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I giovani italiani vedono con preoccupazione la situazione del proprio Paese

Rispetto ai coetanei di Germania, Gran Bretagna, Francia e Spagna, i giovani italiani sono quelli che vedono con maggior preoccupazione la situazione del proprio Paese e considerano le opportunità che offre sensibilmente peggiori rispetto al resto del mondo sviluppato. Oltre il 75% ha questa opinione. È quanto emerge dall’approfondimento internazionale sulla condizione delle nuove generazioni realizzato nell’ambito dell’indagine “Rapporto giovani” dell’Istituto Giuseppe Toniolo, svolto a luglio 2015 sui più grandi Paesi europei (Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna) su un campione di 1.000 giovani tra i 18 e i 32 anni rappresentativo all’interno di ciascuna nazione, promossa in collaborazione con l’Università Cattolica. I dati sono stati presentati in occasione della VIII edizione del Festival del diritto che si tiene a Piacenza fino al 28 settembre. Secondo il dossier “negli ultimi trent’anni si sono prodotte due grandi trasformazioni che hanno depotenziato il ruolo delle nuove generazioni italiane e offuscato la visione comune del futuro. La prima è stata la loro contrazione demografica, conseguenza della denatalità. La seconda è stata la contrazione delle opportunità di trovare un lavoro soddisfacente e adeguatamente remunerato”. 

Rispetto al futuro, ovunque la maggioranza degli intervistati (il 71,6%) è poco convinta che ci sarà “un miglioramento”. È interessante confrontare il dato dell’Italia con quello della Spagna (62,9%) e della Germania (68.8%). Italia e Spagna presentano difficoltà attuali simili nel fornire spazi e occasioni di valorizzazione per le nuove generazioni, ma gli spagnoli sono molto meno pessimisti rispetto agli italiani su una possibilità di un miglior futuro nel proprio paese. Rispetto invece alla Germania, qui le attese di miglioramento sono basse, anche se un po’ più alte rispetto all’Italia, ma questo va anche attribuito al fatto che la situazione attuale dei giovani tedeschi è già da essi stessi considerata positiva. L’Italia presenta quindi, nella percezione dei giovani, la combinazione peggiore in Europa tra condizioni attuali e aspettative verso il futuro. Rispetto a questo scenario non incoraggiante i giovani italiani non rimangono però passivi. Sono tre le possibili strategie di reazione da essi adottate. La prima è “un adattamento al ribasso, quantomeno nel breve periodo”. I dati rilevati negli ultimi anni dal “Rapporto giovani” mostrano come sia cresciuta “la propensione ad accettare anche un lavoro sotto inquadrato e sotto remunerato pur di non rimanere inattivi”.

La seconda strategia di reazione è “la crescita della consapevolezza della necessità di rimboccarsi le maniche e diventare intraprendenti. Due giovani su tre affermano che la propria condizione va migliorata mettendoci più impegno e prendendo in mano il proprio futuro”. La terza è “l’opzione estero. Sempre più giovani si preparano a valutare opportunità lavorative oltre confine”. “I giovani italiani – spiega Alessandro Rosina, professore di demografia alla Facoltà di economia dell’Università Cattolica di Milano e tra i curatori del Rapporto Giovani – non sono una generazione ‘senza futuro’, una generazione ‘perduta’. Sembrano piuttosto una ‘generazione smarrita’ nel senso di chi sta cercando la propria strada e fa fatica a trovarla nel nostro Paese. Con il rischio quindi di diventare anche una generazione ‘dispersa’, non solo e non tanto in senso geografico, ma più nell‘accezione di energia non usata in modo efficiente per produrre cambiamento e sviluppo”. “Con il timore alla fine di essere ricordata – conclude Rosina – come una generazione ‘sprecata’, ovvero non riuscita, nonostante le potenzialità, a raggiungere pieni e importanti obiettivi di lavoro e di vita. Ma sempre maggiore è anche la consapevolezza, nei giovani stessi, che è soprattutto con la forza dell‘impegno personale e la disposizione a mettersi continuamente in gioco che si può evitare tale destino e aiutare il paese a tornare a crescere”.

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