La missione è la sfida dei prossimi anni

Condividi questo articolo sui social o stampalo

La missione è la sfida dei prossimi anni.
I sacerdoti stanno diventando sempre di meno, sta aumentando anche la loro età media e la Chiesa avrà futuro se sarà la chiesa di tutti i cristiani, di tutti i cristiani come testimoni”. Lo ha detto mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e vice-presidente della Cei, agli oltre 500 delegati delle 8 diocesi umbre riuniti ieri e oggi a Foligno per l’assemblea ecclesiale regionale. “La missione cristiana – ha ricordato – è una missione che non può essere fatta in proprio, da soli, non prevede profeti isolati. Magari ci saranno alcuni pionieri, ma non potranno essere profeti unici. Chi si isola, farà anche del bene, potrà avere tanta gente intorno, ma quando non ci sarà più lui, tutto sarà finito. Sarà forse ricordato come un mito, ma lascerà molti orfani, perché con le sue parole e i suoi gesti avrà trasmesso il messaggio: dopo di me non ci sarà più uno come me.
Da solo magari è bello, forse potrà solleticare il nostro narcisismo, ma non si potrà essere fecondi: si avranno molti ammiratori, ma pochi imitatori. La missione è un passaggio di liberazione pasquale. Nei prossimi anni saremo chiamati anche noi a una missione povera per i poveri, non solo per coloro che al venti del mese hanno preoccupazioni per tirare la fine del mese, ma anche per le altre forme di povertà, quelle interiori, che sono paradossalmente più difficili da superare, perché le povertà esterne sono imposte, mentre la libertà interiore va conquistata. È la libertà dalle cose, la libertà dal tempo e la libertà del cuore”. “Il testimone cristiano – ha affermato – è uno che sa usare bene le cose, il tempo e ha il cuore libero. Dovremo essere domani una chiesa libera, sciolta e generosa. Altrimenti quello che non abbandoneremo noi, ce lo faranno lasciare gli altri o le circostanze d’intorno”. Per questo è necessario “un confronto tra preti e laici, tra comunità e famiglie per ritrovare stili di essenzialità nelle nostre comunità. Il rapporto con i beni e le cose, ma soprattutto la libertà nel ministero e la gratuità dei ministeri già esistenti (liturgici, catechistici, caritativi e missionari) e di quelli ancora da pensare e inventare deve essere immersa in un clima di gratuità, disinteresse, libertà interiore e scioltezza”.

Condividi questo articolo sui social o stampalo

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *