MONTEMONACO – Sta giungendo al culmine la nostra rubrica di approfondimento per il decimo anniversario del terribile sisma che il 24 Agosto 2016 colpì la popolazione del Centro Italia e che verrà ricordato con una serie di momenti celebrativi ad Arquata del Tronto a partire da oggi pomeriggio fino a domani pomeriggio (leggi qui i vari appuntamenti: https://www.ancoraonline.it/2026/08/10/10-anni-dal-terremoto-con-una-ricostruzione-lenta-le-diocesi-del-piceno-organizzano-incontri-dibattiti-veglia-di-preghiera-e-la-messa-con-il-cardinale-zuppi/)
Leggi gli articoli precedenti:
- la testimonianza dei coniugi Vinicio Paradisi e Vincenza Pala, la cui vita, dopo dieci anni, scorre ancora dentro una casetta SAE di 60 mq (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/12/pescara-del-tronto-vinicio-e-vincenza/);
- l’intervista al sindaco Michele Franchi, che fa il punto della situazione a 10 anni dal sisma (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/17/arquata-10-anni-dal-terremoto-intervista-al-sindaco-michele-franchi-non-ci-aspettavamo-di-essere-ancora-cosi-indietro/);
- la testimonianza dei giovanissimi Ambra Trenta e Andrea Firmani (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/19/arquata-i-sogni-di-ambra-e-andrea/);
- l’intervista al fotografo sambenedettese Emanuele Santori, che ha curato il reportage sul decennale del sisma per la rivista “La Freccia”, il magazine di bordo edito da Ferrovie dello Stato Italiane (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/21/arquata-il-fotografo-sambenedettese-emanuele-santori-firma-il-3-reportage-per-la-rivista-delle-fs/);
- la testimonianza di Cristina Piermarini, rientrata da tre settimana nella propria abitazione (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/22/arquata-chi-e-vivo-deve-ricordarsi-dei-vivi-la-storia-di-cristina-piermarini-a-dieci-anni-dal-sisma/);
- l’intervista a Gino Quattrociocchi, che gestisce un piccolo punto di ristoro nel cuore del paese (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/22/arquata-la-tenacia-di-un-oste-di-montagna-la-storia-di-gino-75-anni-custode-di-un-territorio-ferito/);
- la testimonianza di Gabriele Carboni e Franco Ridolfi, due volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri – sezione di Spinetoli, che furono tra i primi a raggiungere le zone devastate di Arquata del Tronto (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/22/arquata-i-volontari-dellanc-gabriele-e-franco-lo-sguardo-di-chi-hai-aiutato-vale-piu-di-qualsiasi-cosa/);
- il racconto di alcuni abitanti di Spelonga, anziani e giovani, tra memoria e futuro: Stefano Ambrosi, Bruno Camacci, Loreto Camacci, Rodolfo Di Vittori, Gianluca Fontana, Liberato Martorelli e Gioele Picchini (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/23/spelonga-a-10-anni-dal-sisma-la-festa-paesana-diventa-un-punto-di-incontro-tra-anziani-e-giovani/);
- la testimonianza di Berardino Camacci, che si impegna quotidianamente per infondere fiducia e speranza nel cuore dei giovani Arquatani (clicca qui: https://www.ancoraonline.it/2026/08/23/arquata-berardino-camacci-ricostruire-le-case-si-ma-sono-le-anime-i-luoghi-piu-devastati/).
Oggi pubblichiamo la lettera di memoria e gratitudine che il parroco don Luca Rammella ha voluto scrivere alla comunità di Montemonaco, Force e Comunanza, che accompagna da alcuni anni: il racconto della notte che ha segnato tutti e della forza silenziosa con cui la comunità ha saputo sostenersi, ritrovarsi e continuare a camminare insieme.
Carissimi,
benché ci tenessi molto ad essere presente oggi a questa celebrazione, sono stato chiamato a partecipare ad un pellegrinaggio a La Verna, il luogo in cui il nostro San Francesco ha ricevuto le stimmate come dono del Signore, dono che sigillasse la comunione tra il suo Cuore divino e il cuore di Francesco.
Il terremoto è giunto una notte, in una circostanza particolare. Erano le prime ore del 24 Agosto. La parrocchia di Force stava vivendo il suo primo giorno di Campo Scuola a Foce di Montemonaco, nell’edificio denominato Foce 2. La mattina del giorno precedente, con i ragazzi, avevamo fatto la camminata da Altino verso la chiesa di Santa Maria in Pantano ed avevamo visto che sull’architrave di ingresso della chiesa c’era la scritta: “Sub tuum praesídium confúgimus, sancta Dei Génetrix”, che significa “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio”. Così, insieme agli altri educatori, avevamo fatto quella preghiera per mettere nelle mani di Maria tutti i ragazzi e le ragazze del Campo Scuola. Servì subito quell’atto di affidamento, poche ore dopo, alle 3:36 di notte, mentre stavamo tutti dormendo.
Quei momenti sono indimenticabili per chiunque li abbia vissuti.
Ricordo il terrore, mentre andavo verso l’edificio dove dormivano i ragazzi, per il pensiero di quello che avrei potuto trovare. Poi la sorpresa di trovarli tutti fuori sul prato, sani e salvi! Li guardai uno per uno, tremavano per il freddo, ma erano tutti salvi!
Un minuto di smarrimento, poi la decisione netta unanime: andiamo tutti a casa! Quel viaggio di notte, tra i massi e le pietre cadute lungo la strada, nella gola di Foce, fu indimenticabile.
Poi l’arrivo a Force, con tutti quei genitori in trepidazione che aspettavano i loro figli e le loro figlie: anche quello indimenticabile. E la notte trascorsa a cercare di dormire dentro al pullmino, mentre si susseguivano le scosse. La prima di tante notti.
Il mattino dopo, man mano che si incontravano le persone e si raccoglievano le notizie, iniziammo a comprendere la vastità di quanto stava succedendo. In quelle ore mi fu assolutamente chiaro quanto questa comunità forcese sappia dare il meglio di sé nelle difficoltà. Nonostante la paura e un senso di smarrimento che pervadeva tutti, era impossibile non notare la collaborazione, la buona volontà, l’amore, l’amicizia, che furono chiaramente osservabili in tantissime situazioni diverse. Tutti collaboravano insieme: il Comune di Force, la Parrocchia di Force, la Caritas diocesana, i volontari, le Forze dell’Ordine, la Protezione civile, le autorità sanitarie, … Tutti!
Ricordo anche tutti quei giorni di vita vissuta insieme in palestra. Quasi tutta una comunità riunita lì in unico luogo! Ricordo la scossa del 30 Ottobre, che ci lasciò sgomenti per la sua forza. Erano le 7:40 del mattino di quella Domenica: ci stavamo preparando per le Messe. E poi le 4 scosse del 18 Gennaio, con Force sommersa dalla neve. E ricordo la paura di tante persone, soprattutto anziane, di non riuscire ad uscire di casa se ce ne fosse stato bisogno.
Abbiamo superato questo momento tutti insieme e credo di poter dire che ogni persona di questa comunità abbia dato tanto e abbia ricevuto tanto!
Rendiamo grazie a Dio per averci dato forza e guardiamo la nostra comunità con un rinnovato amore, perché il saper dare il meglio di sé nelle difficoltà è segno che, al di là di tutte le tensioni e divisioni che inevitabilmente ci possono essere in una comunità, quando serve, sappiamo mettere tutto dietro e chinarci a servire i fratelli e le sorelle.
Grazie, Signore, per il dono che è questa comunità!!
Don Luca








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