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L’iconologo Rodolfo Papa si racconta ad una tv canadese (seconda parte). Di Nicola Rosetti

Nella seconda parte dell’intervista, Rodolfo Papa continua a rispondere alle domande del giornalista Francis Denis che gli ha domandato se nella storia dell’arte ci sia un culmine, un’età di massimo splendore, da ritenere unica e irripetibile.

Il professor Papa passa poi a descrivere la visione estetica di Papa Francesco il quale, riprendendo i temi del decreto conciliare Inter Mirifica sugli strumenti di comunicazione sociale, insiste sull’inscindibile binomio etica-estetica.

In particolare, Papa Francesco, al numero 167 della Evangelii Gaudium esorta i pastori a utilizzare nelle loro omelie le immagini presenti in chiesa.

Secondo Rodolfo Papa, nonostante viviamo immersi in quella che da più parti è stata definita la società delle immagini, la nostra cultura è profondamente “iconofoba”, poiché le immagini sono prevalentemente realizzate per essere consumate. Di qui la responsabilità degli artisti sacri nel produrre immagini che non siano oggetto di consumo ma che sappiano rimandare a qualcosa di altro.

Il pittore si intrattiene inoltre sulla grande responsabilità che la Chiesa ha nella produzione di opere d’arte che riescano ad “educare” l’uomo contemporaneo al Vero, al Bene e al Bello e fa delle considerazioni perché ciò possa concretamente avvenire.

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