Papa Francesco Dio “non è indifferente a noi” e a “quello che ci accade

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Papa

M. M. Nicolais

Dio “non è indifferente a noi” e a “quello che ci accade”: per questo il cristiano deve dire no alla “globalizzazione dell’indifferenza”, cioè a quella “attitudine egoistica” che “ha preso oggi una dimensione mondiale” ed è diventata una vera e propria “vertigine”. È quanto scrive il Papa, nel Messaggio per la Quaresima – sul tema: “Rinfrancate i vostri cuori” (Gc 5,8) – in cui esorta i credenti a non cedere alla “tentazione dell’indifferenza” e a non lasciarsi “assorbire” dalla “spirale di spavento e di impotenza”, “saturi” come siamo “di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana”. La Chiesa “per sua natura è missionaria, non ripiegata su se stessa”, ricorda il Papa: “la missione è ciò che l’amore non può tacere”, e “ogni comunità cristiana è chiamata a varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda, con i poveri e i lontani”. Per le parrocchie l’invito è a diventare “isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza”. La Chiesa segue Gesù “fino ai confini della terra”: “nessuno possiede solo per sé, ma quanto ha è per tutti”. Per “superare l’indifferenza e le nostre pretese di onnipotenza”, resistendo “alla tentazione diabolica che ci fa credere di poter salvarci e salvare il mondo da soli”, Papa Francesco chiede a tutti – sulla scorta del suo predecessore – di “vivere questo tempo di Quaresima come un percorso di formazione del cuore”. Ci vuole “un cuore misericordioso”, che non è debole ma “forte, saldo, chiuso al tentatore, ma aperto a Dio. Un cuore povero”. “Il popolo di Dio ha bisogno di rinnovamento, per non diventare indifferente e per non chiudersi in se stesso”, l’appello del Papa in preparazione alla Pasqua.

Quando ci sentiamo comodi…“Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato”, scrive Francesco nel messaggio: “Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade”. “Quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi – il grido d’allarme del Papa – certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene”.

I profeti, la terra e il cielo. “L’indifferenza verso il prossimo e verso Dio è una reale tentazione anche per noi cristiani”: per questo “abbiamo bisogno di sentire in ogni Quaresima il grido dei profeti che alzano la voce e ci svegliano”. “Nell’incarnazione, nella vita terrena, nella morte e risurrezione del Figlio di Dio, si apre definitivamente la porta tra Dio e uomo, tra cielo e terra. E la Chiesa è come la mano che tiene aperta questa porta”. Tuttavia, “il mondo tende ha chiudersi in se stesso e a chiudere quella porta. Così la mano, che è la Chiesa, non deve mai sorprendersi se viene respinta, schiacciata e ferita”. “Per ricevere e far fruttificare pienamente quanto Dio ci dà vanno superati i confini della Chiesa visibile”. Ne è convinto il Papa, che nel Messaggio per la Quaresima invita a unirsi “alla Chiesa del cielo nella preghiera”, perché “i santi camminano con noi ancora pellegrini”.

Lasciarsi lavare i piedi.
“Se un membro soffre, tutte le membra soffrono”: Francesco sceglie questa immagine, tratta dalla prima lettera ai Corinzi, per descrivere la Chiesa: “La carità di Dio che rompe quella mortale chiusura in se stessi che è l’indifferenza, ci viene offerta dalla Chiesa con il suo insegnamento e, soprattutto, con la sua testimonianza”. Tuttavia, “si può testimoniare solo qualcosa che prima abbiamo sperimentato”, precisa il Papa, che cita la liturgia del Giovedì Santo con il rito della lavanda dei piedi: “Questo servizio può farlo solo chi prima si è lasciato lavare i piedi da Cristo. Solo così può servire l’uomo”.

Varcare la soglia. “Ogni comunità cristiana è chiamata a varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda, con i poveri e i lontani”: “Quanto desidero che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!”, l’auspicio del Papa. Non solo come Chiesa, ma “anche come singoli abbiamo la tentazione dell’indifferenza”: “Siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità ad intervenire”. “Che cosa fare per non lasciarci assorbire da questa spirale di spavento e di impotenza?”, si chiede Francesco: la risposta viene dalla preghiera e della carità.

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