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“Non siamo soli nelle tempeste”. Bagnasco chiude il Congresso Eucaristico Nazionale

Zenit

Si concludono oggi le celebrazioni per il XXVI Congresso eucaristico nazionale che si è svolto a Genova e che ha visto la partecipazione di circa 32mila persone. Un evento storico per la città liguere, che non ospitava il Congresso Eucaristico da ben 93 anni.

La giornata conclusiva si è aperta intorno alle 9 con la processione delle Confraternite liguri che, accompagnata dalle Bande Musicali, si è snodata dalla Chiesa di Santa Maria dei Servi alla Foce e fino a piazzale Kennedy. Lì, alle 10.30, si è tenuta la Messa presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo della città ligure e presidente della CEI, inviato speciale del Papa per il Congresso Eucaristico. Erano presenti cardinali e vescovi, sacerdoti e delegati, famiglie, semplici fedeli e pellegrini.

La celebrazione è stata il culmine di una serie di eventi iniziati giovedì scorso con la Messa di apertura e proseguiti con la spettacolare adorazione al Porto Antico e la serata dedicata ai giovani in piazza Matteotti. Nell’ambito del Congresso si è svolto pure IX Pellegrinaggio nazionale delle famiglie sul tema “Famiglia ed Eucaristia, sacramenti d’amore per il mondo”, promosso dal Rinnovamento nello Spirito Santo.

A tutti i partecipanti si è rivolto il cardinale Bagnasco durante la sua omelia, che – all’indomani del caso del minore in Belgio al quale, per la prima volta al mondo, è stata praticata l’eutanasia – ha lanciato un appello ad accogliere la vita in tutte le sue fasi. “A voi famiglie – ha detto – che siete Chiesa domestica e scuola accogliente di vita in tutte le sue fasi, giunga la nostra voce di ammirata riconoscenza. Lasciatevi incontrare dal Signore e custodite la Sua amicizia: una famiglia che prega non potrà mai essere semplicemente disperata né cadere totalmente in preda alla discordia”.

Genova è lieta e onorata di ospitare il Congresso” ha poi affermato il cardinale, ringraziando tutti coloro che si sono adoperati per l’organizzazione dell’evento. Una espressione di gratitudine anche per consacrati e claustrali, “sentinelle vigilanti nel crepuscolo”, e per i sacerdoti e diaconi “in mezzo al nostro popolo ogni giorno”. Un pensiero anche ai “diseredati della vita”: “Da qualunque parte veniate, rinnoviamo la nostra prossimità: il Dio dell’amore ci spinga a camminare insieme, nella promozione della stessa dignità e nella responsabilità di un comune destino”.

Salutando tutti i governanti del paese, verso cui la comunità ecclesiale tutta si sente “sinceramente vicina”, il presidente della CEI non ha mancato di rivolgere uno speciale saluto e incoraggiamento ai giovani, ai quali ha detto: “Non scoraggiatevi mai, l’umanità ha bisogno di voi, di giovani svegli, desiderosi di rispondere al sogno di Dio e a tutte le aspirazioni del cuore”. 

La riflessione dell’arcivescovo di Genova si è poi concentrata sul tema dell’Eucaristia che – ha detto  “è un dono, capace di saziare la fame dell’anima”. “La forza del pane eucaristico – ha proseguito – ci congeda con un preciso mandato missionario: l’Eucaristia è la sorgente della missione”. Essa è anche “un dono totale di sé, là dove le parole non bastano più, ma si fanno carne e sangue, pane che nutre di grazia”, ha rimarcato il porporato.

Che ha ricordato l’importanza dell’Adorazione, come un “distillare l’eterno nel quotidiano”, “riconoscere con gioia – fino alle lacrime – il primato di Dio e, quindi, la verità di ciò che siamo, piccole creature, ma creature amate”. “Adorare – ha evidenziato il cardinale  – è recuperare la misura delle cose, quell’essenziale che conta davvero nel cammino della vita. È lasciarci guardare da Lui, che conforta e incoraggia, illumina e sostiene e che resta con noi sempre e che ci è così prossimo da farsi trovare a portata di cuore”.  “L’Adorazione eucaristica ci consegna a uno ‘stare’ alla presenza di Colui che ci vuol bene e ci conosce per nome. E questo basta a sentire che non siamo soli nelle tempeste, che siamo importanti per qualcuno, che siamo avvolti da un abbraccio d’amore”.

Dunque, “mangiare questo Pane – ha rimarcato il presidente dei vescovi italiani – significa aprirsi a Colui che è così grande da farsi tanto piccolo”. Soprattutto ci colloca come un “noi” nella Chiesa, una comunità di fratelli che “invocano il pane dell’anima per saper spezzare il pane materiale della giustizia e della pace”. È questa la dimostrazione che “abbiamo incontrato il Signore e non noi stessi, che abbiamo adorato Dio e non il nostro io”, ha affermato il cardinale, “e le opere di Misericordia, tanto raccomandate dal Papa in questo Anno Santo, sono infatti opere eucaristiche”.

A tal proposito, Bagnasco ha ricordato il gesto di solidarietà verso i terremotati del Centro Italia, la colletta che si tiene oggi in tutte le parrocchie a favore delle popolazioni colpite dal sisma, che i presuli italiani hanno voluto far coincidere proprio con la giornata conclusiva del Congresso.

[A cura di Salvatore Cernuzio]

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