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Al via ieri la 54ª Assemblea generale della Cism

Al via ieri la 54ª Assemblea generale della Cism.
I religiosi in Italia sono 18mila, 20mila se aggiungiamo i 2mila provenienti da altri Paesi.
Un vero popolo chiamato a presidiare le frontiere del disagio, dell‘esclusione, della povertà. Sono organizzati in 118 “squadre”: alcune note e numerose, altre dai nomi suggestivi e sconosciuti.
Si va dai Salesiani (oltre 2300), ai Minimi (16), dai Cappuccini (2049) ai Minori (1953), ai Trappisti (29) ai Boccone del Povero (43), agli Ardorini (42). I Gesuiti sono 553, i Guanelliani 183, 221 gli Orionini fino a Venturini, Verbiti e Vocazionisti. Diverse e complementari le strategie messe in campo, a partire dai rispettivi carismi. Così se i Salesiani si dedicano principalmente all‘educazione dei giovani, gli Agostiniani puntano alla promozione dell‘unità nella carità, gli Orionini all‘apostolato tra i poveri, l‘Ordine ospedaliero di S. Giovanni di Dio all‘assistenza corporale e spirituale dei malati. Con la loro vita, generano una vera e propria fantasia della carità e della solidarietà in oltre 1200 parrocchie, 207 case di spiritualità, 477 oratori e centri giovanili. In campo culturale animano 263 istituti scolastici – tra materne, elementari, secondarie di 1° e 2° grado, istituti professionali e centri di formazione al lavoro. 120 i centri culturali attivi, 99 le librerie, 55 le case editrici, 30 tra emittenti radio e tv, 337 le riviste.

Consolidate frontiere di impegno permangono accanto alle nuove: 112 centri per l‘assistenza dei poveri, 24 per tossicodipendenze e aids, 75 case di riposo, 87 strutture per disabili, 3 per minori, 35 per l‘accoglienza di immigrati. I dati sono del 2012, stazionari rispetto a quelli del 2007. E se permane il calo delle vocazioni italiane, aumenta quello di Paesi in cui la Chiesa conosce una fase di espansione e vitalità vocazionale: America Latina, Asia, Africa. Eppure, calo a parte, in Italia i giovani che nel 2014 hanno scelto questa strada per il “successo” sono circa mille. Un discernimento e una formazione lunghissima, compiuta in oltre 800 strutture – tra seminari, comunità di accoglienza vocazionale, noviziati, studentati, centro di formazione, centri teologici – per verificare la bontà della scelta intrapresa e preparare adeguatamente le nuove leve. Nel 2014 i voti di castità, povertà ed obbedienza attraggono ancora. Tra le sfide principali un cammino di formazione permanente, lontano dalla mondanità, la continua ricerca dell‘essenziale, una vita veramente fraterna, fondamentale per il celibato, come servizio reciproco: sfide che in fondo valgono, non solo per i consacrati.

 

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