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Chiesa e comunicazione, la partita si vince sul fronte del sì e dell’inclusione

Riccardo Benotti
“L’obiettivo non è convertire o convincere con la forza dei nostri argomenti, bensì aiutare a far ‘vedere’ la Chiesa con occhi diversi, tenendo conto che in una società pluralista è importante rispettare l’opinione dell’altro, che oggi chi vuole imporre solitamente perde, e che invece vince chi include, chi si mostra compassionevole”.Martina Pastorelli è fondatrice e presidente di Catholic Voices Italia, progetto che punta a migliorare la comunicazione del messaggio cristiano sulle tematiche di attualità.
Perché è difficile perorare la causa della Chiesa?
“Perché oggi dominano l’etica dell’autonomia e l’individualismo, quindi per far capire l’impegno della Chiesa per il bene comune e la dignità di tutte le persone, non basta parlare e aspettarsi di essere ascoltati. Dobbiamo prima uscire dalle cornici nelle quali Chiesa e cattolici vengono collocati e dunque percepiti (Catholic Voices chiama questo processo ‘reframing’) se vogliamo riuscire a raccontare la nostra storia, quella cioè di un’istituzione che ama, accetta, include, protegge e si adopera nell’interesse di tutti, a cominciare dai più deboli”.
Quali sono le cornici entro le quali vengono racchiusi i cattolici?
“Queste cornici sono spesso non dette ma ‘parlano’. E tendono a rappresentare la Chiesa come un grande ‘no’: a libertà, uguaglianza, amore, giustizia, parità; agiscono da filtro e impediscono di vedere il grande ‘si’ che invece la Chiesa dice a tutti questi valori. La buona notizia è che, per quanto secolarizzata, la società occidentale è fortemente – sebbene spesso inconsapevolmente – intrisa di valori cristiani: pertanto ripartire dal valore cristiano che, credenti e non, abbiamo in comune, per mostrare che non abitiamo pianeti diversi ma che in gran parte abbiamo aspirazioni simili, è il primo passo per uscire dalla cornice che ci isola, ridurre le distanze e riaprire quel dialogo che oggi sembra così difficile. Ottenuto l’ascolto, potremo introdurre una prospettiva morale più ampia e riflettere insieme in un’ottica di bene comune. In fondo, chi cambia idea su un determinato argomento lo fa quando un pregiudizio viene smontato, se non perfino rovesciato, da qualcosa – o più facilmente da qualcuno – che l’ha contraddetto. Ecco, noi dobbiamo cercare di essere quella contraddizione quando spieghiamo la causa della Chiesa”.
Eppure la Chiesa spesso fatica a comunicare…
“Considerato che la Chiesa siamo tutti noi credenti, mi dispiace constatare quante occasioni per comunicare sprechiamo quando invece di raccontare la nostra versione ci chiudiamo imbarazzati, difensivi o battaglieri: in ogni circostanza dovremmo imparare a stare a nostro agio quando la conversazione tocca temi nevralgici su vita, morte, fede, sessualità, malattia, cogliendole come opportunità per chiarire. Non facciamoci intrappolare nelle cornici e risucchiare nel solito meccanismo di accusa/difesa, ma piuttosto mostriamo il bene e il bello del nostro messaggio. Comunichiamo la Chiesa dei ‘sì’. C’è spazio insomma per essere meno oppositori e più propositivi. Ricordando che la Chiesa, come diceva Benedetto XVI, non cresce per proselitismo ma per attrazione”.
Facciamo un esempio di accusa: la Chiesa è interessata soltanto al potere e ai rapporti con la politica, basta guardare come gestisce il denaro e gli scandali succedutisi negli ultimi cinquant’anni. Cosa risponderebbe?
“Direi che scandali e interessi mal riposti ci sono stati e forse ci saranno perché la Chiesa non è un club di perfetti: è fatta di persone che possono sbagliare, ma che nella stragrande maggioranza dei casi si adoperano per fare del bene e distinguono fra politica e religione, come Cristo stesso ci ha insegnato. È vero: la Chiesa non è una società per azioni. Ma non è nemmeno una struttura eterea, che fluttua sopra la terra. Basti pensare che è la seconda agenzia umanitaria al mondo dopo la Croce Rossa e la seconda struttura internazionale di pianificazione e sviluppo dopo le Nazioni Unite. Per non parlare del contributo economico che in molteplici forme dà al nostro Paese, supplendo carenze dello stato sociale. La politica? Riflettiamo sulle critiche: la Chiesa è accusata di essere ora di destra (quando difende il matrimonio naturale o il nascituro) ora di sinistra (quando difende poveri o immigrati). Queste accuse così agli antipodi la dicono lunga sulle aspettative della società più che sull’inclinazione politica del cattolicesimo. Gli unici riferimenti ‘politici’ della Chiesa sono quelli della sua Dottrina Sociale, che si adopera per il bene comune, la giustizia sociale e le autentiche libertà individuali e sociali”.
Alcuni consigli per chi volesse argomentare senza vittimismi né aggressività…
“Personalmente mi aiuta pensarmi non come la portavoce di un’istituzione fredda e distaccata, ma la testimone gioiosa e felice di quella che il Papa chiama ‘casa dell’ospitalità’. Inoltre, ricordate che le persone hanno prima di tutto bisogno di sentirsi amate e accettate e poi semmai sfidate e che quindi essere ‘umani’ è fondamentale: condividete storie personali, usate esempi, siate inclusivi, sappiate ascoltare e quando serve anche assorbire il dolore e il rancore di chi vi critica. Non partite dicendovi contro ma spiegando a favore di cosa siete, e perché. Siate idealisti e positivi, il che non significa solo sorridere e fare i simpatici ma piuttosto richiamare l’attenzione su quanto di buono e utile per l’individuo contenga la visione della Chiesa. Mostrate la bellezza della proposta cristiana, incoraggiate la società a percorrere strade nuove e migliori. E non dimenticate che lo scopo non è prevalere ma ‘conquistare’”.
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