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Amoris laetitia, un anno dopo. L’accoglienza della Chiesa italiana e delle diocesi

Di Riccardo Benotti

È un’accoglienza straordinaria quella riservata all’Amoris laetitia dalle diocesi italiane. A distanza di un anno dalla pubblicazione della seconda esortazione apostolica di Papa Francesco, la vivacità delle Chiese locali ha già portato i primi frutti. Convegni, seminari, percorsi per fidanzati o per coppie in crisi. Ma, soprattutto, un cambio di stile per sintonizzare la pastorale familiare al modello di Bergoglio. Negli otto mesi successivi alla diffusione del testo, che reca la data del 19 marzo 2016 ma è stato reso pubblico l’8 aprile, la Conferenza episcopale italiana ha incoraggiato la conoscenza di Amoris laetitia sul territorio: “L’Esortazione, al di là del tema specifico che affronta, è portatrice di indicazioni che riguardano la realtà familiare – ha spiegato monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei – ma riguardano soprattutto la Chiesa intera, chiamata ad avere (recuperare) uno sguardo evangelico e realistico su una esperienza umana, tanto straordinaria quanto fragile. Tanto straordinaria da coinvolgere tutti, direttamente o indirettamente. Tanto fragile da proporci continuamente esperienze familiari faticose, a volte addirittura drammatiche”.

Da Bolzano a Ragusa, la rassegna non può che essere parziale eppure indicativa della volontà di spendersi per seguire l’esempio del Papa. Oltre 70 gli incontri ai quali ha partecipato il direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, don Paolo Gentili: “Un vero fiume di grazia dove emerge un nuovo volto di comunità cristiana: una Chiesa che si è messa alla scuola della famiglia”.

Ad Arezzo-Cortona-Sansepolcro si è deciso di proporre percorsi di preparazione al matrimonio che rispondessero alle esigenze concrete. Se, infatti, i giovani fidanzati restano ancora al centro dell’interesse per la diocesi, non si può fare a meno di avviare un cammino mirato ai conviventi – con o senza figli – che rappresentano ormai l’80 per cento delle coppie che hanno partecipato ai percorsi nel 2016.

D’altronde è stato lo stesso Francesco a invitare poco tempo fa i sacerdoti a farsi “prossimi, con lo stile proprio del Vangelo, nell’incontro e nell’accoglienza di quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi”. A Catania, invece, la riflessione su Amoris laetitia ha dato avvio alla Scuola alla genitorialità nella fede e nell’amore che offre un’opportunità di approfondimento sul tema dell’educazione dei figli. All’iniziativa diocesana partecipano 180 giovani genitori con circa 90 figli. Una nuova edizione del sussidio “Il colloquio dell’operatore pastorale con i divorziati” è allo studio a Bolzano-Bressanone, per aggiornare il documento del 1998. Sulla scorta di quanto emerso dai momenti di confronto, inoltre, è prevista anche la creazione di un nuovo ufficio per il matrimonio e la famiglia che abbia un peso maggiore nella pastorale diocesana.

Il Giubileo per le famiglie ferite è stato istituito ad Alessandria per stare vicino alle situazioni più difficili dovute a separazioni, divorzi e nuove unioni. A Caltagirone, in un clima di sostegno tra parrocchie, ha preso piede una scommessa sul versante dell’accoglienza: le famiglie, infatti, hanno aperto le porte della propria casa (e dei propri risparmi) ad altre famiglie provenienti da diverse zone della Sicilia.

L’esperienza ha favorito la nascita di punti-famiglia nelle parrocchie composti dal parroco e da coppie sensibili e formate che possano affiancare le famiglie ferite che vogliono inserirsi nella dinamica ecclesiale.

Ai separati e divorziati è indirizzato anche il percorso “Samaria” di Mantova, che accompagna la loro condizione di figli “feriti” ma non per questo “esclusi” dalla Chiesa. E se a Ragusa è allo studio un itinerario diocesano di preparazione al matrimonio in chiave catecumenale, a Teano-Calvi un’attenzione particolare è stata rivolta agli operatori scolastici affinché siano i primi a incarnare lo spirito pastorale bergogliano nel rapporto con le famiglie.

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