In Sudan, tra le 11 mila persone sfollate in seguito all’escalation di violenza nella città di El Obeid e nelle aree circostanti, nel Kordofan settentrionale, ci sono più di 5.500 bambine e bambini e altre migliaia di minori sono a rischio: è l’allarme lanciato oggi da Save the Children. Si tratta dell’ultima di una serie di ondate di sfollamento che, in oltre tre anni di conflitto, hanno travolto il Sudan e che oggi si aggravano con l’intensificarsi delle ostilità attorno a El Obeid. Secondo le Nazioni Unite fino a 500 mila civili rischiano di diventare bersaglio di atrocità su larga scala e potrebbero essere costretti ad abbandonare le proprie case se la situazione dovesse aggravarsi. Nelle ultime settimane l’aumento degli attacchi con droni ha provocato vittime civili e la distruzione di infrastrutture essenziali, causando gravi carenze di carburante e acqua. Migliaia di persone sono intrappolate e prive di accesso ai servizi di base. L’accesso umanitario a El Obeid – importante snodo commerciale e umanitario per la regione – sta diventando sempre più limitato, con le principali vie di accesso alla città interrotte o chiuse. Allo stesso tempo, l’inizio della stagione delle piogge e l’attuale epidemia di colera nel Kordofan, con oltre 300 casi confermati dal Ministero della Salute, stanno creando ulteriori rischi per i bambini che non riescono ad accedere all’assistenza sanitaria. Molte famiglie hanno difficoltà ad accedere a un riparo adeguato, acqua potabile, assistenza sanitaria e servizi educativi mentre il sovraffollamento dei campi sta provocando un’ulteriore pressione su risorse già limitate.
Save the Children esprime “forte preoccupazione per il crescente impatto psicologico sui bambini: molti hanno assistito a episodi di violenza, perso persone care o sono stati costretti a fuggire più volte negli ultimi tre anni”. Il Sudan è teatro della più grande crisi di sfollamento al mondo, con circa 14 milioni di persone, ovvero un quarto della popolazione. “Per i bambini e le bambine, lo sfollamento significa molto di più della semplice perdita di una casa. Spesso comporta l’interruzione dell’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria, all’acqua potabile e alle reti di sostegno che contribuiscono a garantire loro protezione e sicurezza”, dichiara Francesco Lanino, vicedirettore di Save the Children in Sudan. I minori di 18 anni costituiscono circa il 55% della popolazione sfollata del Paese.

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