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Papa a Fatima: “viaggio di preghiera”, incontro con il Volto di Gesù e di Maria

di Cristiana Dobner

ROMA – Ogni viaggio di Francesco possiede un colore particolare: Fatima è “viaggio di preghiera”, incontro con il Volto di Gesù e di Sua Madre, Maria.
Troppo spesso si è tacciata la devozione mariana di sdolcinatezza e anche di devianza teologica.
Francesco nei suoi interrogativi non elude o rimuove:

“Quale Maria? Una Maestra di vita spirituale, la prima che ha seguito Cristo lungo la ‘via stretta’ della croce donandoci l’esempio, o invece una Signora ‘irraggiungibile’ e quindi inimitabile?
La ‘Benedetta per avere creduto’ sempre e in ogni circostanza alle parole divine (cfr Lc 1,42.45), o invece una ‘Santina’ alla quale si ricorre per ricevere dei favori a basso costo?
La Vergine Maria del Vangelo, venerata dalla Chiesa orante, o invece una Maria abbozzata da sensibilità soggettive che La vedono tener fermo il braccio giustiziere di Dio pronto a punire: una Maria migliore del Cristo, visto come Giudice spietato; più misericordiosa dell’Agnello immolato per noi?”

Il sentiero è spazzato, la via indicata. Può essere che i pastorelli possedessero un’estetica limitata quando affermavano di aver visto una “Signora tanto bella”. La Bellezza di Maria però non segue la moda o le pazzie muliebri (anche mascule) per conservare una (pseudo) giovinezza, bensì si radica in un altro piano, reale e sempre consistente, quello della benedizione che “si è adempiuta pienamente nella Vergine Maria, poiché nessun’altra creatura ha visto risplendere su di sé il volto di Dio come Lei, che ha dato un volto umano al Figlio dell’eterno Padre”.

Possiamo quindi guardare a lei “Madre dolce e premurosa di tutti i bisognosi”, perché ci apra al dono e “scenda la benedizione di Dio incarnata in Gesù Cristo: ‘Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace’ (Nm 6,24-26)”.
L’attesa è gravida di speranza che non ci incapsula in una protezione antiproiettile ma ci lancia nella storia quotidiana certi della nostra missione:

“Egli – ricorda Francesco – ci ha creati come una speranza per gli altri, una speranza reale e realizzabile secondo lo stato di vita di ciascuno. Nel ‘chiedere’ ed ‘esigere’ da ciascuno di noi l’adempimento dei doveri del proprio stato (Lettera di Suor Lucia, 28 febbraio 1943), il cielo mette in moto qui una vera e propria mobilitazione generale contro questa indifferenza che ci raggela il cuore e aggrava la nostra miopia. Non vogliamo essere una speranza abortita! La vita può sopravvivere solo grazie alla generosità di un’altra vita”.

Chi sono gli altri? Francesco ce li pone dinnanzi:

  • i diseredati e infelici ai quali è stato rubato il presente;
  • ciascuno degli esclusi e abbandonati ai quali viene negato il futuro;
  • ciascuno degli orfani e vittime di ingiustizia ai quali non è permesso avere un passato.

I tre piccoli, nella loro semplicità e immediatezza, la loro risposta l’hanno consegnata: “Volete offrirvi a Dio?”. “Sì, lo vogliamo!”, risposero. E rimasero fedeli malgrado ogni opposizione.
Avevano sperimentato l’immersione nella “Luce di Dio che irradiava dalla Madonna. Ella li avvolgeva nel manto di Luce che Dio Le aveva dato”.
Non furono risparmiate loro sofferenze, difficoltà, dolori, per questo possono accogliere tutti “i malati, le persone con disabilità, i detenuti e i disoccupati, i poveri e gli abbandonati” e rivolgerli verso di Lei.
Chiunque sia malato, viva un periodo arduo e si consideri immerso nelle tenebre a Fatima può sperimentare “il manto di Luce che ci copre, qui come in qualsiasi altro luogo della Terra quando ci rifugiamo sotto la protezione della Vergine Madre per chiederLe, come insegna la Salve Regina, “mostraci Gesù”.
Non è una perorazione ingenua, una serqua di parole consolatorie astratte, Francesco sostiene che “preghiamo Dio con la speranza che ci ascoltino gli uomini; e rivolgiamoci agli uomini con la certezza che ci soccorre Dio”.
Non siamo quindi una massa di esaltati ed ingenui che spostano i loro affanni attendendo una qualche ricompensa, magari maggiorata, in un al di là, peraltro fumoso se pensato e creduto con queste categorie.
I nostri piedi sono saldi nella storia, nella quotidiana battaglia ma godiamo di una certezza, come ci ricorda il Papa:

“Sotto la protezione di Maria, siamo nel mondo sentinelle del mattino che sanno contemplare il vero volto di Gesù Salvatore, quello che brilla a Pasqua, e riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è missionaria, accogliente, libera, fedele, povera di mezzi e ricca di amore”.

Sara De Simplicio: