Boston prega per i suoi morti

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Da New York, Damiano Beltrami

Bombe e morte sulla maratona di Boston. Due ordigni sono esplosi, poco prima delle tre di pomeriggio di lunedì (ora locale), uccidendo tre persone, tra cui un bambino di otto anni; e ferendone oltre cento, una ventina delle quali sono in condizioni critiche. L’Arcidiocesi di Boston, retta dal cardinale Sean Patrick O’Malley, ha subito diffuso una nota chiedendo di pregare per le vittime: “Mentre si susseguono le notizie che ci informano tristemente di morti e feriti”, si legge nel testo diffuso su Facebook e Twitter, “vi chiediamo di rivolgervi al Signore, di pregare per loro e per i loro cari, affinché possano ricevere la consolazione dello Spirito Santo, la grazia di Dio e l’abbraccio della Madonna”.

Atmosfera surreale. “C’è grande caos per le strade, l’area è tutta transennata”, ha raccontato a caldo al Sir, Bob Maloney, un sacerdote della chiesa Our Lady of the Victories, che si trova a quattrocento metri dal punto in cui si è verificata la prima esplosione. “Ora molta gente sta camminando nella nostra direzione, verso Sud-Ovest”, ha detto Maloney al telefono. “Personalmente non ho sentito il botto, ma alcuni confratelli l’hanno avvertito. L’aria è molto tesa, è una tragedia. La maratona è un evento molto sentito qui a Boston, coincide con l’inizio della primavera. E pensare che se quelle bombe fossero scoppiate un’ora prima avrebbero potuto causare ancora più vittime”. Più di 23mila atleti hanno cominciato la maratona e 17.600 avevano già tagliato il traguardo al momento della prima detonazione.

Scene di guerra. Cercando tra le borse abbandonate dai maratoneti dopo le esplosioni, gli artificieri hanno individuato ben cinque bombe inesplose. Erano nascoste in sacche nelle quali si trovavano anche cuscinetti a sfera. Se queste bombe fossero esplose avrebbero avuto un effetto simile a quelle a frammentazione. Questo sembra suggerire che gli attentati non sono stati messi a segno soltanto per uccidere ma anche per infliggere atroci mutilazioni ai presenti, soprattutto agli arti inferiori. Testimoni oculari parlano di scene da “zona di guerra”. Gente che ha perso gli arti inferiori, sangue sul selciato, persone in lacrime, sotto shock, provate dal dolore, maratoneti che dopo l’incidente si sono trasformati in infermieri e hanno aiutato il personale medico avvolgendo gli arti delle persone ferite con lacci emostatici per fermare il loro flusso sanguigno.

Matrice incerta. Le prime indagini sono in corso e non è ancora dato di sapere chi sia il singolo responsabile, o il gruppo che ha messo in campo questo attacco criminale. Non si sa, soprattutto, se la matrice dell’attacco sia di tipo interno o esterno. È certo, però, che si tratta di attentati terroristici, come ha sottolineato anche il presidente Barack Obama in un intervento ieri pomeriggio: “È terrorismo anche se la natura è incerta”, ha detto subito dopo le esplosioni. “Non abbiamo ancora risposte, ma di una cosa sono certo, troveremo i colpevoli”. “Le indagini sono in corso – ha proseguito Obama -, in questo momento non è opportuno avanzare ipotesi, prima dobbiamo appurare i fatti. Sia chiaro, verremo a capo di questa storia”.

Corsa di solidarietà. Nell’orrore di questo lunedì di follia ci sono storie che riscaldano il cuore. Che segnalano come l’altruismo e la solidarietà possono contrastare gesti inumani. Decine di podisti hanno continuato la loro corsa oltre il traguardo per arrivare a donare il sangue all’ospedale Mass General hospital. Alcuni residenti hanno creato un documento Google in cui hanno inserito il loro indirizzo e si sono resi disponibili a ospitare i podisti venuti da lontano. Molti bostoniani sono scesi in strada con acqua, cibo e coperte per i maratoneti. Alcuni ristoranti hanno messo fuori il cartello “entrate e pagate solo se potete”.

Patriot’s Day. Proprio ieri negli Stati Uniti ricorreva il Patriot’s Day, il giorno in cui gli americani festeggiano l’anniversario della battaglia di Lexington e Concord, i primi combattimenti della guerra d’Indipendenza americana. Quella di ieri per Boston era la maratona numero 117, un evento storico e molto seguito, al quale di solito accorre più di mezzo milione di spettatori. L’edizione di quest’anno si è conclusa nel panico, e ha rievocato in tanti americani gli attacchi dell’11 settembre 2001 a New York in cui persero la vita quasi 3mila persone.

One thought on “Boston prega per i suoi morti

  • 16 aprile 2013 at 12:36
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    L’uomo, quando è privo di ideali, quando segue, come sotto ipnosi, la squallida illusione del potere (sotto ogni forma) ma soprattutto quando non ha più in sé un pur minimo barlume di coscienza e bontà, allora diviene una facilissima preda dell’odio e partorisce aberrazioni, l’ultima (magari lo fosse) quella dell’attentato a Boston…

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