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Terremoto: la situazione grave del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, la parola al presidente Olivieri

PROVINCIA – Tempi difficili, questi, per le regioni del centro Italia. Terremoto e maltempo non hanno, infatti, risparmiato le “nostre” Marche e l’importante area protetta che ospita, il grande Parco dei Monti Sibillini, che si estende tra questa e l’Umbria, ricadendo su quattro province: Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Perugia.

Abbiamo chiesto al presidente del Parco, il prof. Oliviero Olivieri, di raccontarci “il prima e il dopo” rispetto ai recenti eventi sismici e atmosferici.

Presidente Olivieri, qual è lo stato attuale del Parco?
“Se parliamo delle ultime scosse di terremoto dobbiamo dire che non hanno alterato una situazione che, però, dai mesi scorsi si presentava già grave. Cioè, tra il 24 e il 30 di ottobre si sono concentrati forti danni che hanno coinvolto tutti e 18 i comuni del Parco, dei quali alcuni totalmente inseriti in zone rosse, come il “cuore” del Parco (Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera), oggi totalmente isolato.

Quando venne la prima scossa, ci trovavamo in un periodo molto positivo perché vi erano stati degli ottimi flussi turistici che avevano anche registrato un notevole aumento del numero degli stranieri, negli ultimi anni arrivato anche al 17,50%. Le strutture ricettive, in particolare bed and breakfast e agriturismi, erano aumentate in maniera vertiginosa: gli alberghi avevano quasi varcato la soglia dei 50, i B&b 110 e gli agriturismi 67.

Inoltre, avevamo recentemente preso dei premi per la strategia del turismo sostenibile come ad esempio quelli relativi al camoscio appenninico, riconosciuto a livello europeo come uno tra i venti migliori progetti di conservazione in Europa.

Poi, con le ultime scosse di ottobre, purtroppo, il Parco è stato travolto da eventi che sono da considerarsi i più gravi in assoluto da quando esso è stato istituito, ovvero dal 1993.

Che cosa ha devastato il terremoto?
Un po’ tutto: i rifugi del Grande Anello dei Monti Sibillini, i sentieri, le aree faunistiche, i centri-visita, i musei e la stessa sede del Parco.

Da una ricognizione del 22 novembre scorso, effettuata dall’alto grazie all’elicottero e alla collaborazione del Corpo Forestale dello Stato, è stato visto che oltre ai danni agli edifici, c’è stata una modifica del sistema idrogeologico, con diversi dissesti.

Com’è la situazione degli allevatori e degli agricoltori oggi?
Con gli ultimi episodi, ovvero terremoto abbinato a neve, è peggiorata la situazione degli allevatori-agricoltori perché gli animali, che già si trovavano dopo le prime scosse senza stalla, si sono poi invece trovati non solo all’aperto ma anche in mezzo alla neve. Il Parco allora si è mobilitato e ha messo a disposizione un IBAN dove ha raccolto dei fondi e nell’ambito di questa ha fatto un bando per le reti elettrificate con fondi di un’azienda privata romagnola, la Martini Spa. Abbiamo dato, inoltre, la possibilità agli allevatori di mettere delle recinzioni elettrificate per contenere i danni e, nel caso ci siano domande fuori dal contributo, mi impegnerò comunque per finanziarle tutte.

E per quanto riguarda l’allerta cinghiale?
Noi abbiamo dei “selettori” che sparano al cinghiale per abbassare il numero, cioè persone addestrate per scoraggiare la proliferazione e fare una sorta di “selezione” che, però, causa neve non sono potute uscire e permettendo così agli animali di avvicinarsi e fare danni ai centri abitati.

Alla luce di questi fatti, quali sono le prime mosse da compiere? Quali le prime iniziative?
Innanzitutto dobbiamo ripartire dal turismo e quindi, insieme ai Sindaci, alle associazioni di categoria, agli operatori e imprenditori turistici, dobbiamo creare una strategia “comunitaria”, per ripristinare quei sentieri che sono percorribili o subito o con piccoli aggiustamenti.

Dobbiamo, inoltre, effettuare una verifica sui sentieri che, però, sarà possibile iniziare non appena verrà trovato un contributo in merito; successivamente, sarà la volta della messa in sicurezza e poi del ripristino dei musei e dei centri-visita costruendo magari delle strutture provvisorie di accoglienza e di informazione. Infine, l’intenzione è di creare una serie di attività come quella che avevamo già iniziato, come ad esempio la “Passeggiate e pedalate del gusto”, una serie cioè di appuntamenti gratuiti nelle aree fruibili, così come i convegni itineranti (vedi quello sulla “transumanza”). Infine, l’idea è di fare un calendario di eventi unico, insieme ai Comuni, Pro Loco e associazioni, e quindi creare una sorta di archetipo di collaborazione tra istituzioni private e pubbliche.

Sara De Simplicio: