Card. Zenari: “In Siria continua la strage degli innocenti”

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Daniele Rocchi

Si combatte ancora in Siria, dove nella zona di Idlib, si fronteggiano l’esercito di Assad, oppositori armati e jihadisti del fronte Tahrir al-Sham. Le Nazioni Unite parlano di centinaia tra morti e feriti e oltre 200mila sfollati interni solo nelle ultime settimane, per una emergenza umanitaria che sembra non avere mai fine. “I segnali che arrivano da queste ultime settimane dai responsabili delle varie agenzie delle Nazioni Unite non sono incoraggianti – conferma il nunzio apostolico in Siria, card. Mario Zenari – Stiamo assistendo dalla fine di aprile ad una escalation militare il cui prezzo viene pagato in particolare dai civili, dalle fasce più deboli della popolazione, donne e bambini in testa. Il costo pagato dei bambini è enorme al punto che possiamo definire questa guerra come la strage degli innocenti, con tanti morti, feriti, mutilati, traumatizzati. Come comunità internazionale abbiamo tutti quanti una grande responsabilità di fronte a questo male inflitto soprattutto ai più piccoli e alle donne”. Per l’Unicef dall’inizio dell’anno in Siria almeno 134 bambini sono morti e più di 125mila sfollati. Circa 30 ospedali sono stati attaccati, 43mila bambini non possono frequentare le scuole e nella zona di Idlib gli esami di fine anno posticipati.

Il nunzio in questi giorni è a Roma per lavorare al lancio della seconda fase del progetto “Ospedali aperti”, da lui ideato nel 2017 e affidato ad Avsi, organizzazione internazionale che su più fronti opera per dare sostegno alla popolazione siriana. Obiettivo del progetto è assicurare l’accesso gratuito alle cure mediche ai siriani poveri, attraverso il potenziamento di tre ospedali non profit: l’Ospedale Italiano e l’Ospedale Francese a Damasco, e l’Ospedale St. Louis ad Aleppo. Ospedali Aperti ha fornito, dal novembre 2017 ad aprile 2019, oltre 20.789 cure gratuite a siriani poveri e punta, ad arrivare a 50mila entro i prossimi due anni.

Mentre si combatte si fanno stime sulla cifra necessaria a ricostruire il Paese, si parla di 600 miliardi di dollari. Chi pagherà questo conto?
Sono cifre da capogiro. I Paesi che hanno dimostrato una certa disponibilità sarebbero i Paesi Occidentali con l’Ue in testa che pongono alcune condizioni come l’avvio di un processo democratico. Tuttavia credo che strutture fondamentali quali scuole e ospedali, il 54% di questi ultimi andati distrutti, vadano subito ricostruite prima di porre o vedere certe condizioni realizzate.

Chi pagherà i costi della ricostruzione forse acquisirà anche una parte della sovranità della Siria?
È tutto da vedere. Ribadisco: alcune strutture fondamentali, come ospedali e scuole, vanno rimesse in piedi indipendentemente da certe mire.

Alla ricostruzione materiale del Paese dovrà necessariamente corrispondere quella sociale e morale della popolazione. Quale delle due sarà più difficile da raggiungere?
Le distruzioni che non si vedono sono più gravi di quelle che si hanno davanti agli occhi. La guerra ha intaccato e distrutto il tessuto sociale. Ricostruirlo non è la stessa cosa che riedificare un ponte o un palazzo. Ci vorranno anni e forse generazioni per guarire ciò che l’occhio umano ora non vede.

La Siria potrà mai tornare ad essere quel mosaico di etnie e fedi che era prima della guerra?
Non sarei del tutto pessimista. Il mosaico siriano ha subito danni e questo terremoto ha fatto scricchiolare e aprire delle fessure tra le tessere di questo mosaico. Ora bisogna riparare i danni e sta soprattutto ai leader religiosi fare queste profonde riparazioni spirituali nel tessuto sociale.

In questo lavoro di ricucitura che ruolo possono giocare i cristiani?
L’impegno della comunità cristiana deve essere, unitamente a quello delle altre componenti religiose molto forti nel Paese, quello di fare fronte non solo ai bisogni immediati e urgenti della gente ma anche di lavorare a ricostruire la persona umana, favorire il processo di riconciliazione e di coesione sociale che è molto arduo.

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