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Papa Francesco: “costituire un fondo mondiale per eliminare definitivamente la fame”

M.Michela Nicolais

“La cultura della cura, quale impegno comune, solidale e partecipativo per proteggere e promuovere la dignità e il bene di tutti, quale disposizione ad interessarsi, a prestare attenzione, alla compassione, alla riconciliazione e alla guarigione, al rispetto mutuo e all’accoglienza reciproca, costituisce una via privilegiata per la costruzione della pace”. Lo scrive il Papa, nella parte finale del messaggio per la Giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2021 sul tema: “La cultura della cura come percorso di pace”. “In molte parti del mondo – la proposta – occorrono percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite, c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia”. Dopo un 2020 segnato dalla grande crisi sanitaria del Covid-19, “la ‘bussola’ dei principi sociali fondamentali ci possono permettere di navigare con una rotta sicura e comune”, assicura Francesco.

Nel rendere omaggio, all’inizio del messaggio, alle vittime dell’emergenza sanitaria e a tutti coloro – a partire dai medici – che si sono prodigati e continuano ad adoperarsi per scongiurarne gli effetti nefasti,  il Santo Padre rinnova l’appello “ai responsabili politici e al settore privato affinché adottino le misure adeguate a

garantire l’accesso ai vaccini contro il Covid-19

e alle tecnologie essenziali necessarie per assistere i malati e tutti coloro che sono più poveri e più fragili”. No a nazionalismo, razzismo, xenofobia, a “guerre e conflitti che seminano morte e distruzione”, il monito di Francesco, che esorta invece a “prenderci cura gli uni degli altri e del creato, per costruire una società fondata su rapporti di fratellanza”.

“La promozione della dignità di ogni persona umana, la solidarietà con i poveri e gli indifesi, la sollecitudine per il bene comune, la salvaguardia del creato”:

sono questi, i quattro pilastri, tratti dalla dottrina sociale della Chiesa, che sono alla base della “cultura della cura”.  È dalla dignità di ogni persona umana che derivano i diritti umani, come pure i doveri, “che richiamano ad esempio la responsabilità di accogliere e soccorrere i poveri, i malati, gli emarginati, ogni nostro prossimo, vicino o lontano nel tempo e nello spazio”. “Ogni aspetto della vita sociale, politica ed economica trova il suo compimento quando si pone al servizio del bene comune”, prosegue Francesco, secondo il quale “i nostri piani e sforzi devono sempre tenere conto degli effetti sull’intera famiglia umana, ponderando le conseguenze per il momento presente e per le generazioni future”.

Prendere in mano la “bussola” dei principi della dottrina sociale della Chiesa, “per imprimere una rotta comune al processo di globalizzazione, una rotta veramente umana”,

l’invito rivolto ai “responsabili delle Organizzazioni internazionali e dei Governi, del mondo economico e di quello scientifico, della comunicazione sociale e delle istituzioni educative”. Tutto ciò, infatti, per il Papa “consentirebbe di apprezzare il valore e la dignità di ogni persona, di agire insieme e in solidarietà per il bene comune, sollevando quanti soffrono dalla povertà, dalla malattia, dalla schiavitù, dalla discriminazione e dai conflitti”.

“Mediante questa bussola, incoraggio tutti a diventare profeti e testimoni della cultura della cura, per colmare tante disuguaglianze sociali”, l’appello di Francesco: “E ciò sarà possibile soltanto con un forte e diffuso protagonismo delle donne, nella famiglia e in ogni ambito sociale, politico e istituzionale”.

”La bussola dei principi sociali, necessaria a promuovere la cultura della cura, è indicativa anche per le relazioni tra le Nazioni, che dovrebbero essere ispirate alla fratellanza, al rispetto reciproco, alla solidarietà e all’osservanza del diritto internazionale”, l’auspicio del Santo Padre, che raccomanda “la tutela e la promozione dei diritti umani fondamentali, che sono inalienabili, universali e indivisibili”.

“Numerose città sono diventate come epicentri dell’insicurezza”,

la metafora scelta dal Papa per esortare al “rispetto del diritto umanitario, soprattutto in questa fase in cui conflitti e guerre si susseguono senza interruzione”, generando “distruzione e crisi umanitaria”. “Quanta dispersione di risorse vi è per le armi, in particolare per quelle nucleari, risorse che potrebbero essere utilizzate per priorità più significative per garantire la sicurezza delle persone, quali la promozione della pace e dello sviluppo umano integrale, la lotta alla povertà, la garanzia dei bisogni sanitari”, fa notare Francesco: di qui il rinnovo della proposta di

“costituire con i soldi che s’impiegano nelle armi e in altre spese militari un Fondo mondiale per poter eliminare definitivamente la fame e contribuire allo sviluppo dei Paesi più poveri”.

“L’educazione alla cura nasce nella famiglia” e “costituisce uno dei pilastri di società più giuste e solidali”, conclude Francesco, secondo il quale “le religioni in generale, e i leader religiosi in particolare, possono svolgere un ruolo insostituibile nel trasmettere ai fedeli e alla società i valori della solidarietà, del rispetto delle differenze, dell’accoglienza e della cura dei fratelli più fragili”.

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