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Don Giuseppe, dall’Ufficio Diocesano per l’Apostolato del mare “A sua Immagine” di RAI 1

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DIOCESI – Da quando papa Francesco ha spostato l’attenzione della Chiesa verso le periferie, anche le Diocesi hanno cambiato direzione, portando più attenzione verso quelle realtà che hanno più bisogno di una parola di incoraggiamento e di speranza. Intesa inizialmente come luogo dove normalmente le città relegavano i più bisognosi attraverso costruzioni popolari, ammassando i vari aspetti della povertà tra i quali emergevano la violenza e il vizio, man mano si è compreso che periferia doveva intendersi anche ambienti di lavoro in cui la preoccupazione del guadagno porta a dimenticare altri valori, quali quelli spirituali che vengono considerati un privilegio di alcune classi sociali. Nella Chiesa si favoriva più l’atteggiamento dell’attendere che quello dell’andare, e ci si accontentava dei momenti liturgici festivi che in breve tempo inaridivano. Le delusioni nell’ambito sociale e politico, consigliavano a non sporgersi troppo all’esterno delle sagrestie favorendo i raggruppamenti di appartenenza. Il mondo era visto come nemico e la povertà come la conseguenza del peccato.

Se alla Chiesa non spetta il compito di amministrare la società, di legiferare e regolamentare tutte le attività dell’ordine civile, tuttavia sa bene che la persona umana non si esaurisce in tutto questo, non va dimenticata l’esigenza di una condotta in cui certi valori non vanno subordinati. Una Chiesa che si isola contraddice se stessa, come sbaglia quando si sostituisce, è nella collaborazione che adempie completamente il suo scopo.

La persona non va mai considerata a cassetti. La sua unità psicofisica si esprime in tutte le azioni siano quelle che interessano il corpo siano che riguardano lo spirito. Oggi è tornata in auge la parola empatia, tanto cara a Edith Stein, la suora uccisa nei campi di sterminio nazista. L’empatia parte dal principio che gli esseri umani sono tutti uguali nei diritti e nei doveri, ponendo alla base il principio di libertà, inteso nel giusto senso. Occorre partire dalla famiglia dove l’individuo si forma tenendo presente tutti gli indotti, ambienti in cui egli si forma socialmente e culturalmente. Tutto concorre a formare la personalità. Ecco perché papa Francesco afferma essere grave offesa alla dignità umana il privare l’uomo del lavoro. Quando si parla di valori spirituali non li si può scindere da tutte quelle esigenze umane, materiali così necessarie per la vita.

In tutto questo sta l’interesse della Chiesa di entrare in ambienti come quello dei lavoratori del mare e farsi voce denunciando tutte quelle disfunzioni che rendono sempre più precario un lavoro che già di per se stesso lo è.

La nostra Diocesi si è dotata di un Ufficio per l’Apostolato del mare non certo per acquisire clienti, ma per essere presente là dove si possa intervenire per aiutare a superare i tanti disagi di un lavoro con numerosi imprevedibili. Per fare questo non possono essere trascurati i mezzi di comunicazione, specie quelli a maggiore diffusione. Non c’è quindi da meravigliarsi se don Giuseppe Giudici, responsabile diocesano dell’Apostolato per il mare, sia andato “ a sua immagine” una rubrica religiosa di RAI1 a far conoscere uno spaccato della vita dei nostri marinai e delle carenze legislative che rendono ancor più difficile un lavoro pieno di rischi. Don Giuseppe ha dimostrato una partecipazione e una preparazione che hanno meravigliato gli stessi gestori del mezzo televisivo. Cresciuto in una famiglia di pescatori ha saputo presentare i vari problemi, suscitando quella sensibilità e quell’interesse di cui, da oggi in poi non si potranno fare a meno.

Pietro Pompei: