette al centro gli abitanti delle periferie esistenziali”. Siamo invitati a cogliere nelle storie e nell’arrivo “una fonte di arricchimento” culturale, sociale, religioso, seguendo la profezia di Isaia (60,5): “Le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli”. Grazie ai migranti e ai rifugiati l’identità si arricchisce nell’incontro con le diversità culturali e religiose e costruisce “un noi più grande”. Con i migranti e i rifugiati Papa Francesco ci invita non solo a costruire la città, la Chiesa, ma anche a camminare insieme verso la città celeste, l’incontro con il Signore, in una nuova Pentecoste che ci fa scoprire la fraternità come stile e il cammino come missione.

(*) arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente Fondazione Migrantes

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