ARQUATA DEL TRONTO – Si è tenuta ieri, domenica 21 giugno, dalle ore 18, presso il Centro Polivalente Agorà nella frazione di Borgo di Arquata del Tronto, la Santa Messa per le comunità parrocchiali di Arquata.

La celebrazione è stata presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri e concelebrata da don Marian Claudiu Bojor e da don Paolo Fontana, rispettivamente parroco e viceparroco dell’Unità Parrocchiale di Arquata del Tronto. Proprio la presenza del vescovo ha fatto sì che la comunità accorresse numerosa, anche in vista dell’assemblea che si sarebbe tenuta al termine della celebrazione.

Omelia del vescovo Palmieri: «I giovani hanno paura del futuro, ascoltateli»

Concluse le Letture e proclamato il Vangelo del giorno, il vescovo Gianpiero Palmieri ha tenuto l’omelia, affrontando tre temi particolarmente importanti: la paura, i giovani e i nonni.

«Come avete sentito, il focus delle nostre Letture è sul non aver paura. La paura è un sentimento particolarmente forte: abbiamo paura di molte cose ed essa è cresciuta in maniera esponenziale. Ci fanno paura la guerra, la crisi economica e il disorientamento dei giovani; nondimeno, sono proprio i ragazzi ad aver paura, in particolare del futuro. Che cos’è la paura se non qualcosa che ci impedisce di camminare? È una condizione che ci schiaccia e ci impedisce di andare avanti. Nel caso della comunità dei discepoli di Gesù è la persecuzione e Gesù lo sa bene; pertanto, li invita ad andare avanti ugualmente, perché il Padre ha cura di ciascuno di noi».

Il vescovo ha quindi proposto un paragone utilizzato da Gesù per indicare l’amore che Dio prova verso di noi: «I passeri costano un soldo soltanto, eppure Dio li conosce uno ad uno e ognuno di voi vale più di moltissimi passeri. L’espressione “moltissimi” deriva da una parola ebraica che sta a indicare “tutti”; quindi, ognuno di noi vale tutti i passeri del mondo. È come dire: “Voi siete preziosissimi per Dio e, anche se dovrete passare attraverso persecuzioni e varie avversità, io sarò comunque con voi”».

«Al giorno d’oggi non viviamo persecuzioni sanguinose, ma una persecuzione strisciante dal punto di vista culturale: comunicare la fede è difficile, soprattutto ai giovani; infatti, sembra di vivere in un clima culturale in cui essere cristiani non sia una cosa bella, in cui si pensa che si possa essere cristiani senza vivere l’Eucaristia domenicale e che sia possibile essere fedeli occasionali. Molta gente dice di non credere in Dio, ma, scavando più a fondo, si nota che per quella persona credere o non credere è la stessa cosa. Credere in Gesù non significa necessariamente vivere l’appuntamento con tutta la comunità. Questi sono tutti esempi di “persecuzione” e noi dobbiamo renderci conto che ciò a cui siamo chiamati è andare avanti, stare a testa alta e non avere paura, perché la storia è nelle mani di Dio e sono imprevedibili le cose che possono accadere.

Infatti, all’orizzonte cominciano a manifestarsi situazioni che non era possibile prevedere: un nuovo interesse dei ragazzi per le domande più importanti della vita e una rinnovata attenzione alla fede.

Per i ragazzi, una figura fondamentale non solo per la fede, ma anche per la vita, sono i nonni e le nonne, perché hanno una maggiore esperienza della vita e, quando parlano ai nipoti delle cose importanti che accadono nel corso dell’esistenza, i giovani ascoltano. Questo perché, di fronte alle domande più importanti, molti adulti sono afoni, mentre chi possiede una sapienza maturata nel tempo ha molte cose da raccontare. Tuttavia, bisogna ascoltare ciò che si muove nel cuore dei ragazzi e, quando questo accade, è possibile trovare dei fili nel loro cuore, lasciati dal Signore, che ci spingono a condividere il Vangelo».

Momento di assemblea

Conclusa la Santa Messa, il vescovo Palmieri si è intrattenuto con i fedeli presenti per un momento assembleare.

«Durante la visita pastorale» – spiega il vescovo – «si fa un po’ il punto della situazione della parrocchia: come vanno le cose? Come va la pastorale? Come procede la catechesi dei bambini e dei ragazzi? Si riescono a coinvolgere i giovani, le famiglie e gli adulti?

Poi, dal punto di vista pastorale, ci si chiede se la situazione che stiamo vivendo contenga una chiamata a fare qualcosa di diverso; infatti, la parrocchia di Arquata è diversa da quella di Ascoli o di San Benedetto e ha le sue caratteristiche. Dunque, una volta analizzata la situazione della parrocchia, cosa possiamo fare di più e meglio? Non dobbiamo accontentarci di tirare avanti, ma chiederci se il Signore ci inviti a fare qualcosa in più, tenendo conto delle nostre risorse.

La terza domanda verte sugli aspetti organizzativi: il consiglio pastorale, il consiglio per gli affari economici, il lavoro condiviso, la custodia delle tradizioni delle varie parrocchie e l’organizzazione delle strutture delle chiese che, piano piano, stanno venendo ricostruite».

Terminata questa introduzione sullo svolgimento dell’assemblea, il vescovo ha lasciato la parola ai fedeli presenti che, con rispetto e curiosità, sono passati da un argomento all’altro: c’è chi ha chiesto come mantenere alcune tradizioni del proprio paese e chi ha espresso dubbi su come incentivare la partecipazione dei giovani.

Quest’ultimo, in particolare, si è dimostrato un tema molto caro al vescovo Palmieri che, ricordando il convegno di Castorano dedicato allo spopolamento, ha sostenuto che una comunità si estingue quando viene meno l’ultima attività presente sul territorio e che il compito delle comunità è quello di creare opportunità.

 

Entra a far parte della Community de L'Ancora (clicca qui) attraverso la quale potrai ricevere le notizie più importanti ed essere aggiornati, in tempo reale, sui prossimi appuntamenti che ti aspettano in Diocesi.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com