(Foto AFP/SIR)

Tra gennaio 2023 e agosto 2026 sono stati registrati oltre 6.190 attacchi di coloni contro palestinesi, con 72 morti e 5.728 feriti. Più di 6.500 persone sono state costrette a lasciare le proprie case; 49 comunità risultano completamente sfollate e altre 83 parzialmente. Nello stesso periodo sono stati danneggiati circa 88.000 alberi e piante e oltre 3.100 veicoli.

Lo denuncia Ocha (Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari) nel rapporto “West Bank – The impact of Settler attacks | January 2023 – August 2026”, pubblicato oggi, 23 settembre.

I dati si inseriscono in un quadro di crescente tensione in Cisgiordania, dove organizzazioni delle Nazioni Unite e organismi per i diritti umani denunciano un costante aumento delle violenze dei coloni israeliani, l’espansione degli insediamenti e un numero crescente di sfollamenti forzati di comunità palestinesi, soprattutto beduine e di allevatori. Secondo l’Ohchr, l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, le violenze dei coloni avvengono spesso con il sostegno diretto o l’acquiescenza delle forze di sicurezza israeliane, rendendo sempre più difficile distinguere tra violenza dei coloni e azione statale. Diversi rapporti delle Nazioni Unite hanno inoltre espresso preoccupazione per possibili fenomeni di trasferimento forzato della popolazione palestinese e per il rischio di una progressiva “pulizia etnica” di alcune aree della Cisgiordania. Un concetto ribadito dal segretario generale António Guterres, nel suo discorso di apertura della 81ª Assemblea generale dell’Onu, ieri a New York: “La violenza, gli sfollamenti e l’espansione degli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata – ha detto – stanno alimentando lo spettro della pulizia etnica. Non possiamo permettere che la soluzione dei due Stati scompaia sotto i nostri occhi”. Nello stesso intervento Guterres ha affermato che la situazione nei Territori palestinesi occupati non deve essere ignorata e ha sostenuto che gli insediamenti, le demolizioni, gli sfratti, le confische di terre e gli spostamenti forzati di palestinesi stanno creando un ambiente sempre più coercitivo, che spinge le famiglie palestinesi ad abbandonare case e terre. Emblematico, a riguardo, è il caso di Taybeh, l’unico villaggio cristiano della Cisgiordania, dove la comunità locale, attraverso il suo parroco, padre Bashar Fawadleh, denuncia da mesi attacchi di coloni, danneggiamenti a terreni e uliveti e crescenti difficoltà di accesso alle proprie proprietà.

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