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Papa Francesco: a Confindustria, servono “nuove strategie, nuovi stili, nuovi atteggiamenti”, no a “profitto a tutti i costi”

“Come sarebbe diversa la nostra vita se imparassimo davvero, giorno per giorno, a lavorare, a pensare, a costruire insieme!”. Ad esclamarlo è stato il Papa, ricevendo in udienza gli imprenditori riuniti in Confindustria, che hanno gremito l’Aula Paolo VI. Riferendosi allo slogan scelto da Confindustria, “fare insieme”, Francesco ha fatto notare che tale espressione “ispira a collaborare, a condividere, a preparare la strada a rapporti regolati da un comune senso di responsabilità: di qui la necessità di “nuove strategie, nuovi stili, nuovi atteggiamenti”. “Contribuire con il vostro lavoro a una società più giusta e più vicina ai bisogni dell’uomo”: questo, ha spiegato il Papa, l’obiettivo dell’incontro che “costituisce una novità nella storia della vostra associazione”. “Volete riflettere insieme sull’etica del fare impresa”, le parole di Francesco. “Insieme – ha aggiunto – avete deciso di rafforzare l’attenzione ai valori, che sono la spina dorsale dei progetti di formazione, di valorizzazione del territorio e di promozione delle relazioni sociali, e che permettono una concreta alternativa al modello consumistico del profitto a tutti i costi”.

“Nel complesso mondo dell’impresa, fare insieme significa investire in progetti che sappiano coinvolgere soggetti spesso dimenticati o trascurati”.
Le prime ad essere citate dal Papa nel primo discorso alla Confindustria in 106 anni di attività sono le famiglie, “focolai di umanità, in cui l’esperienza del lavoro, il sacrificio che lo alimenta e i frutti che ne derivano trovano senso e valore”.  “Insieme con le famiglie – ha proseguito Francesco – non possiamo dimenticare le categorie più deboli e marginalizzate, come gli anziani, che potrebbero ancora esprimere risorse ed energie per una collaborazione attiva, eppure vengono troppo spesso scartati come inutili e improduttivi”. E “che dire poi di tutti quei potenziali lavoratori, specialmente dei giovani, che, prigionieri della precarietà o di lunghi periodi di disoccupazione, non vengono interpellati da una richiesta di lavoro che dia loro, oltre a un onesto salario, anche quella dignità di cui a volte si sentono privati?”, l’appello del Papa.

“Al centro di ogni impresa vi sia  l’uomo: non quello astratto, ideale, teorico, ma quello concreto, con i suoi sogni, le sue necessità, le sue speranze e le sue fatiche. Fare insieme – ha spiegato infatti il Papa –  vuol dire impostare il lavoro non sul genio solitario di un individuo, ma sulla collaborazione di molti. Significa fare rete per valorizzare i doni di tutti, senza però trascurare l’unicità irripetibile di ciascuno”. “Questa attenzione alla persona concreta comporta una serie di scelte importanti”, la consegna di Francesco, che è entrato nel dettaglio dello stile da adottare quando si fa impresa: “Significa dare a ciascuno il suo, strappando madri e padri di famiglia dall’angoscia di non poter dare un futuro e nemmeno un presente ai propri figli; significa saper dirigere, ma anche saper ascoltare, condividendo con umiltà e fiducia progetti e idee; significa fare in modo che il lavoro crei altro lavoro, la responsabilità crei altra responsabilità, la speranza crei altra speranza, soprattutto per le giovani generazioni, che oggi ne hanno più che mai bisogno”. “Dinanzi a tante barriere di ingiustizia, di solitudine, di sfiducia e di sospetto che vengono ancora erette ai nostri giorni – l’invito de Papa –  il mondo del lavoro, di cui voi siete attori di primo piano, è chiamato a fare passi coraggiosi perché trovarsi e fare insieme non sia solo uno slogan, ma un programma per il presente e il futuro”.

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