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“Difendiamo i nostri figli” in piazza per difendere e promuovere la famiglia

Giovanna Pasqualin Traversa

La folla colorata e festosa che ha riempito piazza San Giovanni a Roma (nonostante alcuni momenti di pioggia battente) è stata la dimostrazione più eloquente che nel nostro Paese la famiglia, pur provata dalle sfide che la accerchiano e dai tentativi di indebolirla su ogni fronte, è solida, crede in se stessa, non ha firmato deleghe in bianco e non intende farsi scippare il diritto di educare i propri figli. “Difendiamo i nostri figli” lo slogan del raduno (e il nome del comitato organizzatore nato solo 18 giorni fa) che ha visto nella capitale papà, mamme, figli e nonni (un milione di persone da tutta Italia, secondo gli organizzatori) per riaffermare il diritto di ogni padre e di ogni madre a educare i figli, dire stop all’avanzata del gender nelle scuole e in Parlamento, dire no all’equiparazione delle unioni civili e tra persone omosessuali al matrimonio (ddl Cirinnà). Genitori fino a pochi mesi fa inconsapevoli di quanto potrebbe accadere nelle scuole dei propri figli, ha spiegato il portavoce del Comitato, Massimo Gandolfini, ma oggi, dopo l’impegno di informazione e sensibilizzazione portato avanti in questi due anni in modo capillare sul territorio dai membri del comitato ( apartitico e aconfessionale), decisi a far valere i propri diritti. “Rigettiamo con forza il tentativo di infiltrare nelle scuole progetti educativi che mirano alla destrutturazione dell’identità sessuale dei bambini”, ha esordito Gandolfini liquidandoli come “teorie senza basi scientifiche”.
Alleanza trasversale. Dopo i saluti di Cornelius Eke, rappresentante della comunità africana a Roma, e diGiacomo Ciccone di Alleanza evangelica, è stata data lettura della lettera del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, impossibilitato a essere presente per lo shabbat, del messaggio di adesione inviato dall’Associazione genitori di persone omosessuali (Agapo). “Questa teoria gender vuole inquinare il cervello dei nostri figli”, è l’allarme lanciato da Mohamed Ben Mohamed, imam della moschea di Centocelle. “Tutti uniti – ha aggiunto – possiamo sconfiggere questi progetti”. Gandolfini ha quindi letto il messaggio inviato nei giorni scorsi da monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, nel quale il presule augura “pieno successo” all’iniziativa, “nella certezza che porterà un contributo prezioso alla vita della Chiesa e di tutte le persone che hanno a cuore il bene dell’intera umanità”. Non sono mancate le parole di Papa Francesco di domenica 14 giugno alla diocesi di Roma, trasmesse in un video: “I nostri ragazzi e le nostre ragazzine iniziano a sentire queste idee strane, queste colonizzazioni ideologiche che avvelenano l’anima e la famiglia”. Colonizzazioni che fanno tanto male e distruggono un paese, una società e una famiglia”.
Non contro le persone ma contro le ideologie. Alla testimonianza di Vincenzo e Sara, genitori di 11 figli, sul proprio impegno per contenere gli effetti dei tentativi delle scuole dei loro ragazzi di educarli alla sessualità, è seguito l’intervento della giornalista Costanza Miriano: “Parlare della differenza vuol dire parlare della vera grande bellezza dell’uomo e della donna”. Di qui il richiamo alla “Mulieris Dignitatem” e il rilancio della missione della donna, “chiamata a ricordare all’uomo il bene e il bello di cui egli è capace”. Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita, ha sottolineato l’importanza di contrastare la “deriva totalitaria che tende a imporre per legge la dittatura del pensiero unico”. “Oggi in piazza stiamo facendo cultura non contro le persone – ha chiosato Simone Pillon (Forum delle associazioni familiari) -, ma contro le ideologie che stano distruggendo la famiglia e tentano di decostruire i modelli dell’uomo e della donna”. Per Alfredo Mantovano, di Alleanza cattolica, sono “forza, coraggio, speranza” le tre parole “che questa piazza sta mandando all’Italia”, mentre il giornalista Mario Adinolfi ha ribadito che “mamma e papà non sono intercambiabili”, e che la battaglia contro il ddl Cirinnà è una battaglia “per i diritti civili”.
Unica nota stonata un’affermazione di Kiko Argüello, iniziatore del cammino neocatecumenale: “Sembra che il segretario della Cei abbia detto altro ma il Santo Padre sta con noi – ha detto Argüello dal palco -. Ho scritto al Santo Padre, dopo aver ricevuto le lettere di alcune famiglie – ha aggiunto – e il Papa mi ha risposto quando, domenica scorsa, ha detto che ci sono ideologie che colonizzano le famiglie e contro cui bisogna agire. Qualcuno sbaglia se pensa che non gli piacciono i cortei”. Pronta la replica di don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, che dichiara al Sir: “Piazza viva! Nel suo intervento Argüello si è, però, reso protagonista di una caduta di stile gratuita e grave. Contrapporre il Papa alla Cei e, nel caso specifico, al suo segretario generale è strumentale e non veritiero”.
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