“Cristo Risorto lo ha reso cristiano e gli ha affidato la missione tra le genti, perché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ottengano il perdono dei peccati e l’eredità, in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in Cristo”, ha ricordato il Papa. “Paolo ha obbedito a questo incarico e non ha fatto altro che mostrare come i profeti e Mosè hanno preannunciato ciò che egli ora annuncia”, ha commentato Francesco: che “il Cristo avrebbe dovuto soffrire e che, primo tra i risorti da morte, avrebbe annunciato la luce al popolo e alle genti”. “La testimonianza appassionata di Paolo tocca il cuore del re Agrippa, a cui manca solo il passo decisivo: ‘Ancora un poco e mi convinci a farmi cristiano!”, ha proseguito il Papa, sottolineando il fatto che Paolo “viene dichiarato innocente, ma non può essere rilasciato perché si è appellato a Cesare. Continua così il viaggio inarrestabile della Parola di Dio verso Roma”. “Paolo incatenato finirà qui a Roma”, ha detto Francesco a braccio: “A partire da questo momento, il ritratto di Paolo è quello del prigioniero le cui catene sono il segno della sua fedeltà al Vangelo e della testimonianza resa al Risorto”. “Le catene sono certo una prova umiliante per l’apostolo, che appare agli occhi del mondo come un malfattore”, ha fatto notare il Papa: “Ma il suo amore per Cristo è così forte che anche queste catene sono lette con gli occhi della fede”. “Paolo ci insegna la perseveranza nella prova e la capacità di leggere tutto con gli occhi della fede”, ha concluso il Santo Padre: “Chiediamo oggi al Signore, per intercessione dell’apostolo, di ravvivare la nostra fede e di aiutarci ad essere fedeli fino in fondo alla nostra vocazione di cristiani, di discepoli del Signore”.