“In molte parti del mondo i cristiani continuano tragicamente a subire discriminazioni, violenze e vere e proprie persecuzioni semplicemente a causa della loro fede”.
Lo ha denunciato il card. Pietro Parolin, segretario di Stato, intervenendo – in lingua inglese – al dibattito generale dell’81ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il silenzio davanti a queste sofferenze, ha avvertito, “sarebbe un tradimento della missione della Chiesa e dei diritti umani universali che la comunità internazionale si è impegnata a difendere”. Il porporato ha chiesto di non dimenticare le centinaia di migliaia di Rohingya che da oltre nove anni vivono la tragedia dell’apolidia, ha rinnovato l’appello per la fine del conflitto in Sudan, “terra da troppo tempo devastata da una violenza indiscriminata”, e ha sollecitato i leader del Sud Sudan a privilegiare il bene della nazione. Preoccupazione anche per la Somalia, per la Repubblica democratica del Congo, tra la crisi nell’est del Paese, l’epidemia di Ebola e gli attacchi terroristici contro i civili e le comunità cristiane, per l’avanzata dei gruppi jihadisti dal Sahel verso i Paesi costieri del Golfo di Guinea e per Cabo Delgado, in Mozambico. In America Latina, la Santa Sede incoraggia in Venezuela il pieno ripristino dell’ordine democratico e la riconciliazione nazionale, chiede di sostenere Haiti verso la pace, sollecita un dialogo sincero tra Cuba e Stati Uniti e, per il Nicaragua, un confronto rispettoso con le autorità del Paese.




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