L’Accademia di Teatro a San Benedetto del Tronto/Grottammare: a tu per tu con Eugenio Olivieri

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di Sara De Simplicio

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo!” è, troppo spesso, un’espressione unicamente dal sapore utopico. Non è stato, invece, affatto così per Eugenio Olivieri, un giovane attore cuprense che è riuscito a tradurla in realtà fondando un’Accademia di Teatro a San Benedetto del Tronto- Grottammare, un “fiore nel deserto”, un germoglio inusuale che potrebbe destare un rinnovato interesse per i settori artistici e favorire così anche un risveglio culturale. Abbiamo, perciò, chiesto al suo fondatore i motivi che lo hanno spinto a mettere, a servizio della provincia (e non solo), il suo talento e la sua professionalità.

Come e quando è nata questa Accademia?

Tutto è partito da quando ho deciso di tornare a casa, a Cupra Marittima, dopo aver viaggiato per via della mia formazione e per impegni lavorativi. Così, volendo almeno per il momento restare in zona, ho semplicemente continuato a svolgere il lavoro per il quale mi sono formato e per cui ho una passione. Da tempo, inoltre, avevo un preciso sogno nel cassetto, cioè quello di fare uno spettacolo teatrale sui pirati e così al mio ritorno ho deciso di chiamare le scuole di teatro della zona per nominare e cercare qualche attore disponibile a intraprendere questa avventura, durata poi circa 8 mesi.  Facendo, però, questo spettacolo amatoriale, ho notato che la cultura teatrale marchigiana e, più in generale, quella della provincia di Ascoli Piceno, è abbastanza limitata: le proposte teatrali sono di basso valore e spesso unicamente commerciali. Ho pensato, dunque, che l’unica maniera di risvegliare un po’ l’ambiente culturale fosse quella di fondare una scuola di teatro che desse, oltre ad un impronta prettamente divertente e giocosa (propria comunque di questo mestiere), anche un insegnamento accademico e maggiormente professionale. L’obiettivo finale però è sempre uno, ovvero rappresentare delle realtà per creare un’energia, un’emozione con le persone che stanno lì a guardare. Così, lo scorso settembre, è nata quest’accademia teatrale e oggi sono contentissimo di quello che ho fatto finora e che sto facendo: i ragazzi che si sono iscritti e seguono le lezioni rispondono, infatti, con grande impegno e passione. Queste si svolgono sia a Grottammare (in un’aula-studio) e a San Benedetto del Tronto (nel CineTeatro San Filippo Neri) , in orari tardo pomeridiani e serali, e da settembre prossimo verranno attivati anche altri corsi, come un corso di teatro base per bambini dagli 8 anni in su, un corso avanzato per adulti e un corso di dizione e arte oratoria. Infine, per chi lo desidera, sono previste anche lezioni private: c’è chi infatti non è pronto per mettersi in gioco in gruppo e preferisce un percorso più specifico ed individuale.

Da dove trae origine la tua passione per il teatro?

Sono stato sin da piccolo un bambino iperattivo: mi piaceva ballare, cantare, fare le imitazioni dei professori e a scuola ho sempre studiato abbastanza poco, giusto per raggiungere la sufficienza. Era infatti proprio una fatica per me stare troppo sui libri perché la mia fantasia e l’emozione interiore non me lo permettevano. Mi sono sempre emozionato di fronte ad una persona che cantava, che recitava, che leggeva, che suonava uno strumento e davanti alla televisione ho pianto, riso e mi sono arrabbiato. Così, dentro di me, avvertii la necessità di buttarmi nel mestiere per vedere se riuscivo a trovare la mia strada: mi sentivo, infatti, capace ma non potevo giudicarmi perché non ero un professionista. Quindi, terminato il liceo scientifico, decisi di frequentare a Bologna una scuola di teatro e scoprì che tutto quello che facevo al suo interno mi procurava gioia: ero contento di studiare tutto il giorno un copione piuttosto che il libro di filosofia e questa era la cosa più importante; ero contento di cercare di utilizzare le mie emozioni in qualcosa che potesse rappresentare qualcosa per qualcun altro ancora e anche la risposta dei miei maestri era positiva. Chiesi allora che cosa bisognasse fare per diventare attori veri e propri: la risposta fu quella di frequentare una delle accademie italiane e alla domanda su quale fosse la migliore mi risposero  il “Piccolo teatro” di Milano. Fu così che decisi di tentare proprio lì il concorso e dopo tanti sacrifici lo superai: solo frequentando l’accademia sono riuscito a capire e confermare la mia passione, solo vivendola pienamente ho appreso che quella era la mia strada, che era quello ciò che dovevo fare, quello perlomeno per cui ero portato. Durante quei tre anni e da lì in poi l’amore per il teatro si è proprio ampliato e propagato in tutto e per tutto dentro di me!

Quali sono, ad oggi, le tue esperienze in questo settore?

Tra tutte, voglio elencare quelle più importanti per me, non tanto per fini lavorativi ma quelle che mi sono servite per farmi maturare in questo lavoro, come ad esempio (anche se non è una vera esperienza lavorativa) l’accademia stessa. Io devo sicuramente tanto a quest’esperienza perché la formazione e quello che succede all’interno di essa è davvero particolare: l’accademia è disciplina, è crescita personale e io ho sempre creduto che prima si cresce come persone e solo poi si cresce come attori perché l’attore sul palcoscenico porta la sua vita e se non sei “grande” non hai nulla da portare. Terminata poi l’accademia e proprio grazie a quest’ultima, ho avuto la fortuna e il piacere di lavorare subito: fui, infatti, scritturato per “Gli Innamorati” di Goldoni e con il mio insegnante, l’attore Massimo De Francovich, andammo in tournée a Mosca, una grande capitale teatrale che ha visto la nascita di molti drammaturghi e attori.

Un’altra esperienza bella e importante è stata quella vissuta a Londra: ho frequentato la London Film Accademy e un corso di specializzazione per attori inglesi dove ero l’unico italiano, conclusosi poi con uno spettacolo in lingua dal titolo “Dead of a Legend”. Lì, la fortuna/sfortuna ha voluto che il protagonista dovesse essere un ragazzo giovane ed io, essendo proprio il più giovane tra tutti, fui scelto per quel ruolo. Non è stato affatto facile, anzi, è stata una bella sfida perchè mi sono ritrovato ad essere il protagonista di uno spettacolo inglese in mezzo a tanti altri attori molto bravi, anche più bravi di me: l’ambiente era nuovo, la lingua era nuova (e pur potendola parlare bene non potevo parlarla come un inglese), avevo duecento pagine di copione da studiare ma, alla fine, nonostante tutto questo, sono riuscito nel compito e oggi posso dire che è stata un’esperienza molto importante. L’ambiente teatrale che c’è a Londra, poi, è un ambiente di grande rispetto, forse più di quello italiano: l’atmosfera che ho trovato lì, il rapporto che il pubblico aveva con gli attori, l’energia fortissima che si percepiva sul palcoscenico e che potevi quasi toccare, l’attenzione tra colleghi attori, nessuna invidia, nessun muso lungo, nessuna falsità….tutto davvero molto particolare. Dopo questa parentesi londinese, che mi ha formato molto, sono tornato in Italia visto che sono letteralmente innamorato delle Marche, della mia provincia, della riviera, della mia casa, della mia terra, dei suoi profumi…

Comunque, le ultime due esperienze che vorrei citare sono la master class con Vasiliev, maestro e regista russo, con il quale ho ampliato e specializzato la mia formazione da un punto di vista interpretativo e lo spettacolo portato in tournée con il Piccolo Teatro (dopo anni che non ci lavoravo più), ovvero l’“Arlecchino servitore di due padroni” con Soleri, l’unico spettacolo teatrale italiano conosciuto in tutto il mondo: averne fatto parte è stato un onore, come anche lavorare al fianco di Ronconi in alcuni suoi spettacoli.

Da attore e da insegnante, sapresti dirci quali sono i pro e contro di questo mestiere?

A mio parere questo tipo di mestiere, come quelli che riguardano l’arte e gli artisti, devono essere fatti solo se si nutre una reale passione e, questa, o ce l’hai o non ce l’hai e, se sì, senti che proviene da dentro, dal cuore o neanche tu sai da dove: un po’ come l’amore, che capisci che c’è ma non lo sai descrivere, e un po’ come il vento, che percepisci ma non puoi toccarlo. Ritengo, infatti, che questo mestiere, se non fondato su basi solide, non può andare avanti a lungo e non perché non ci si possa vivere (visto che c’è anche chi non ha passione e ci guadagna ugualmente) ma perché va avanti nella maniera sbagliata. L’arte, infatti, non è uno scherzo: l’arte è la diffusione delle emozioni e se io non sono passionale nel mestiere che faccio allora non posso trasmettere niente e non è giusto che faccia questo lavoro.

I pro di questo mestiere scaturiscono poi di conseguenza e coincidono anche un po’ con i contro. Quando, infatti, fai bene questo lavoro ti senti allo stesso tempo privilegiato e responsabile nel dover a tutti i costi trasmettere un’emozione agli altri. Se poi quest’emozione educa o cambia lo spettatore non è per me importante: ciò che conta è che venga trasmessa e che tocchi e colpisca in qualche modo la persona che ti sta guardando. E questa cosa funziona sempre, in piccolo e in grande. Ad esempio, oggi per me, avere un gruppo di ragazzi appassionati e creare per loro e con loro uno spettacolo capace di lasciare qualcosa alle persone della nostra provincia, è già una grande soddisfazione. Come insegnante, poi, cerco soltanto di tramandare quello che i miei maestri hanno insegnato a me, con il massimo impegno e la massima dedizione: oltre alla passione, è proprio questo senso di responsabilità che ti fa dare sempre il 100%.

Cosa consiglieresti ai ragazzi o alle persone che vogliono intraprendere il tuo stesso percorso?

L’unico consiglio che mi sento di dare loro è di intraprendere questa strada e di non arrendersi mai se sentono che qualcosa, dentro di loro, li sta spingendo in questa direzione. Non mi sento di consigliare altro perché, come ho già detto, è una cosa intima e personale che, all’inizio, può essere solo una curiosità ma che potrebbe diventare anche il lavoro della vita. E, detto egoisticamente, è il mestiere più bello del mondo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Quello più imminente e che oggi coincide con la mia priorità è lo spettacolo teatrale con i ragazzi del corso avanzato della mia accademia, ovvero “Il giardino dei ciliegi” di Anton Čechov.

Inoltre, ho da poco inaugurato un’aula, una sorta di teatro-studio…mi piace chiamarlo così perché è un piccolo teatro che vorrei ampliare man mano fino a farlo diventare un luogo di arte, nel quale impartire lezioni di teatro, di canto, di musica, di ballo, ovvero un’accademia d’arte in tutti i sensi, gestita da professionisti e da persone veramente appassionate, cosa che ancora forse manca non solo nella nostra provincia ma in tutta la regione Marche. L’arte, infatti, come l’amore, non bisogna mai tenerla chiusa nel cassetto… a maggior ragione per uno come me, per il quale l’arte è anche amore: quando lasceremo questo mondo, infatti, conterà solo cosa abbiamo dato e soprattutto con quanta foga abbiamo amato.

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