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I croati vanno alle urne delusi dall’Europa e impauriti dai migranti

Di Michela Mosconi

Non si registra un gran fermento democratico a Zagabria. Il prossimo 8 novembre i cittadini croati si recheranno alle urne per le elezioni politiche: si tratta dell’ottava tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento nella storia della giovane repubblica balcanica, nata nel ’91 dopo lo sgretolarsi della Jugoslavia. È la seconda volta, quest’anno, che i cittadini sono chiamati al voto dopo l’elezione, nel gennaio scorso, della Presidente della Repubblica Kolinda Grabar-Kitarovic, candidata del partito conservatore di centro-destra, l’Unione democratica croata (Hdz), che al ballottaggio ha superato il presidente uscente Ivo Josipovic del Partito socialdemocratico (Sdp). Ma queste elezioni giungono in un momento delicato per il Paese, stretto tra la crisi dei migranti (sono più di 300mila i rifugiati entrati in Croazia dal 16 settembre scorso), la delusione della popolazione che non ha notato benefici diretti in seguito all’ingresso in Europa (1° luglio 2013) e l’assenza di segnali di una vera ripresa economica.

Sondaggi e accuse reciproche.
Il panorama politico nazionale non appare molto diverso da quello degli anni ’90 del dopoguerra. Da una parte il premier uscente Zoran Milanovic cercherà di riconfermarsi a capo del Governo. Il suo partito, Sdp, attualmente guida una coalizione di centro-sinistra, “La Croazia cresce”. Anche il centro-destra si presenta in gruppo, la “Coalizione patriottica”, dove il partito principale, Hdz, è guidato da Tomislav Karamanko. Se i sondaggi danno favorito il partito di centro-destra al momento all’opposizione (dopo un abissale vantaggio il margine è ora molto risicato, con un solo punto percentuale di differenza: 32,9% contro 31,9%), è Milanovic a godere di maggior popolarità tra gli elettori. Per questo l’esito del voto appare incerto e da giocarsi sul filo di lana: oltre alla credibilità del leader, la campagna elettorale si è accesa attorno alla questione migratoria e all’economia, con accuse reciproche tra le parti. Da un lato Milanovic cavalca l’onda dei numeri positivi in campo economico: l’uscita da una fase di recessione durata 6 anni (anche se la situazione generale rimane difficile, con un tasso di disoccupazione ancora intorno al 17%) e una stagione turistica andata a gonfie vele. Dall’altro, l’opposizione lo accusa di aver alimentato una politica di conflitto con i vicini in tema di migranti, con Karamanko che cerca di utilizzare a proprio vantaggio le altalenanti scelte del Governo per gestire la crisi.

Tante parole, poche riforme. Secondo gli analisti politici la campagna elettorale si sta trasformando nella contrapposizione tra i due candidati, senza un reale confronto su programmi e contenuti. “Nessuno dei due partiti ha trovato un argomento principale sul quale sviluppare la campagna elettorale – dichiara Tihomir Cipek, politologo e docente presso la facoltà di Scienze politiche di Zagabria -. In Germania, per esempio, uno degli argomenti principali è stata la questione dei salari minimi. In Svizzera si è dibattuto sulle politiche di asilo e immigrazione. Mentre qui sia Sdp che Hdz sono inclini ad accuse reciproche, vantandosi ciascuno del proprio patriottismo, mentre non affrontano seriamente le questioni relative alle condizioni economiche del Paese e alla crisi dei rifugiati”. Una campagna elettorale dal marchio personale tra Milanovic e Karamanko che non sembrano avere, però, idee chiare sui reali bisogni della Croazia. “Nessuno dei due partiti è pronto per riforme radicali. Stanno offrendo solo cambiamenti di facciata, superficiali, ma nulla di sostanziale. Il nuovo partito Most (indipendente, ndr) si sta dimostrando molto più preparato sui tagli alla spesa ma non offre soluzioni concrete per creare nuovi posti di lavoro o stimolare l’export che è il fattore chiave dello sviluppo economico”.

“La Chiesa richiama i valori”. Il tema dell’Europa rimane dominante. “La disaffezione dei croati verso l’Unione europea è stata affrontata dai principali partiti politici come un problema”, sottolinea Cipek che sostiene anche come “la stessa questione dei rifugiati sia stata affrontata in questa prospettiva. Hdz sta mostrando dubbi sulla politica di Angela Merkel mentre paradossalmente Sdp si muove come se capisse le posizioni della Merkel meglio dei membri del suo partito”. La Chiesa cattolica croata, intanto, osserva con attenzione gli sviluppi della campagna elettorale in vista delle elezioni del prossimo 8 novembre. “Sebbene non abbia precisato nessuna preferenza politica, ha dato alcune indicazioni generali su come approcciarsi al programma dei partiti e al riconoscimento dei valori cristiani”.

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