Gaza: tavolo della pace, Italia assuma ruolo propositivo

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ITALIA – Mentre si intensificano i bombardamenti e le stragi a Gaza, la Tavola della pace lancia un appello per chiedere all’Italia e all’Europa di “farla finita con i silenzi, l’inerzia e le complicità e di fare ogni sforzo per fermare la guerra”. In un comunicato Tavola della Pace, il cui appello è stato sottoscritto da numerose organizzazioni tra cui Acli, Cgil, Libera, Agesci, Cipsi, Pax Christi, Focsiv e Beati Costruttori di Pace, ricorda che “l’Italia vanta ottime relazioni sia con Israele che con i palestinesi e può fare molto. Ma deve cambiare: smettere di essere di parte, assumere un ruolo attivo, propositivo e progettuale”. Per farlo Tavola della pace indica alcune cose concrete: “premere sulle parti in conflitto per fermare subito le armi, chiedere al Consiglio Europeo che si riunirà domani di agire immediatamente, riconoscere alla Palestina lo status di osservatore all’Onu, smettere di vendere armi a Israele e in Medio Oriente” fino ad arrivare alla radice del problema, ovvero, “mettere fine all’occupazione militare e risolvere il conflitto tra questi due popoli”. Analogo appello a Italia e Ue arriva anche dal Cini, il Coordinamento italiano network internazionale, composto da ong come Actionaid, Amref, Save the Children e Vis. Governo italiano e Ue “si adoperino per un cessate il fuoco immediato e permanente e per il pieno rispetto dei diritti umani”.

Dalla Caritas di Gerusalemme attraverso un comunicato apprendiamo che:
Latte per neonati e bambini, pannolini, acqua potabile, fogli di plastica per proteggere le finestre durante esplosioni, farmaci e forniture mediche: sono questi alcuni dei prodotti più urgenti per la popolazione di Gaza, necessari a fare fronte all’emergenza umanitaria in atto. “A Gaza – denuncia la Caritas – c’è una grave carenza di personale medico e un numero crescente di feriti con conseguente sovraffollamento degli ospedali. Inoltre, i medici hanno a che fare con la mancanza di medicinali”. La Caritas, che è impegnata a reperire quante più medicine presso le aziende farmaceutiche della Striscia, fa sua la dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della Sanità che lancia l‘allarme per la carenza di farmaci salva-vita negli ospedali. Per l’organizzazione cattolica “una risposta all’emergenza sarà possibile solo una volta che saranno cessate le ostilità e i confini riaperti”. Nel frattempo la Caritas è stata costretta a interrompere i vari progetti di assistenza in corso nella Striscia come la clinica mobile. Nonostante ciò, si legge nel comunicato, Caritas Gerusalemme attraverso i suoi due coordinatori, uno a Gaza e l’altro a Gerusalemme, cercano attraverso contatti con il ministero della Salute e gli ospedali di venire incontro ai bisogni più urgenti della popolazione”.

Si chiamava Abu Boulos Salem, aveva circa 50 anni e 5 figli, la prima vittima cristiana dell’operazione “Colonna di fumo” condotta dalle forze armate israeliane nella Striscia di Gaza. “Aveva problemi cardiaci e non ha retto alla tensione di questi giorni”, racconta a Fides suor Nazareth, religiosa dell’Istituto del Verbo Incarnato, cui è affidata la cura pastorale della parrocchia cattolica della Sacra Famiglia. Boulos Salem era un cristiano ortodosso. Al suo funerale, celebrato questa mattina presso la chiesa greco-ortodossa di Gaza, hanno preso parte anche molti cattolici, a cominciare dal parroco, don Jorge Hernandez. Racconta suor Nazareth: “C’erano più di cento persone. Parlando con loro, era evidente la paura in cui vivono tutti. Ricordano di aver vissuto situazioni simili. Sono in angoscia soprattutto per i loro bambini. Hanno il terrore che inizi l’incursione da terra. Questo stato si prolunga da giorni, di notte non si riesce a dormire, e tutto questo si comincia a far sentire sui nervi e nell’animo di molti”. I più colpiti sono i bambini: quelli uccisi e quelli feriti, ma anche tutti gli altri. “È un paradosso che proprio oggi si celebri la Giornata dell’infanzia”, nota suor Nazareth. “I genitori dicono che i loro figli sono assaliti da crisi di nervi. Vivono nel terrore per tutto quello che succede. La paura è che rimarranno segnati per sempre”.

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