Santa Sede e Iran: fronte comune a difesa dei “valori tradizionali”

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PapaFederico Cenci

“Difendere i valori tradizionali della famiglia” e promuovere il ruolo delle donne nella società e nella politica internazionale. Sono queste le direttrici intorno alle quali si è snodato il colloquio tra la vicepresidente iraniana, Shahindokht Molaverdi, e papa Francesco, avvenuto ieri in Vaticano.

La rappresentante di Teheran – giurista e responsabile per gli Affari delle Donne e della Famiglia nel suo Governo – è stata accompagnata all’incontro da una delegazione di sole donne: fatto mai accaduto prima nella storia dei rapporti bilaterali della Santa Sede.

Al termine della visita al Pontefice, Molaverdi ha tenuto insieme a mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia (dal quale è giunto l’invito in Vaticano alla vicepresidente iraniana), una conferenza stampa ove hanno definito i colloqui “molto proficui”. Ne è prova la richiesta della delegazione iraniana di partecipare all’VIII Incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Philadelphia a settembre. Richiesta accolta con favore da mons. Paglia.

Uno dei temi su cui Santa Sede e Repubblica Islamica dell’Iran assumono una posizione comune, è quello relativo alla questione antropologica. Mons. Paglia ha parlato di “impegno comune” contro i metodi procreativi artificiali come l’utero in affitto e contro le ideologie che indeboliscono l’identità sessuale maschile e femminile.

La “cultura dello scarto”, spesso evocata da papa Francesco, è un altro tema su cui si posano le attenzioni comuni. Di qui l’intento a contrastare la piaga dell’aborto, che ogni anno nel mondo sopprime circa 44milioni di nascituri. “Camminare insieme è più efficace che andare da soli – ha commentato la vicepresidente iraniana -. La difesa della famiglia rappresenta una sfida globale”.

Da uno sguardo globale, Molaverdi è poi passata ad analizzare la sua realtà locale. Riguardo il ruolo delle donne in politica e nella società, ha spiegato che in Iran sono stati compiuti “grandi passi in avanti dalla rivoluzione del 1979, ma la strada da percorrere è ancora lunga”. La vicepresidente iraniana ha sottolineato che nel campo dell’istruzione la parità è completa, giacché il 60% della popolazione universitaria è costituita da donne, ma ha altresì osservato che in altri settori, come la politica, l’uguaglianza non è ancora raggiunta.

A tal proposito, ha spiegato che la questione “è ben presente all’attuale Governo”, tanto che è già in vigore una legge per aumentare la presenza femminile nel campo professionale e che si sta pensando di attuare una norma simile – una sorta di “quota rosa” – per incrementare il numero di deputate nel parlamento iraniano. Ad oggi, comunque, esistono cinque donne governatrici in altrettante regioni iraniane. “Il Pontefice – ha detto Molaverdi, come si legge su America Oggi – è convinto che se ci fossero più donne nei centri decisionali, vivremmo in un mondo con meno tensioni e con meno crisi”.

Tensioni e crisi, specialmente quelle dovute all’estremismo, sono state un altro argomento al centro dei colloqui. Si è parlato di Boko Haram in Nigeria e dell’Isis in Medio Oriente, ad esempio, e si è sottolineata la necessità di una collaborazione tra Iran e Santa Sede per arginare gli “abusi sulle donne e sui bambini” e le “violenze in nome della religione”. Il Papa ha definito “inaccettabile” uccidere in nome di una fede, ma ha anche ribadito che non si può provocare la sensibilità religiosa altrui.

Del Santo Padre la vicepresidente iraniana ha riconosciuto “il ruolo, la volontà e l’abilità” di “avvicinare i popoli, promuovere il dialogo e avvicinare così i Governi”. Lo ha recentemente testimoniato giocando una funzione determinante nel caso della normalizzazione diplomatica tra Stati Uniti e Cuba. Funzione che potrebbe replicare anche nell’asse tra Washington e Teheran? “Personalmente, sono ottimista sulle prospettive delle relazioni tra Stati Uniti e Iran – ha risposto la vicepresidente a Rai News -. Perciò non disturbiamo il Papa…”.

Infine, Molaverdi ha parlato anche della questione del nucleare, forse la maggiore spina nei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Iran. Ha affermato che l’ipotesi di un accordo sarà possibile soltanto quando saranno “rimosse le sanzioni ingiuste e disumane contro l’Iran”.

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