“Difendere la vita e il territorio non può costare la vita”. Lo scrivono, in una nota, i vescovi vescovi dell’Amazzonia peruviana, territorio che sarà toccato da Papa Leone XIV nel corso del prossimo viaggio apostolico in Perù. I firmatari hanno espresso sollievo per la conferma che il leader ashéninka Américo Pascual Tumisha è in vita, dopo che erano circulate notizie sulla sua presunta morte. Tuttavia, anche questo episodio evidenzia il clima di timore e vulnerabilità in cui vivono numerose comunità indigene di fronte alla crescita della criminalità e alla presenza di mafie illegali che minacciano coloro che difendono i propri territori. Una situazione che interpella sia la Chiesa che l’insieme della società. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, citati dai vescovi, nel corso del 2025 si sono registrati 201 casi di lesioni e minacce a difensori dei diritti umani in Amazzonia, la cifra più alta registrata fino a quel momento. Nel caso dei popoli indigeni, l’Associazione interetnica di sviluppo della foresta peruviana riporta 38 leader assassinati tra il 2016 e il 2026. Queste cifre, avvertono i vescovi, contrastano con l’esistenza, dal 2021, del Meccanismo di Protezione dei Difensori, il cui funzionamento ritengono lento e insufficiente di fronte alla portata delle minacce. Di fronte a questa situazione, i pastori chiedono allo Stato peruviano di riformulare tale realtà, con una revisione dei suoi tempi e delle sue responsabilità.

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