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Hollande riapre la pagina (controversa) dell’eutanasia

Di Maria Chiara Biagioni
La possibilità di accesso all’eutanasia torna a far discutere la Francia. A gettare il sasso nello spazio pubblico è il pronunciamento di un “Comitato di cittadini sul fine vita” richiesto dal presidente della Repubblica Francois Hollande e indetto dal Comitato consultivo nazionale sull’etica (Ccne). Il Comitato ha dato parere positivo alla legalizzazione dell’aiuto attivo a morire che la legge Leonetti del 2005 aveva escluso, introducendo per la prima volta la possibilità di “suicidio assistito” e “eccezione di eutanasia”. Ma dietro i pareri “politici”, sono poi le storie di vita a riaccendere con forza il dibattito popolare. E la storia che ha scosso la Francia è quella di Sandrine Rousseau, portavoce del partito ecologista, che nel giorno in cui il comitato di cittadini dava il suo parere al presidente Hollande, ha deciso di raccontare sul suo blog la drammatica storia vissuta dalla madre, 68 anni, malata da tempo di cancro. Approfittando di un momento in cui era sola, ha scelto di ingerire un misto di farmaci dopo aver rifiutato il ricorso alle cure palliative: “Mia madre non si è suicidata per piacere – ha ammesso la Rousseau -, l’ha fatto perché sapeva che non avrebbero abbreviato le sue sofferenze, non abbastanza per morire con dignità”. Rendendo pubblica la sua esperienza personale, Sandrine Rousseau ha ricevuto decine di messaggi di sostegno, ma si è esposta anche a conseguenze giudiziarie. Potrebbe essere infatti incriminata per omissione di soccorso.
Il “Comitato di cittadini”. Candidato alla presidenziali, Hollande aveva promesso una legge per “tutte le persone che si trovano in fase avanzata o terminale di una malattia incurabile”, senza tuttavia pronunciare la parola “eutanasia”. E così su sua richiesta si è formato un “Comitato” di 18 cittadini, tirati a sorte e scelti secondo il sesso, l’età, il livello di istruzione. Hanno gratuitamente studiato la questione per 4 weekend durante i quali hanno ascoltato anche il parere di 20 esperti. Poi a porte chiuse, hanno deliberato un parere che hanno presentato al Ccne con lo scopo di aiutare il governo alla scrittura di una legge sul fine vita prevista per la metà del 2014.
“Suicidio assistito” e “eccezione di eutanasia”. I termini compaiono nel parere espresso dai “cittadini”. Per accedere al “suicidio assistito, la persona dovrebbe essere “in fine vita” o “ affetta da una malattia inguaribile o irreversibile”; dovrebbe aver manifestato la sua volontà ed essere lucido. Nel parere espresso, i cittadini sottolineano che un tale procedimento non deve essere messo in atto in strutture private per evitare le “derive” che si registrano in Svizzera e affermano che in Francia il suicidio assistito dovrebbe “iscriversi in un ambiente medico istituzionalizzato”. Il secondo caso preconizzato è “l’eccezione di eutanasia” e si applica qualora il suicidio assistito non fosse possibile, cioè se il consenso del paziente non può essere ottenuto. In questi casi a prendere la decisione sarebbe una “commissione locale ad hoc”.
Le associazioni familiari dicono no. “È inaccettabile”. Così le Associazioni familiari cattoliche francesi esprimono il loro no al parere espresso dal Comitato dei cittadini. Il primo motivo del loro rifiuto è di tipo formale. Un avviso sulla legge era stato già espresso la scorsa estate dal Ccne, a seguito di una consultazione pubblica alla quale hanno partecipato professionisti, esperti e semplici cittadini, guidati dal professor Sicard. In quella occasione si era deliberato che una “legalizzazione” della eutanasia “non era auspicabile”. Le associazioni familiari pertanto chiedono se è legittimo “credere che una consultazione di 18 persone tirate a sorte possa prendere il posto degli Stati Generali? E se il governo intende promuovere consultazioni fino a che queste non dicono quello che vuole sentire”. Riguardo poi alla sostanza del parere emesso e in modo particolare sulla “eccezione di eutanasia”, le associazioni chiedono: “a partire da quando si può decidere o stabilire che per una persona è meglio morire piuttosto che vivere? È impossibile precisarne criteri oggettivi e limiti chiari con il rischio così di aprire una breccia alla banalizzazione dell’eutanasia”.
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