DIOCESI – Tre giorni possono sembrare pochi, ma possono diventare un tempo prezioso quando sono vissuti all’insegna della fraternità, della preghiera e dell’incontro. È quanto hanno sperimentato i diaconi di Firenze e le loro famiglie durante il soggiorno estivo vissuto dal 28 al 30 agosto nelle Marche, nelle diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto.
L’esperienza è nata con il desiderio di vivere insieme un momento di riposo e preghiera dopo gli impegni pastorali dell’anno, ma anche di conoscere una realtà ecclesiale diversa, incontrare i suoi pastori e i suoi diaconi e rafforzare quei legami di comunione che uniscono le diverse Chiese locali.
La partenza è avvenuta nella mattina di venerdì 28 agosto dalla parrocchia di Santa Caterina da Siena a Coverciano, a Firenze. Dopo il viaggio, il gruppo ha raggiunto Montedinove, dove sono state sistemate le camere e consumato il pranzo.
Il pomeriggio è stato dedicato all’incontro con il Vicario Generale delle diocesi di Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto-Ripatransone e Montalto, Padre Giancarlo Corsini, già Rettore della Basilica di Santa Croce di Firenze.
La giornata è proseguita alle ore 18.00 con la celebrazione dei Vespri e dell’Eucaristia, vissuta come ulteriore momento di preghiera e condivisione.
In serata, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di conoscere più da vicino il caratteristico borgo marchigiano, attraverso una piacevole passeggiata tra le sue vie.
È stato così un primo significativo momento di conoscenza, incontro e confronto con la realtà ecclesiale del territorio, in un clima di fraternità e condivisione.
La mattina di sabato 29 agosto è iniziata con le Lodi e la celebrazione dell’Eucaristia. Successivamente il gruppo ha incontrato mons. Alessandro Lombardi, Pro-Vicario Generale di Firenze, in un appuntamento che ha permesso di approfondire ulteriormente la conoscenza della vita delle diocesi ospitanti.
Ascoli Piceno, tra storia e bellezza
Nel pomeriggio il gruppo ha raggiunto Ascoli Piceno, dove i diaconi e le loro famiglie sono stati accolti dallo storico Andrea Viozzi. Grazie alla sua disponibilità e alla sua competenza, la visita alla città è diventata un’occasione per conoscere più da vicino la storia e il patrimonio di uno dei centri più significativi delle Marche.
Ad accompagnare il gruppo nella scoperta di Ascoli sono state le guide Maria Emilia Alesi e Daniela Lucidi, che hanno condotto i partecipanti attraverso le vie e i luoghi più significativi della città, offrendo spiegazioni e approfondimenti sul patrimonio storico, artistico e culturale ascolano.
È stato un momento particolarmente apprezzato, perché ha consentito di unire alla dimensione ecclesiale del soggiorno anche quella culturale. Conoscere una comunità significa infatti anche entrare in contatto con la sua storia, le sue tradizioni, i suoi luoghi e le testimonianze che ne hanno costruito nel tempo l’identità.
La giornata si è conclusa con i Vespri, la cena e un intenso momento di Adorazione Eucaristica. Ancora una volta, la dimensione culturale e quella spirituale si sono intrecciate, in un’esperienza vissuta insieme dai diaconi e dalle loro famiglie.
L’incontro con il vescovo Palmieri: «Abbiamo bisogno gli uni degli altri»
Il momento centrale del soggiorno è arrivato domenica 30 agosto, con il trasferimento a San Benedetto del Tronto, dove il gruppo fiorentino ha incontrato in mattinata il vescovo mons. Gianpiero Palmieri insieme ad alcuni diaconi della diocesi del Piceno.
Nel suo intervento rivolto ai diaconi, il vescovo ha offerto una riflessione ampia sul momento che stanno vivendo le Chiese di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, unite in persona Episcopi, e più in generale sul significato del cammino sinodale della Chiesa.
Partendo dalla situazione delle diocesi italiane che stanno vivendo percorsi di unione, mons. Palmieri ha sottolineato come l’unione non debba essere vissuta semplicemente come una riorganizzazione amministrativa, ma come un processo ecclesiale e spirituale, nel quale due Chiese locali, con la propria storia e le proprie ricchezze, imparano a camminare insieme.
«Unione in persona Episcopi significa che due Chiese locali, con la loro storia e la loro ricchezza, provano a creare in maniera sinodale comunione tra di loro», ha spiegato il vescovo, ricordando che nessuno può stabilire a priori tempi e risultati di questo percorso.
Per questo, ha aggiunto, è importante «lasciare che l’unificazione, l’unione delle due diocesi, sia un processo guidato dal Signore più che da noi, più che dai calcoli umani».
Una prospettiva che apre alla speranza. Per mons. Palmieri, infatti, quando le realtà ecclesiali si incontrano e imparano a collaborare, il risultato può essere molto più grande della semplice somma delle parti: «Quando si mettono insieme le cose, uno più uno non significa due, ma può diventare tre, cinque, sette, dieci».
La Chiesa degli Atti: una Chiesa in movimento
Il vescovo ha poi collegato la situazione attuale alla Chiesa raccontata negli Atti degli Apostoli, invitando a non considerarla come una realtà statica e idealizzata.
«Negli Atti degli Apostoli il quadro di Chiesa che si vede è quello di una Chiesa in movimento», ha ricordato. Una Chiesa che, fin dai suoi inizi, si trova ad affrontare difficoltà, tensioni, persecuzioni, problemi concreti e differenze culturali.
Proprio di fronte alle difficoltà, la prima comunità cristiana impara a discernere insieme. Ed è qui che mons. Palmieri ha individuato il cuore del metodo sinodale: «La Chiesa, in ogni difficoltà che incontra, adotta un metodo sinodale».
Un metodo che, secondo il vescovo, si apre attraverso tre fondamentali atteggiamenti: la memoria di Gesù e della sua Parola, l’ascolto reciproco e l’ascolto della realtà.
«La prima finestra che si apre è la memoria di Gesù», ha spiegato. La seconda è «l’ascolto reciproco di tutti», mentre la terza, forse la più difficile, è «l’ascolto della realtà, per cogliervi i segni dei tempi».
Non si tratta dunque soltanto di parlare e confrontarsi, ma di imparare a riconoscere nella storia ciò che lo Spirito Santo sta chiedendo alla Chiesa.
«Gli Apostoli non hanno la palla di vetro, nemmeno i vescovi!», ha detto con una battuta efficace, sottolineando come nessuno possieda da solo tutte le risposte e come il discernimento richieda l’ascolto della Parola, delle persone e della realtà.
Il riferimento agli Atti degli Apostoli è stato anche un invito a riscoprire una Chiesa capace di affrontare le trasformazioni senza paura, cercando insieme la strada indicata dal Signore.
Il ministero diaconale: servizio e carità
Una parte centrale della riflessione è stata dedicata anche al ministero dei diaconi. Mons. Palmieri ha ricordato come il diaconato affondi le proprie radici proprio nella Chiesa degli Atti degli Apostoli, nata anche per rispondere concretamente alle necessità dei poveri e delle vedove.
Il servizio del diacono, ha ricordato, abbraccia diversi ambiti – liturgia, catechesi e carità – ma mantiene una particolare attenzione verso la dimensione della carità e del servizio ai più fragili.
«Il servizio dei diaconi ha 360 gradi: liturgia, catechesi, carità, ma in modo particolare carità», ha sottolineato.
Una prospettiva che invita a non rinchiudere il ministero diaconale in una sola dimensione, ma a viverlo come un servizio concreto alla comunità e alle persone, soprattutto là dove emergono nuove povertà e nuove necessità.
Il vescovo ha raccontato anche alcune esperienze maturate nel suo precedente servizio a Roma, tra cui la riscoperta della diaconia come forma concreta di presenza della Chiesa accanto ai poveri e nelle periferie.
In questo senso, il diacono è chiamato a stare dentro la realtà, a riconoscerne le domande e a cercare, insieme alla comunità cristiana, risposte nuove e creative.
«Abbiamo bisogno gli uni degli altri»
Tornando al cammino delle due diocesi, mons. Palmieri ha indicato una parola decisiva: comunione. Il percorso verso una maggiore integrazione non deve essere percepito come una perdita, ma come la possibilità di scoprire una ricchezza nuova.
«Arriveremo all’unione delle Chiese attraverso l’unione in persona Episcopi solo con un processo così, in cui sentiremo che abbiamo bisogno gli uni degli altri», ha affermato.
E ha aggiunto una frase che può diventare quasi una sintesi dell’intero incontro con i diaconi fiorentini: «Aver bisogno gli uni degli altri non è sminuire niente, ma è una grande ricchezza».
Il vescovo ha concluso la sua riflessione con un’immagine semplice e anche sorridente, legata alla vita sportiva del territorio: una fotografia che ritrae insieme i rappresentanti dell’Ascoli Calcio e della Sambenedettese. Due realtà tradizionalmente contrapposte che, in un momento particolare, hanno scelto di incontrarsi.
L’immagine diventa così una metafora del cammino ecclesiale: quando si supera la logica della contrapposizione e si entra nella prospettiva della collaborazione, diventa possibile costruire qualcosa di nuovo.
È questo, in fondo, il messaggio consegnato ai diaconi di Firenze: la comunione non cancella le differenze, ma le trasforma in una possibilità di ricchezza reciproca.
L’Eucaristia e il saluto ai diaconi di San Benedetto
Dopo l’incontro con il vescovo Palmieri e i diaconi della diocesi, alle 9.30 è stata celebrata l’Eucaristia domenicale.
È stato un momento per affidare al Signore il ministero dei diaconi, le loro famiglie e le comunità cristiane che quotidianamente sono chiamati a servire, ma anche per pregare per il cammino delle Chiese di Firenze, di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto.
Prima del pranzo, c’è stato un momento di tempo libero, dedicato a una passeggiata sul lungomare di San Benedetto del Tronto, accompagnati dal diacono Walter Gandolfi e dal dottor Giuseppe Romani, che ha illustrato ai partecipanti alcuni dei principali monumenti della città.
Un momento più disteso, vissuto insieme alle famiglie, che ha permesso di concludere il soggiorno in un clima di amicizia e serenità.
Nel tardo pomeriggio è iniziato il viaggio di ritorno verso Firenze. Anche il rientro è stato accompagnato dalla preghiera dei Vespri, quasi a raccogliere e affidare al Signore quanto vissuto nei tre giorni. L’arrivo a Firenze è avvenuto intorno alle 21.30.
Un viaggio che continua nel servizio quotidiano
Il soggiorno estivo si è concluso, ma ciò che è stato vissuto in questi tre giorni può continuare a portare frutto nella vita delle persone e delle comunità.
La presenza delle famiglie ha dato inoltre al soggiorno una dimensione particolarmente intima. Il ministero diaconale non è mai separato dalla vita concreta di chi lo vive e dalla realtà familiare che lo accompagna. Per questo anche una passeggiata, una visita culturale, un pranzo condiviso o una serata trascorsa insieme possono diventare occasioni di fraternità e di crescita.
Un piccolo pellegrinaggio di fraternità che ha permesso ai diaconi fiorentini e alle loro famiglie di scoprire una parte del volto della Chiesa nelle Marche e, nello stesso tempo, di riscoprire il valore del camminare insieme.
Il messaggio di mons. Palmieri può accompagnare il ritorno alla vita ordinaria: «Abbiamo bisogno gli uni degli altri». È forse questa la sintesi più bella di un’esperienza nata come soggiorno estivo e diventata, invece, una concreta esperienza di comunione ecclesiale.
Ringraziamo i diaconi Walter Gandolfi ed Emanuele Imbrescia per la preziosa collaborazione.
















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