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Il vescovo Bresciani ci invita a comportarci come Davide e non come Saul, anche se il più volte siamo tentati!

DIOCESI – Pubblichiamo il testo dell’omelia del Vescovo Carlo tenuta in occasione della Festa di San Francesco di Sales.
La lotta tra Saul e Davide.
Saul è geloso di Davide perché Davide ha avuto successo, perché ha ucciso Golia, perché ha sconfitto i nemici e teme di perdere il potere e vuole così ucciderlo. C’è una situazione di conflitto che Davide cerca di risolvere. Egli avrebbe potuto risolvere secondo la formula “occhio per occhio dente per dente”.
Davide ha l’occasione di ucciderlo ma invece c’è una sorpresa, alla violenza preferisce la ricerca del dialogo.
È vero che gli taglia un pezzo di mantello, potrebbe ucciderlo benissimo, sapendo il contesto culturale nel quale viveva, ma si limita a tagliargli un pezzo di mantello. Davide cerca tutto il possibile perché il conflitto venga superato attraverso il chiarimento, egli risponde alla cattiveria di Saul con un gesto per ricostruire il rapporto.
Il dialogo e la comunicazione tendono a costruire ponti al fine di ricomporre, dove è possibile, quelle tensioni che avvengono nei rapporti umani.

Non siamo uguali, siamo diversi, sia per il modo di leggere la realtà che per quello di interpretarla. Non siamo diversi perché uno è più cattivo dell’altro.
Siamo diversi perché Dio ci ha fatto diversi e questo è una ricchezza.
La questione è nell’accettare la diversità e che la diversità non diventi divisione e che si costruiscano ponti che possano rispondere al male con il bene.
San Paolo risponde con maniera sintetica “rispondete al male con il bene”.
Davide non colpisce Saul perché è un consacrato del Signore. Carissimi tutti siamo consacrati nel Signore, perché tutti siamo figli di Dio e Dio nel battesimo ci ha consacrato e quindi come possiamo fare del male ad un consacrato nel Signore? Questo è un aspetto fondamentale del Cristianesimo e Davide ce lo dimostra in maniera chiara.

Ed è vero che le noste reintenzioni di bene non sono prese dall’altro o forse sono prese.
Purtroppo Davide non trova quella risposta che sarebbe giusto avere, ma ne è rimasto fiero.
Comunichiamo. Questo non vuol dire chiudere gli occhi sulla realtà, ma bisogna vedere anche ciò che si costruisce oltre a ciò che divide.
Dobbiamo cercare il modo di raccontare il bene che c’è nella realtà.
Tante volte si racconta il fatto eccezionale, la notizia è legata al fatto eccezionale, come il detto che dice che l’albero che cade fa più rumore della foresta che cresce, però non dimentichiamo di raccontare la foresta che cresce.
La parzialità presa come tutto distorce.
Questi sentimenti di invidia, di gelosia, di brama di potere che tutti più o meno abbiamo, quando vengono esaltati, ci fanno vivere il peggio. Dobbiamo quindi prendere alcuni atteggiamenti che Davide ci presenta.

Il secondo pensiero lo rivolgo al brano del Vangelo di Marco nel quale Gesù chiama a sé i 12 perché stessero con lui.
Essere cristiani è stare con il Signore e avere la capacità a fermarsi ad ascoltarlo.
Il Cristianesimo è annuncio, predicare vuol dire portare la buona notizia e la buona notizia è quella che è nascosta nei diversi fatti della vita. Dietro a questi fatti c’è Qualcuno che è più grande di noi e dietro tutto c’è quel lavoro di Dio che facciamo fatica a capire.

Non è vero infatti che il mondo stia andando necessariamente verso il peggio.
Gli apostoli e i Cristiani di oggi non sono lontani perché sono collegati da quel filo rosso che Dio sta costruendo all’interno della storia perché è nella storia che Lui agisce.
Avremo anche una chiave interpretativa dentro li che dal puro superficiale.

Cerchiamo di cogliere questo aspetto di verità. Tutti abbiamo bisogno di essere aiutati, i più poveri hanno ancora più bisogno di essere aiutati. C’è il bisogno materiale. Ma c’è anche la carità intellettuale quella che aiuta a capire il senso delle cose perché, quando le capiamo, le viviamo meglio e così la nostra vita diventa migliore con lui e tra di noi.

Redazione: