Sorelle Clarisse “Qual è, Signore, la norma più importante?”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

«In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”».
Qual è, Signore, la norma più importante? Qual è, tra tutti i comandamenti, tra tutte le tue leggi, quella che ha il primo posto, quella a prescindere dalla quale niente altro ha senso?
«Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta Israele!”».
Ascolta, apri l’orecchio, sveglia l’orecchio! Questa è la “norma”, tutt’altro che incasellabile, tutt’altro che formale, tutt’altro che giuridica, capace di orientare la nostra vita: un ascolto che è movimento di amore in quanto, ascoltando, ci si apre all’altro e si ospita in se stessi la sua presenza.
Ascolta, abbraccia l’amore e ama!
«…amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza». Questo è cercare Dio, entrare in relazione con Lui, questa è fede, una fede fatta carne, questo è l’imprescindibile: amare «l’unico Signore» con tutto il nostro sentimento e con tutta la nostra razionalità, con tutta la nostra forza vitale e con tutta la nostra passionalità, con tutta la nostra forza fisica, con tutta la nostra intelligenza. E, allo stesso modo, «…amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questo».
Amare è tenere con tenerezza e passione Dio e l’uomo dentro di sé: se uno ama l’altro, è come se questi dimorasse dentro di lui.
E questo amore precede la legge, sempre: «Se uno mi ama osserverà la mia Parola, dice il Signore, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui».
E questo amore «…vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Perché amare è più di sacrifici, olocausti, norme, regole, morali?
Ci risponde il Libro del Deuteronomio, da cui è tratta la prima lettura: «…perché si prolunghino i tuoi giorni…perché tu sia felice e diventiate molto numerosi nella terra dove scorrono latte e miele». E’ la risposta che Dio, per tramite di Mosè, dà al popolo di Israele dopo aver donato ad esso la legge sul Monte Sinai.
L’olocausto, i sacrifici, il rito, la regola non hanno e danno vita in sé.
Amare, invece, è vivere, è vita moltiplicata in giorni e relazioni, è felicità eterna, pienezza, sovrabbondanza di doni, amare è ciò che più si avvicina alla verità della nostra vita, alla verità ed alla realtà di Cristo nella nostra vita.
Apriamoci, dunque, alla sola Parola che salva, una Parola che, come canta il salmista, è forza, roccia, fortezza, rupe, scudo, potente salvezza e baluardo, una Parola che è Amore e, forti della quale, potremo e sapremo vivere quel Regno che è già “ora” e già “qui”.

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