Sorelle clarisse, don Spina: “il canto della vostra vita di Sorelle Povere ci affascina, mettendoci nel cuore la nostalgia di Dio e del Bene”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In occasione della solennità di Santa Chiara, si è celebrata ieri sera, 11 agosto, alle ore 21:15, presso il monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto, una Santa Messa presieduta dal vicario generale della diocesi don Patrizio Spina. Presenti alla celebrazione tutte le sorelle clarisse, molti tra sacerdoti, frati e diaconi della diocesi e le autorità civili nella persona dell’assessore Andrea Sanguigni e della consigliera comunale Silvia Laghi.

Queste le parole che don Patrizio Spina ha rivolto durante l’omelia ai presenti e, in particolar modo, alle sorelle clarisse: “‘La forma di vita dell’Ordine delle Sorelle Povere, istituita dal beato Francesco, è questa: Osservare il santo Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo…’ Con queste parole si apre la vostra Regola, carissime Sorelle, e si coglie subito il sogno di Chiara e delle sue compagne: dare alla propria vita – personale e comunitaria – la forma del Vangelo del Signore, vivendo insieme come Sorelle, in santa unità e altissima povertà.
Dal desiderio di vivere nell’unità della reciproca carità (cap.10,7) nascono le tante indicazioni della Regola, che prescrivono la partecipazione di tutte le Sorelle alle decisioni comunitarie, nella sincera ricerca dell’utilità comune. Questo aspetto è veramente sorprendente se pensiamo al contesto medioevale in cui la vita sociale, ecclesiale e comunitaria era segnata da strutture rigidamente piramidali.
Accanto alla santa unità – dato dal fatto che siete sorelle – emerge l’altissima povertà: Altissima perché scelta dal Figlio dell’Altissimo, il Signore Gesù, fattosi povero per arricchire noi; Altissima perché non è intesa solo come povertà personale, ma anche comunitaria.
Chiara e le Sorelle scelgono di farsi povere in senso radicale ed esistenziale, attraverso il cambiamento del loro stato sociale, scendendo al gradino degli ultimi e degli emarginati, che vivevano del loro lavoro manuale e di elemosine, al contrario delle classi sociali elevate, che vivevano di rendita. La forma di vita delinea una esistenza priva di garanzie per il domani, fondata unicamente sulla fiducia lieta e coraggiosa nel Padre delle misericordie che avvolge del suo amore il semplice vissuto quotidiano.
Alla fine della vita rimane a Chiara un ultimo desiderio: veder approvata dal Papa quella forma di vita da lei composta e lungamente vissuta sulle orme di Cristo, con la mediazione dell’esempio di Francesco, del quale si considera ‘pianticella’. In attesa di ciò, Chiara scrive il suo Testamento, che è una vibrante lode di ringraziamento al Padre di ogni Misericordia che l’ha amata e l’ha chiamata, permettendole di donarsi completamente a Lui e alle Sorelle, perché davvero Tutto concorre al bene per chi ama il Signore.”
Tutto concorre al bene per chi ama il Signore – ha spiegato don Spina – perché Chiara ha sperimentato che non tutto è stato facile o semplice. Guardata in un’ottica puramente umana, l’esistenza a San Damiano è stata a dir poco impegnativa: indigenza, povertà, fatica, tribolazioni; ma in tutto Chiara riconosce presente e operante la Provvidenza e la misericordia del Padre, che ha chiamato lei e le sue sorelle per condurle nel deserto, perché in quel deserto, dove hanno toccato la forza della propria ed altrui fragilità, hanno sperimentato che la forza della Presenza del Signore (‘parlerò al suo cuore’) è stata immensamente rassicurante oltre ogni previsione umana. Non è forse vero che fermandoci un attimo, questo è quanto potremmo dirci : Signore sei stato incredibilmente buono con noi…
Sia benedetto il Signore,
che non ci ha lasciati,
in preda ai loro denti.

[7] Noi siamo stati liberati come un uccello
dal laccio dei cacciatori:
il laccio si è spezzato
e noi siamo scampati.

[8] Il nostro aiuto è nel nome del Signore
che ha fatto cielo e terra.
Fa bene ricordarselo: tutto ciò nella consapevolezza che la bellezza e la forza di questa storia con il Signore è racchiusa in ‘in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi.’ Con tutto quello che l’apostolo Paolo scrive poi nella lettera ai Corinzi che abbiamo ascoltato e che possiamo intuire essere presente nella vita e nella storia di ciascuna di voi.
È forse anche per questo che prima di morire, come già aveva fatto Francesco, Chiara benedice le sue Sorelle presenti e future, indicando loro il cuore della vocazione cristiana e clariana, l’amore: ‘…Siate sempre amanti di Dio, delle vostre anime e di tutte le vostre Sorelle, e siate sempre sollecite di osservare quanto avete promesso al Signore. Il Signore sia con voi sempre, e ora voi siate sempre con Lui. Amen’ (FF2857).
Chiara – ha spiegato il vicario generale don Patrizio – ha compreso che l’amore riversato da Dio nel nostro cuore ci rende sempre più capaci di amare noi stessi, perché ci insegna a guardarci con i Suoi stessi occhi di misericordia e, allo stesso tempo, ci apre alla comunione con gli altri attraverso l’accoglienza e il perdono. Lei ha sperimentato quanto sia vera e concreta la gioia della relazione con Dio, ed è per questo che confida all’amica e sorella Agnese di Boemia che: ‘L’amore di Lui rende felici’ (4^ lettera 10) ed alcuni anni prima le aveva consigliato: ‘Ama con tutta te stessa Colui che tutto si è donato per amore tuo’ (3^ Lett. 15).
Per questo motivo poi Chiara scriverà ad Agnese, che nel deserto del monastero, dove è stata attirata, lei è chiamata a diventare collaboratrice di Dio e sostegno della Chiesa, corpo di Cristo: ‘… ti considero collaboratrice di Dio stesso e colei che rialza le membra cadenti del Suo corpo ineffabile’ (3^ lett. 6). E naturalmente attraverso Agnese, lei lo ricorda a ciascuna di voi.
Carissime Sorelle, non sto certamente dicendo nulla di nuovo a nessuna di voi, semmai condivido la consapevole memoria che ci abita: continuare a vivere la bellezza della risposta alla Sua chiamata come un tesoro in vasi di creta, nel costante desiderio di vivere l’appassionante relazione che c’è tra il tralcio e la vite, relazione che genera vita piena, appassionata ed appassionante, volendo essere sempre e costantemente in Lui, perché, senza di Lui, non sarebbe possibile. E lo sappiamo bene, per esperienza personale.

Ha concluso infine don Spina: “Francesco sul monte della Verna – ci viene detto nei Fioretti – chiede nella preghiera: ‘Chi se’ tu, o dolcissimo Iddio mio? Che sono io, vilissimo vermine e disutile servo tuo?’ (FF 1915). Francesco non solo chiede a Dio chi è Lui, ma anche di potersi conoscere davanti a Lui per dare corpo e concretezza al bisogno di questa relazione vite-tralcio, perché sa di essere debole e fragile. Mi ha sempre colpito e fatto bene riprendere questa preghiera di Francesco, perché so che da qui Francesco ha potuto riprendere il cammino nei momenti di difficoltà e Chiara è stata colei che lo aiutato in questo percorso mettendosi accanto a Lui, proprio come credo, attraverso voi, continui a fare con ciascuno di noi, oggi. Carissime Sorelle, siamo qui ovviamente volendo ringraziare il Signore per il dono della testimonianza evangelica nella Chiesa di Santa Chiara che ci è necessaria e che ci arriva attraverso voi, perché lo confessiamo: il canto della vostra vita di Sorelle Povere ci affascina, mettendoci nel cuore la nostalgia di Dio e del Bene. Sempre Chiara quando scrive ad Agnese dice: ‘Sono ripiena di grande gioia e respiro di esultanza nel Signore, quando posso constatare che tu (cammini) nella sequela di Gesù Cristo povero e umile. Davvero posso gioire e nessuno potrebbe strapparmi da così grande gioia…’ (3^ lett. 4-5), medesimo sentimento che abita in ciascuno di noi questa sera, guardandovi ciascuna con la vostra personale storia. Davvero, possiamo gioire per ciascuna di voi, per te, Suor Graziana, Suor Riccarda, Suor Patrizia, Suor Massimiliana, Suor Sara, Suor Lucia: la gioia di avervi incontrato e di sapervi presente nel nostro cammino personale ed ecclesiale, niente e nessuno potrà mai strapparcela! Carissime Sorelle, concludo con le parole che Santa Chiara, vostra sorella e Madre, ripete a ciascuna di voi qui e ora: ‘Gioisci anche tu nel Signore sempre, carissima, e non ti avvolga ombra di amarezza, o signora in Cristo amatissima!’ (3^ lett. 10). Il Signore sia sempre con voi, ed Egli faccia che voi siate sempre con Lui.”

Al termine della celebrazione l’abadessa delle clarisse, Suor Graziana, ha proferito parole di ringraziamento verso tutte le persone intervenute: “Vogliamo ringraziare tutti i presenti: i confratelli e le consorelle, il vicario generale don Patrizio, tutti i sacerdoti e i diaconi che sono qui stasera e i anche rappresentanti dell’amministrazione comunale, Andrea e Silvia. Grazie per aver pregato con noi e aver ricordato la figura di Santa Chiara: siamo consapevoli della fiducia che riponete nelle nostre preghiere per voi! Questo per noi è un richiamo, un monito ad essere fedeli alla chiamata che il Signore ha voluto per noi. In particolare vogliamo ringraziare il coro parrocchiale e anche il nostro parroco don Gianni (Capriotti) che, per un lungo periodo, ci ha accolto nei locali parrocchiali, durante i lavori in cappellina. Abbiamo, infatti, proceduto a modificare la cappella, affinché possa essere un luogo ancora più bello di preghiera, di raccoglimento e di condivisione della lode del Signore. Speriamo di poter completare al più presto anche un altro luogo importante, per noi come per voi, un luogo di condivisione della Parola, della meditazione, della catechesi. Speriamo che, per la fine dell’autunno, sia pronto ad accogliere chiunque di voi abbia voglia di partecipare con noi alla scoperta di ciò che il Signore ci vuole insegnare, ovvero come discernere le sue vie.”

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