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“Non colonizzare la famiglia e le menti dei bimbi”

Di Luigi Crimella

Una “tabella di marcia intensa”, verso il Sinodo ordinario sulla famiglia in ottobre in Vaticano e, concomitante, verso il convegno ecclesiale decennale di Firenze (9-13 novembre) sull’umanesimo cristiano. E, accanto a questi appuntamenti ecclesiali, gli occhi bene aperti sui fatti dei nostri giorni: dall’elezione imminente del nuovo Presidente della Repubblica, al dilagare del terrorismo islamico, alla crisi economica, all’Europa in cerca di un’anima fino a quel fenomeno preoccupante che il cardinale Angelo Bagnasco ha definito – sulla scorta delle parole del Papa – la “colonizzazione ideologica” in atto da parte di forze oscure e anti-popolari. Sono questi i tratti dell’intervento svolto dal presidente dei vescovi al Consiglio episcopale permanente: un discorso di ampio respiro, connotato in apertura e chiusura, non ritualisticamente, con pensieri di profonda spiritualità: nell’introduzione ricordando le accorate parole di Papa Francesco ai fedeli di Manila colpiti dal “micidiale tifone”; nella parte conclusiva invitando a “lasciarsi santamente umiliare” dal “sangue dei martiri cristiani” dei nostri giorni, uccisi “uno ogni 5 minuti” in tante parti del mondo. Perché questo pathos nelle parole del cardinale? Gli argomenti e i motivi sono numerosi e diversi.

“Gender”: in prima linea a qualunque costo. “Stiamo attenti alle nuove colonizzazioni ideologiche… che cercano di distruggere la famiglia”, ha ammonito il cardinale, richiamando il Discorso alle famiglie del Papa a Manila (16 gennaio). Questa preoccupazione è risuonata più volte nella prolusione, dal tentativo di riconoscere “un qualunque nucleo affettivo a prescindere dal matrimonio e dai due generi” al “dichiarare l’aborto come un diritto fondamentale così da impedire l’obiezione di coscienza”, fino alla richiesta di “aborto post-partum”. Citando anche il tentativo di imporre la teoria del “gender” nelle scuole, “colonizzando le menti dei bambini” con una “visione antropologica distorta”, il cardinale ha allertato non solo la comunità cristiana, ma l’intera opinione pubblica a non cadere nel tranello. Del resto, ha assicurato che “noi Vescovi su questo saremo sempre in prima linea a qualunque costo, così come sul fronte della giustizia, dei poveri e dello stato sociale”. E per non fare un discorso solo di principi, si è domandato se “i libri dell’Istituto A.T. Beck, dal titolo accattivante ‘Educare alla diversità a scuola’ e ispirati alla teoria del gender, sono veramente scomparsi dalle scuole italiane”, notando che “si vuole colonizzare le menti dei bambini e dei ragazzi” senza “aver prima chiesto e ottenuto l’esplicita autorizzazione dei genitori”.

Il “vuoto nichilista” dell’Occidente. Sul fondamentalismo islamico, “nelle forme di sempre e nelle recenti raccapriccianti aberrazioni”, il card. Bagnasco ha avuto parole molto forti e chiare. Ha parlato infatti di “violenza esibita, crudeltà sfacciata, parossismo angosciato” perché gli stessi carnefici hanno “consapevolezza di essere perdenti di fronte all’incalzare della storia”. Ma anche all’Europa ha chiesto di interrogarsi chiedendosi perché tanti giovani si arruolino nelle file dell’Isis. “Una ragione – ha risposto – è che un certo islamismo fondamentalista riempie il vuoto nichilista dell’Occidente” in quanto proprio il mondo occidentale “ha svuotato la coscienza collettiva di valori spirituali e morali soffocandola di cose, ma non di bene, di verità e di bellezza”.

Non vendere i “gioielli di famiglia”. “La crisi economica perdura anche se, in sede europea, vi sono segnali giudicati positivi e promettenti”, ha poi detto il cardinale. Parole di fiducia, ma anche riconoscendo che “la lama del disagio continua a tormentare moltissime famiglie che non arrivano da tempo alla fine del mese; anziani che attendono le loro magre pensioni mangiando pane e solitudine; giovani che hanno paura per il loro futuro incerto, e che bussano – non di rado sfiduciati – alle porte del lavoro; adulti che il lavoro lo hanno perso e che hanno famiglia da mantenere e impegni da onorare”. Da qui un appello molto stringente ai nostri governanti su lavoro e occupazione: “Con rispetto e forte convinzione, consapevoli del nostro dovere di Pastori, chiediamo ai responsabili della cosa pubblica di pensare a questo prima di ogni altra cosa, che – pur necessaria o opportuna – è sentita dalla gente come lontana dai suoi problemi quotidiani”. E ancora a non farsi convincere, per “pagare i debiti”, a vendere i “gioielli di famiglia”, cioè quelle aziende di cui dobbiamo andare fieri, che sono “una preda succulenta e ambita da spolpare” da parte di “quanti non hanno certamente a cuore il bene del nostro Paese”. Accanto all’auspicio che il nuovo Capo dello Stato sia persona di “dignità riconosciuta e operosità provata”, l’appello del cardinale all’“onestà, sacrificio e competenza”, anche per gli organi e i dipendenti dello Stato (contro la corruzione), e all’auspicio che gli “onesti capitali” possano essere investiti per il rilancio del Paese. Un amore per il Paese a cui Bagnasco, insieme ai vescovi, augura il bene grande della concordia e della solidarietà.

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