In Nigeria la strage di cristiani? Un tentativo di destabilizzazione

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Nigeria
Di Davide Maggiore
Ancora una strage nella Nigeria settentrionale: sono oltre 100 i morti nel villaggio di Izghe, nello Stato nordorientale di Borno, dopo un attacco attribuito a miliziani del movimento estremista islamico Boko Haram e avvenuto nella notte tra sabato e domenica. Secondo la testimonianza di un uomo del luogo, Barnabas Idi, riportata dalla stampa, gli autori dell’azione terroristica, camuffati con uniformi delle forze di sicurezza, avrebbero radunato gli abitanti in un unico luogo prima di cominciare il massacro. I miliziani, riferisce la stessa fonte, sarebbero anche andati in cerca delle loro vittime – tra cui molte di religione cristiana – casa per casa, bruciando alcune abitazioni e saccheggiando vari negozi prima di abbandonare il villaggio. Centinaia di civili sono stati costretti alla fuga. Nel villaggio, secondo le prime ricostruzioni, non erano presenti uomini delle forze di sicurezza, malgrado nello stato di Borno sia in vigore da maggio dello scorso anno uno stato d’emergenza, con frequenti operazioni militari contro gli islamisti.
L’esperto: “Approccio militare insufficiente”. “Vista la situazione di sicurezza – spiega Marco Massoni, analista geopolitico esperto dell’area e segretario generale dell’Institute for Global Studies (Igs) di Roma – lo stato di emergenza era inevitabile da dichiarare”. Però il problema, prosegue, “è che da una decina di anni a questa parte c’è uno spostamento della conflittualità proveniente dal Medio Oriente nella fascia africana del Sahel: e questo colpisce anche un Paese come la Nigeria”. Proprio dall’area coinvolta negli ultimi attacchi, molte voci, anche istituzionali, hanno chiesto un rafforzamento delle truppe, parlando di un’area letteralmente “sotto assedio”. “Il rischio per le autorità – argomenta però Massoni – è quello di perdere legittimità se si usa solo lo strumento militare”. In effetti, spiega, “quanto meno vengono redistribuite le ricchezze” che derivano dallo sfruttamento delle risorse (la Nigeria è il principale produttore africano di petrolio) tanto più facile sarà trovare elementi locali “che vengono prezzolati da chi propone un modello alternativo, creando destabilizzazione: chi è senza speranza, è facile da sedurre. Servono, quindi, politiche di sviluppo”.
Tensioni pre-elettorali. In questo quadro, non va trascurata la situazione in cui gli ultimi attacchi sono avvenuti. Se da un lato, dice il segretario generale di Igs, “ci sono una serie di sigle qaediste interessate ad allacciare i rapporti con i gruppi fondamentalisti nigeriani e a concludere un’alleanza” come già visto durante il conflitto in Mali, anche il contesto interno al Paese ha il suo peso. E non si tratta di rapporti religiosi (Boko Haram ha attaccato anche esponenti musulmani) quanto di questioni politiche. “È in corso la destabilizzazione di un’area del Paese da parte di attori non statali, non perfettamente controllabili, che però hanno dei collegamenti – a livello politico – con l’amministrazione pubblica locale”, sostiene Massoni. Poi ricorda: “La Nigeria si sta preparando alle elezioni generali, in cui sarà rinnovata anche la carica di presidente”. Tra i candidati ci sarà anche il capo di Stato uscente, Goodluck Jonathan, cristiano del Sud, e, spiega l’analista, “sono in molti ad avere interesse che venga indebolito”.
Padre Lombardi: “Orribile violenza”. Proprio dal presidente Jonathan è arrivato un invito alla popolazione a non disperare: “Dio è sempre stato fedele ai nigeriani e continuerà ad ascoltare le nostre preghiere, cosicché il Paese esca vincitore dalle sfide del terrore e di simili crimini”, ha detto il capo dello Stato parlando a Lagos, la principale città del Paese, nel Meridione. Jonathan ha inoltre ringraziato “i cristiani e gli altri gruppi religiosi che pregano per questo Paese”. Sulla vicenda è arrivato anche il commento del Vaticano: padre Federico Lombardi ha parlato di “una situazione drammatica di terribile e orribile violenza, che colpisce tantissimi innocenti tra cui molti cristiani”. “Preghiamo per le vittime – ha concluso il direttore della sala stampa della Santa Sede – e speriamo che i responsabili trovino le vie per fermare tanta assurda violenza”.

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