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Papa: “Il male non trionferà per sempre, c’è una fine al dolore”

Zenit di Salvatore Cernuzio

Quando tutto sembra finito, quando, di fronte a tante realtà negative, la fede si fa faticosa e viene la tentazione di dire che niente più ha senso”, ecco che giunge una bella notizia: “Dio sta venendo a realizzare qualcosa di nuovo, a instaurare un regno di pace, a portare libertà e consolazione”. A “distruggere ogni muro”. E “il male non trionferà per sempre, c’è una fine al dolore. La disperazione è vinta. Perché Dio è tra noi”. Dio sta in mezzo a questa umanità che “ha fame e sete di giustizia, di verità di pace”.

Sono carezze le parole di Papa Francesco nella catechesi dell’Udienza generale di ieri – la seconda del ciclo dedicato alla speranza cristiana – che sembrano voler alleviare la sofferenza per le drammatiche notizie provenienti in queste ore da zone del mondo dove si combatte la “terza guerra mondiale a pezzi”. Aleppo in primis.

In vista di questo Natale ormai prossimo, Francesco invita “ad aprirci alla speranza accogliendo la Buona Notizia della venuta della salvezza”. Lo fa con le parole del profeta Isaia nel capitolo 52 che invita Gerusalemme a svegliarsi e indossare le vesti più belle, “perché il Signore è venuto a liberare il suo popolo”. 

“Il Signore si fa vicino, e il ‘piccolo resto’, cioè il piccolo popolo che è rimasto dopo l’esilio, che ha resistito nella fede, che ha attraversato la crisi e ha continuato a credere e a sperare anche in mezzo al buio, quel ‘piccolo resto’ potrà vedere le meraviglie di Dio”, dice il Papa. E rammenta il canto di esultanza a questo annuncio: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza…» (Is 52,7.9-10).

Anche oggi questo messaggero “corre, portando il lieto annuncio di liberazione, di salvezza, e proclamando che Dio regna”, evidenzia Francesco. “Dio – aggiunge – non ha abbandonato il suo popolo e non si è lasciato sconfiggere dal male, perché Egli è fedele, e la sua grazia è più grande del peccato”. Ma questo “dobbiamo impararlo, eh!”, dice Bergoglio a braccio, “perché noi siamo testardi e non impariamo questo”.

Ai fedeli in Aula Paolo VI, il Santo Padre quindi domanda: “Chi è il più grande, Dio o il peccato?”. E al coro di “Dio”, ripete: “Non siete convinti, eh… Chi è il più grande, Dio o il peccato? Chi vince alla fine? Dio è capace di vincere il peccato più grosso, anche quello più vergognoso?”. “Siii”.

Ancora una domanda: “questa non è facile – prosegue Francesco – vediamo se c’è una teologa tra di voi. Con che arma vince il peccato?”. “L’amore”, è la risposta. “Ah, bravi, tanti teologi”, scherza il Santo Padre.

E riprende la sua catechesi ribadendo che “Dio regna”; la sua potenza è quella di un Signore che “si china, si abbassa, sull’umanità per offrire misericordia e liberare l’uomo da ciò che sfigura in lui l’immagine bella di Dio. Perché quando siamo nel peccato l’immagine di Dio è sfigurata”, dice il Papa a braccio.

Il compimento di tanto amore sarà proprio il Regno instaurato da Gesù, “quel Regno di perdono e di pace che noi celebriamo con il Natale e che si realizza definitivamente nella Pasqua”. Dunque quella gioia interiore così bella perché frutto di una certezza: “Il Signore ha cancellato i miei peccati, ha avuto pietà di me, è venuto a salvarmi. Questa è la gioia del Natale”, afferma Papa Francesco, “questi sono i motivi della nostra speranza”. 

E noi, come Gerusalemme, “siamo sollecitati a svegliarci un po’, secondo l’invito che le rivolge il profeta; siamo chiamati a diventare uomini e donne di speranza, collaborando alla venuta di questo Regno fatto di luce e destinato a tutti”. “Quanto è brutto – osserva il Papa ancora a braccio – quando troviamo un cristiano che ha perso la speranza: ‘Io non spero nulla, è tutto finito per me’. Un cristiano che non è capace di guardare un orizzonte di speranza ma solo un muro. Ma Dio distrugge questo muro e ci viene a donare la speranza”.

Pertanto, “il messaggio della Buona Notizia che ci è affidato è urgente”, rimarca Francesco: “Dobbiamo anche noi correre come il messaggero sui monti, perché il mondo non può aspettare, l’umanità ha fame e sete di giustizia, di verità, di pace”. E vedendo il piccolo Bambino di Betlemme, “i piccoli del mondo sapranno che la promessa si è compiuta, il messaggio si è realizzato”.

In quel bimbo “appena nato, bisognoso di tutto, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia”, è racchiusa infatti “tutta la potenza del Dio che salva”. Allora “bisogna aprire il cuore: il Natale è un giorno per aprire”, incoraggia il Santo Padre, “bisogna aprire il cuore a tanta piccolezza e a tanta meraviglia che è lì. È la meraviglia di Natale, a cui ci stiamo preparando, con speranza, in questo tempo di Avvento. È la sorpresa di un Dio bambino, di un Dio povero, di un Dio debole, di un Dio che abbandona la sua grandezza per farsi vicino a ognuno di noi”.

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