Humanae vitae: Scaraffia, “una grande novità nella vita della Chiesa”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

“L’enciclica Humanae vitae ha segnato una grande novità nella vita della Chiesa: è la prima volta che un documento pontificio viene seguito e commentato dalla stampa mondiale con tanta attenzione e spirito critico — trapelano perfino anticipazioni e previsioni fin dai mesi precedenti — ed è la prima volta che il papa è oggetto di vignette umoristiche e soprattutto che il mondo cattolico si divide pubblicamente, clero compreso, nella ricezione del documento. Ma è anche la prima volta che si alza qualche voce femminile a commentare l’enciclica in modo diverso dagli uomini, anche se il femminismo vero e proprio non si è ancora affermato”, scrive la storica Lucetta Scaraffia nell’editoriale di apertura del numero di Settembre di “Donne Chiesa Mondo”, il mensile de L’Osservatore Romano, dedicato in questa edizione ai 50 anni dell’Enciclica Humanae Vitae.
Per la prima volta, sottolinea la Scaraffia, “un documento della Chiesa viene accolto diversamente dalle donne che dagli uomini” e, a questa differenza, “si aggiunge quella fra occidente e terzo mondo”. Infatti, “mentre i paesi avanzati sono ossessionati dalla ‘bomba demografica’ e le donne cominciano a intravvedere nella pillola la loro liberazione, nel sud del mondo il controllo demografico si presenta nelle vesti non molto liberali delle sterilizzazioni forzate”. Ecco che allora in questi luoghi “l’Humanae vitae è accolta come un documento di liberazione anticoloniale, un aiuto per le donne a rivendicare la libertà sul proprio corpo”.
Scaraffia evidenzia come un tale testo non potesse che essere “controverso e per molti aspetti incompreso” e che “oggi che la ricerca sui metodi naturali di regolazione delle nascite ha fatto tanti passi in avanti, come spiega Elena Giacchi, la vediamo con altri occhi, vicini a quelli delle giovani ecologiste che rifiutano la pillola per motivi di salute, come nell’inchiesta di Marie-Lucile Kubacki, mentre sembrano lontani i tempi del terrore di un altro figlio che pervade il libro dello scrittore inglese David Lodge raccontato da Elena Buia Rutt”.
Invece “Monique Baujard riporta l’enciclica — nel bene e nel male — al bilancio fallimentare della sua ricezione che nessuno ha avuto il coraggio di fare pubblicamente, e che l’ha condannata alla dimenticanza nel mondo cattolico stesso, mentre María Luisa Aspe Armella rende conto della riflessione — oggi — in America latina”.
“Cinquant’anni: un anniversario da ricordare con coraggio e celebrare con attenzione – conclude Lucetta Scaraffia -, soprattutto da parte delle donne”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *