
Alla sessione di formazione ecumenica del Sae, in apertura ieri a Camaldoli, si è entrati nel tema con le definizioni sociologiche dei processi di secolarizzazione e del secolarismo. In collegamento video, la filosofa Debora Spini è risalita al concetto del padre della sociologia moderna, Max Weber, per il quale secolarizzazione indicava, a differenza di ora, il processo attraverso il quale lo Stato avocava a sé i beni della Chiesa cattolica. Il filosofo preferiva usare la parola disincanto, che è l’effetto della modernità: il mondo non è più magico, sono la scienza e la tecnologia gli strumenti che ci spiegano il mondo.
Weber, ha continuato Spini, “vede in generale la religione come vittima del disincanto, ma dando una spiegazione sottile. Il disincanto del mondo è anche l’ultimo risultato di un processo di intellettualizzazione della religione che avviene lungo una linea ininterrotta che inizia con l’antico Israele con il divieto dell’idolatria. Un fenomeno che continua con il cristianesimo e ha il suo picco nella Riforma protestante”.
Per il filosofo canadese Charles Taylor, la secolarizzazione non portava a un arretramento della religiosità, ma a una trasformazione dell’essere religiosi. “Guardando alla politica internazionale dell’ultimo ventennio – l’attentato alle torri gemelle, il fenomeno dei talebani in Afghanistan, l’ascesa dei nazionalismi, la destra religiosa negli Usa – molti sociologi parlano di de-secolarizzazione o riscossa delle religioni. Io ritengo sia più fertile la spiegazione di Taylor: è il cambiamento delle credenze. Molti fenomeni di radicalismo religioso sono spiegati dal fatto che oggi si possa fare una scelta. Essere religiosi assume in molti casi una caratteristica molto più radicale”, ha detto Spini.
Anche il secolarismo significa diversi modelli. Due esempi ricorrenti, citati dalla relatrice, sono la Francia, con un’espulsione della religione dalla sfera pubblica, e gli Stati Uniti, dove la separazione è tra lo Stato e le Chiese, non tra la società e le Chiese.
Da trent’anni nel dibattito della filosofia sociale si parla di post secolare, ha proseguito Spini. “Se si adotta una visione di secolarizzazione in termini esclusivamente oppositivi, più secolarizzazione equivale a meno religione, post secolare può voler dire sconfitta della modernità e una sorta di rivincita delle religioni. Ma se si assume la visione di Taylor, possiamo concepire la società post secolare come una società pluralista che cerca di fare posto a credenti e non credenti e che ricerca dei punti comuni. Questa visione è legata al nome fondamentale di Jürgen Habermas, che ha cercato di fondare una teoria della democrazia su presupposti discorsivi razionalizzabili. Non è un nostalgico delle religioni, ma ha incluso questa definizione di post secolare nella sua teoria della democrazia. Vivendo in un mondo globale in cui convivono persone di diverse culture, non possiamo chiedere a tutti di rinunciare a un pezzo importante dell’identità, qual è quella religiosa. Dobbiamo pensare a una democrazia post secolare accogliente, nella quale tutte le religioni possono conversare e liberamente discutere nella sfera pubblica”.




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