(Foto Vatican Media/SIR)

“La riduzione del corpo a oggetto, di cui disporre arbitrariamente, è sempre negazione della dignità della persona”. A lanciare il grido d’allarme è stato il Papa, nella catechesi dell’udienza di ieri, pronunciata in piazza San Pietro e dedicata al primo capitolo della Gaudium et Spes, incentrato sulla dignità umana. Come si legge nella costituzione conciliare, “non è lecito disprezzare la vita corporale dell’uomo, e occorre considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno, vigilando che esso non si renda schiavo delle perverse inclinazioni del cuore, dal momento che tutti noi siamo feriti dal peccato”. Sono tre, per il Pontefice, “le espressioni più significative della dignità della persona che la Gaudium et spes richiama: l’intelligenza, che rende l’essere umano cercatore insaziabile della verità; la coscienza, per mezzo della quale egli dà unità e senso alla propria vita; la libertà, che lo rende protagonista responsabile delle proprie decisioni”. “Sono dimensioni strettamente connesse tra loro”, ha spiegato Leone: “è nella coscienza che la verità viene riconosciuta come tale e la libertà può sperimentarla come suo fondamento e possibilità”. “Abbiamo ricevuto una dignità unica e indelebile”, l’invito finale: “Impegniamoci a promuoverla e difenderla sempre, con la luce e la forza del Vangelo”.

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