Il Papa pranzerà con cinque famiglie palestinesi

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botteDi Daniele Rocchi

Sarà un menù a “km. 0” quello che Marco Bottega, chef patron del ristorante di famiglia “Aminta”, situato a Genazzano (Rm), e volto noto del programma di Rai Uno “La prova del cuoco”, cucinerà per Papa Francesco e cinque famiglie palestinesi a Betlemme, dopo la Messa celebrata in piazza della Natività domenica 25 maggio, seconda tappa del viaggio apostolico in Terra Santa. Per loro sarà apparecchiata una tavola da 30 persone.

Menù a base vegetale. 
Quella di Marco è “una cucina del cuore, fatta di sensazioni, dove la tecnica è tutta al servizio delle materie prime del territorio”. “Sarà così anche stavolta” giura lo chef che non è nuovo a cucinare per i Papi. Lo aveva già fatto per Benedetto XVI, sempre a Betlemme, il 13 maggio del 2009. “Non ho ancora pensato al menù perché devo vedere la reperibilità delle materie prime”, spiega Marco, che da sempre mostra grande sensibilità per la scelta dei prodotti. Le sue ricette prevedono in genere pochi e semplici passaggi. “Considerate anche le temperature saranno piatti leggeri a base vegetale che serviranno anche per non appesantire il Pontefice – anticipa lo chef – la ricchezza delle verdure e vegetali coltivati in queste zone mi permetterà di presentare ricette di questo genere. Non ci saranno, quindi, cose particolari e non useremo ingredienti che provengono da lontano”. Lo stesso vale per i vini, “rigorosamente locali, provenienti dalla vicinissima cantina salesiana di Cremisan”, a Beit Jala, che alla base hanno la scelta di una coltivazione biologica e non chimica e per il pane. Betlemme, in fondo, non è forse la casa del pane? “Sarà un pranzo sobrio, nello stile di Papa Francesco e anche di Papa Ratzinger. Per me si tratta di una grande emozione cucinare per il Santo Padre. Se ci saranno richieste particolari siamo pronti ad esaudirle, secondo la disponibilità delle materie prime”. Ai fornelli Marco sarà coadiuvato dal padre e dallo staff di Casanova, la casa dei francescani che si affaccia proprio sulla basilica della Natività.

Gli ospiti del Papa. Ma chi saranno gli ospiti del Papa in questo pranzo, e di cosa si parlerà? Saranno i componenti di cinque famiglie palestinesi scelte dai vescovi locali dopo una lunga cernita. Si tratta, secondo il vescovo ausiliare di Gerusalemme e vicario patriarcale per la Palestina, monsignor William Shomali, di cinque nuclei che rappresentano varie categorie di persone bisognose. Non “poveri che non hanno pane ogni giorno o senza fissa dimora”, ha spiegato il vescovo, ma “i nostri poveri sono coloro che soffrono per ragioni umanitarie, politiche e sociali”. “Il Papa – dice il vescovo – desiderava trascorrere del tempo con famiglie povere, con i loro bambini, per ascoltare la loro voce e testimoniare la sua vicinanza”. Dunque il Pontefice pranzerà con “una famiglia di Ikrit, villaggio nel nord della Galilea, evacuato e raso al suolo nel 1948 dall’esercito israeliano” e i cui abitanti arabi cristiani “non sono mai stati in grado di tornarvi”. A tavola vi sarà anche una delle 58 famiglie della zona di Cremisan a Beit Jala i cui terreni rischiano di essere tagliati dal muro di separazione che Israele intende costruire proprio in quella zona, e poi alcune persone che lottano per ottenere il ricongiungimento familiare: uno dei coniugi è di Gerusalemme e l’altro dei Territori palestinesi. “Secondo la legge israeliana – spiega mons. Shomali – è difficile dare al coniuge palestinese un permesso di residenza permanente a Gerusalemme”. A completare il quadro, una “famiglia di Gaza e una con un figlio condannato all’ergastolo e uno esiliato per ragioni politiche”. Dopo la Messa l’appuntamento sarà a Casanova. Qui il pranzo avrà una durata di circa un’ora. Alcune famiglie parleranno con il Papa in italiano, qualcuna in spagnolo, ma sarà presente un sacerdote argentino che potrà tradurre dall’arabo e favorire così il dialogo tra i presenti. “Per noi si tratta di un grande esempio – conclude mons. Shomali – certamente Papa Francesco non vedrà tutta la miseria della Terra Santa. Potrà parlare solo con cinque famiglie ma ci indicherà la missione da seguire nel nostro servizio”.

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