Di Lucilio Santoni

È passato poco più di un secolo dalla Prima Guerra Mondiale, ma la storia potrebbe ripetersi.

Il fascino del conflitto purificatore allarga sempre più la schiera dei suoi sostenitori. Dai reazionari ai progressisti, dai religiosi agli atei, dai giornalisti agli scrittori. Come allora, negli anni che precedettero la Grande Guerra, lo scontro sembra necessario. Anche coloro che inveiscono contro la violenza, poi invocano la necessità di un “uomo marziale” che imbracci le armi contro i cattivi del pianeta.

“Come avrebbe potuto l’artista , il soldato nell’artista, non lodare Iddio per il crollo di quel mondo di pace, di cui era così sazio, così nauseato!” così scriveva Thomas Mann (Scritti storici e politici). E così molti altri intellettuali, tranne rare eccezioni come Bertrand Russel, cresciuti in tempi di sicurezza e tranquillità, sentivano l’irresistibile attrattiva dell’incognito, il fascino dei grandi pericoli. La guerra li aveva presi come un’ubriacatura, come offerta di grandezza, forza e dignità.

“A prescindere da come finirà, questa guerra è grande e meravigliosa” (il sociologo Max Weber). “Com’è bella e fraterna la guerra” (Robert Musil).

E potremmo continuare con citazioni all’infinito.

Salvo poi, subito dopo l’inizio del conflitto, ricredersi e ritrarsi di fronte all’orrore. Ernst Jünger, così racconta il suo arrivo sul campo di battaglia proprio in occasione di un bombardamento: “Cos’era avvenuto? La guerra aveva mostrato gli artigli e gettato via di colpo la sia maschera di bonomìa. Era stata come l’apparizione di un fantasma in pieno mezzogiorno”; così scrive colui che, come gli altri, aveva dapprima salutato la guerra con entusiasmo.

“Le belle frasi sul conflitto rigeneratore ben presto divennero stantio inchiostro da stampa su carta abbrunita” (il pittore George Grosz). Nessuna traccia di palingenesi, nessun esempio di uomo nuovo: restava solo una mostra di orrori.

Oggi che la storia rischia di ripetersi, sta a noi far sì che non accada. La poesia resta uno dei fari di consapevolezza e di responsabilità per cominciare intanto a “disarmare le parole” e poi magari anche le Nazioni.

Questi versi sono di Wilfred Owen, poeta inglese morto in battaglia nel novembre 1918:

Piegati in due, come vecchi straccioni, sacco in spalla,

le ginocchia ricurve, tossendo come megere, imprecavamo nel fango,

finché volgemmo le spalle all’ossessivo bagliore delle esplosioni

e verso il nostro lontano riposo cominciammo ad arrancare.

Gli uomini marciavano addormentati. Molti, persi gli stivali,

procedevano claudicanti, calzati di sangue. Tutti finirono azzoppati; tutti orbi;

ubriachi di stanchezza; sordi persino al sibilo

di stanche granate che cadevano lontane indietro.

Il gas! Il GAS! Svelti ragazzi! – Come in estasi annasparono,

infilandosi appena in tempo i goffi elmetti;

ma ci fu uno che continuava a gridare e inciampare

dimenandosi come in mezzo alle fiamme o alla calce…

Confusamente, attraverso l’oblò di vetro appannato e la densa luce verdastra

come in un mare verde, lo vidi annegare.

In tutti i miei sogni, davanti ai miei occhi smarriti,

si tuffa verso di me, cola giù, soffoca, annega.

Se in qualche orribile sogno anche tu potessi metterti al passo

dietro il furgone in cui lo scaraventammo,

e guardare i bianchi occhi contorcersi sul suo volto,

il suo volto a penzoloni, come un demonio sazio di peccato;

se potessi sentire il sangue, ad ogni sobbalzo,

fuoriuscire gorgogliante dai polmoni guasti di bava,

osceni come il cancro, amari come il rigurgito

di disgustose, incurabili piaghe su lingue innocenti –

amico mio, non ripeteresti con tanto compiaciuto fervore

a fanciulli ansiosi di farsi raccontare gesta disperate,

la vecchia Menzogna: Dulce et decorum est

pro patria mori.

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3 commenti

  • Simona
    21/07/2026 alle 11:43

    Lucilio, hai davvero descritto benissimo la situazione che stiamo vivendo...e come a parole siamo tutti bravi ad evocare vendette e guerre...chissà poi, come ricorda Owen, come reagiremmo di fronte alla realtà vera e tristemente e veramente violenta...che il virtuale abbia obnubilato il cervello e la ragione?

  • Albertina Ronci
    21/07/2026 alle 12:44

    Grazie all'autore di questo splendido articolo, profondo moralmente e di una intelligenza culturale enorme. Sono totalmente d'accordo con ogni parola.

  • Michael
    21/07/2026 alle 12:46

    Bastasse il nostro disarmo avremmo risolto il problema. Tutti si metterebbero d'accordo. Non ci sarebbero rifugiati nè profughi nè terroristi nè...nè ...

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