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Sacerdoti: mons. Sanna ricorda nove “santi senza altare” della Sardegna per “proporre concreti itinerari di santità possibile”

“Richiamare l’attenzione sulla necessità di proporre a tutti i fedeli concreti itinerari di santità possibile”. Con questa finalità l’arcivescovo di Oristano, monsignor Ignazio Sanna, ricorda sull’ultimo numero de “L’Ortobene”, il settimanale della diocesi di Nuoro, nove presbiteri sardi che, già “in occasione dell’anno del sacerdote, ho chiamato santi senza altare, per indicare che essi non sono proclamati santi dalla Chiesa ufficiale ma sono considerati tali dalla devozione popolare”. “I martiri senza altare della Sardegna – prosegue – sono il gesuita padre Giovanni Antonio Solinas di Oliena, ucciso nel 1683 in Argentina; il cappuccino fra Tommaso da Calangianus, martirizzato a Damasco nel 1840; il francescano monsignor Giovanni Sotgiu di Norbello, ucciso dai briganti in Cina nel 1930; l’oblato di Maria vergine padre Raffaele Melis di Genoni, morto a Roma durante un bombardamento, nell’agosto del 1943, mentre soccorreva i feriti”. Sanna ricorda poi che “negli ultimi decenni del Novecento, si sono aggiunti almeno altri tre sacerdoti, appartenenti a tre istituti missionari: il comboniano Silvio Serri di Ussana, morto in Uganda nel 1979, il saveriano Salvatore Deiana di Ardauli, morto in Brasile nel 1987, il missionario del Pime Salvatore Carzedda di Bitti, morto nelle Filippine nel 1992”. “Due altre figure sacerdotali – aggiunge l’arcivescovo – sono di particolare importanza per le popolazioni della Sardegna, anche se non nate in territorio sardo: padre Felice Prinetti, (1842-1916), fondatore della prima e più importante Congregazione Religiosa Femminile della Sardegna, le Figlie di San Giuseppe di Genoni; padre Giovanni Battista Manzella, (1885-1937), missionario vincenziano ed evangelizzatore instancabile della nostra gente”.

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