X

FOTO Sant’Antonio Abate, Don Alfredo Rosati: “Forse questa pandemia rischia di farci dimenticare le cose belle della vita”

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ieri, Domenica 23 Gennaio, la comunità parrocchiale della Santissima Annunziata in Porto d’Ascoli di San Benedetto del Tronto, guidata da don Alfredo Rosati, ha onorato, come tante parrocchie della diocesi, la festività di Sant’Antonio Abate con alcune iniziative che hanno coinvolto la comunità in diversi momenti della giornata.

La festa è iniziata con la Messa delle ore 11:30 durante la quale – così come in tutte le altre Messe della giornata – sono state distribuite le “pagnottelle di Sant’Antonio“: nel pieno rispetto delle normative anti-Covid, le pagnottelle sono state inserite in buste chiuse e ben sigillate e poi raccolte all’interno di cesti da cui i fedeli hanno potuto prelevarle uno alla volta e distanziati.

Queste le parole di don Alfredo durante l’omelia: “Oggi è la Domenica della Parola. Cos’è la Parola? La Parola è Gesù e cammina con il popolo. La prima Lettura ci ricorda il popolo che aveva camminato con la Parola, forse aveva anche corso, ma poi l’aveva persa, dimenticata. Un giorno, però, quella Parola, già ascoltata e messa nel cuore, è tornata. Capita anche a noi, a volte, di dimenticare quella Parola che magari ci aveva entusiasmato, perdonato, rialzato, cambiato la vita. Come siamo facili a dimenticare quelle parole belle! Non quelle parole vuote di significato e prive di valore, bensì quelle belle che non sono solo parole, ma che sono anche un incontro, un evento, una persona. Forse questa pandemia rischia di farci dimenticare le cose belle della vita. Durante il primo lockdown, molti dicevano: ‘Ci hanno tolto la Messa’. Ora, invece, abbiamo riaperto le chiese, ma alcuni non partecipano, quindi forse questo desiderio di venire a Messa non c’è. Per fortuna, abbiamo un Dio che non si stanca mai di noi, non si stanca di parlarci, ma non con le parole, bensì con l’esempio, con la vita. Le letture di oggi ci raccontano che la Parola di Dio riesce addirittura a commuovere le persone, però sempre nella gioia!
Abbiamo, infatti, scambiato la fede per un insieme di leggi, regole, morale. In queste Parola di oggi c’è tutto tranne che formalismo e rigorismo. Certamente il nostro comportamento è importante, ma, senza il dono della Parola, senza la Grazia di Dio, l’etica diventa personale, diversa per ciascuno di noi. Prima della legge, c’è l’amore. Dio non ricorda a questo popolo i comandamenti, bensì il senso di quelle leggi, il senso di quelle parole. Dio ha fatto capire al suo popolo che i comandamenti sono leggi di vita, leggi di libertà, nel senso che sono liberanti. Noi abbiamo dimenticato questo aspetto qui. Papa Francesco ci ha sorpreso semplicemente perché ci ha ricordato che esiste il Vangelo, la buona notizia, che la Chiesa non è un’organizzazione aziendale, bensì un corpo che si muove e vive. Questo è un bell’esame di coscienza e, allo stesso tempo, un bell’incoraggiamento per chiunque svolga un servizio in parrocchia, perché la Parola ci ricorda che siamo un corpo solo e che, se sta male uno, stanno male tutti, soffrono tutti. È bella e pregevole questa immagine della Chiesa come un corpo. Ci fa fare un esame di coscienza e ci fa chiedere perdono a Gesù, perché ci fa interrogare: ‘Quanti membri abbiamo messo da parte, li abbiamo ritenuti non importanti, non essenziali, non necessari?’ Per questo motivo voglio ringraziare tutti voi perché siamo un popolo, ognuno con un dono diverso, una missione, una vocazione. Che la Madonna ci aiuti a comprenderla e a donarla a tutto il resto del nostro corpo che è la Chiesa.”

Terminata la Messa, tutti i presenti si sono incamminati verso il piazzale retrostante la Chiesa in cui, chiunque lo volesse, poteva prendere un piatto di polenta con salsiccia e uno di fagioli con le cotiche, tipici piatti della tradizione contadina che in passato venivano consumati di frequente durante la fredda stagione invernale. Alcuni volontari della parrocchia hanno fatto trovare tutto già pronto, in modo da far consumare i prelibati piatti all’aperto, ma, a causa della pandemia in corso, quasi tutti hanno preferito portarli e gustarli a casa propria.

Alle ore 15:30 molti fedeli della parrocchia, sia adulti che bambini, si sono ritrovati nuovamente nel cortile della Chiesa insieme ai loro piccoli ed amati animali domestici: cani, gatti, topolini, tartarughe, criceti, cuccioli di ogni genere e razza. Il parroco don Alfredo ha dunque proceduto alla benedizione degli gli animali presenti e tutta la comunità ha pregato il santo con queste parole: “Gloriosissimo Sant’Antonio, esempio luminoso di penitenza e di fortezza cristiana, ardente di zelo per la salvezza delle anime e di carità per il bene del prossimo, Voi, che ottenesse da Dio la speciale virtù di liberare l’aria, la terra, il fuoco e gli animali da ogni morbo e da ogni malefica influenza, fate che con una santa vita imitiamo le vostre eroiche virtù e che anche quaggiù in terra sperimentiamo il vostro valevole patrocinio, ricevendo copiosissime le vostre benedizioni su tutto ciò che serve per la nostra alimentazione e per i nostri lavori, sui corpi e sulle anime nostre .” Al termine della benedizione, il parroco ha invitato i presenti ad assaggiare i dolci che alcuni parrocchiani avevano preparato per l’occasione. Il momento è stato allietato, come da tradizione, anche dal canto di stornelli popolari intonati da un gruppo di fedeli che indossavano i classici mantelli di Sant’Antonio, accompagnati alla chitarra da Marco Laudi e Domenico Di Quirico. “Anche in tempi di pandemia – ha detto don Alfredo – non dobbiamo dimenticare la gioia dello stare insieme. Ovviamente siamo chiamati ad adottare le dovute precauzioni e a rispettare le norme anti-Covid, usando pazienza e prudenza, ma sempre senza trascurare la nostra naturale inclinazione alla socialità, alla comunione con i fratelli, alla felicità.” Un esperimento riuscito, dunque, visto che la comunità ha vissuto un bel momento di convivialità, che ha coinvolto le famiglie nella loro totalità, dai più piccini, agli adulti, fino agli anziani.

 

Carletta Di Blasio: