SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una mattinata calda, ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto del Tronto, parcheggio, ascensore, quinto piano, poi a destra: “Hospice”. Dito sul campanello e porta che si apre con un sonoro: “Buongiorno! Prego! Accomodatevi, porto un caffè?” e con il gentile sorriso di un’infermiera. Una luce, un amore che ti dà gioia. Ma dove siamo?

Qui si dovrebbe parlare di morte, invece siamo all’Hospice.

Nasce nel 2019 questo luogo per accogliere nell’ultimo viaggio il passaggio tra la vita e la morte. “Mio figlio se n’è andato con dignità, senza sofferenza, grazie al personale di qui dentro. Non sono medici e infermieri, sono angeli!”.

Ci viene incontro Maurizio Maroni, cossignanese, papà di Giancarlo. “Oggi è il compleanno di mio figlio – ci dice – perciò, a suo nome, abbiamo portato un regalo a forma di ‘casetta’. Come una casa è stato per lui questo luogo. Sono dei profumatori ambientali, diffusori di aromi per rendere più gradevole la permanenza degli ospiti qui”.

Maurizio ci racconta della malattia del figlio, un bel ragazzo felice, con un grande avvenire davanti. “Mio figlio seguì l’allora parroco don Nicola Spinozzi. Dopo Cossignano iniziò ad andare alla Messa a Ripatransone, poi dalle Suore Passioniste della città. Si trovava bene con loro. Ogni volta riportava un santino, una preghiera; tornava a casa rincuorato, contento. Era devoto della venerabile Madre Maria Addolorata Luciani, aveva di lei un’immagine sempre con sé”…

Maurizio ci racconta, nella sala d’attesa, pulita, fresca, elegante e colorata, la salita al calvario del figlio, le cure sperimentali, il viaggio all’estero, la speranza disattesa, l’incalzare della malattia, infine l’ultima dimora: l’hospice.

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Tutti si sarebbero aspettati una pesantezza al cuore, vista la drammaticità del racconto; invece sale una gioia nel cuore, aleggia in quel luogo un amore inspiegabile, ci si sente davvero fratelli, c’è una strana sensazione di felicità. Il grande poster celeste con l’“Isola Tartaruga” mostra un’isola felice in mezzo al mare, con tanto verde, animali e gioia, come un atollo incantato su cui approdare.

Arriva sorridendo il dott. Antonello Maraldo, direttore generale dell’AST. Ci accoglie, si mette seduto, vuole conoscere la storia di Giancarlo, saluta sua moglie e sua figlia. “Si deve superare il gap culturale sulla parola ‘palliativo’ – esordisce -. Vi voglio ringraziare per il vostro lavoro di divulgazione. Grazie innanzitutto alla famiglia di Giancarlo. Queste situazioni ci danno motivazioni e forza. Il 26 giugno abbiamo un convegno ad Ascoli sulle cure palliative. Ci sarà il vescovo delle diocesi, Mons. Gianpiero Palmieri. Si parlerà del progetto di un secondo hospice nell’Ascolano. Ci saranno anestesisti, palliativisti e personale specializzato degli hospice. Siete tutti invitati a partecipare!”.

Entrano i medici che ebbero in cura Giancarlo e Maraldo fa le presentazioni.

Dott. Alessandro Appetiti: “Stiamo promuovendo una rete per le cure palliative. È un progetto che vogliamo far crescere. Mancano, come sempre, le risorse, ma c’è il capitale umano, che è prioritario. Con la dottoressa Perrone vogliamo avviare una rete pediatrica. L’idea della cura per migliorare la qualità della vita è per noi importante. Noi medici abbiamo l’idea di guarire. Ma dobbiamo entrare anche nell’idea di curare, anche quando non c’è speranza di guarigione. Per noi è una nuova concezione”.

Ci sono il dott. Maurizio Massetti, anestesista ed esperto di terapia del dolore e cure palliative, la giovanissima dottoressa Lamaj Eliona, il dott. Francesco Spinelli. Ci sono le infermiere, la caposala, il personale che accompagna quasi con un tocco angelico gli ammalati nella loro permanenza all’hospice.

Dott. Massetti: “Le cure palliative vogliono rendere più decoroso il percorso finale delle persone. Il progetto di aromaterapia, di cui attendiamo l’approvazione e che è già stato presentato alla direzione di distretto, e di cui oggi il papà di Giancarlo si è fatto promotore, serve a rendere più rilassante e gradevole il corpo e lo spirito degli ospiti. Tutti noi vorremmo morire a casa, siamo sinceri – sottolinea –. Noi cerchiamo prioritariamente di supportare in casa propria e in famiglia gli ultimi momenti, sforzandoci di non far soffrire l’ammalato, ma a volte questo non è possibile perché troppo rischioso o impossibile. Ecco allora che l’hospice è un luogo di accoglienza, una casa-ospedale, una comunità dove l’ammalato ritrova la dignità negli ultimi momenti”.

Dott.ssa Lamaj: “La scuola di specializzazione in cure palliative è stata aperta per noi medici solo nel 2022. I nuovi medici, ancora specializzandi, saranno operativi a novembre. Sta partendo anche il contributo molto importante di altro personale degli hospice: gli psico-oncologi”. Ma già la psicologa Lara Tomassini collabora con la struttura.

Maurizio Maroni, il papà di Giancarlo: “Abbiamo trovato sostegno e umanità. Abbiamo trovato un ambiente dove siamo stati accolti. È un accompagnamento senza dolore. Per noi è stato molto più di una famiglia. Mio figlio non ha sofferto. Grazie di cuore”.

Presente all’incontro il neo sindaco di Cossignano, Angelo Carlini. “Ho vissuto come amico di Giancarlo la sua malattia. Devo dire con sorpresa che non è questo un brutto ricordo, ma una luce. Oggi non si ricorda la morte, ma è come se Giancarlo vivesse. Oggi qui si celebra la vita. Grazie per ciò che avete fatto per lui e per tutti gli ospiti di questo luogo. Grazie a voi, personale sanitario, per il vostro preziosissimo e encomiabile lavoro”.

Infine è la coordinatrice Antonella Simeni che, su richiesta di Maurizio, inizia a scartare uno dei tanti profumatori ambientali donati alla struttura: è a forma di casetta, personalizzato con una targhetta esplicativa e il ricordo di Giancarlo. Maurizio ha portato anche una targa-ricordo che verrà affissa nell’hospice.

Il profumatore ambientale è a forma di casina bianca dal cui comignolo esce l’aroma profumato. “Questa è stata la casa di Giancarlo – spiega – per questo lo abbiamo scelto con questa forma. Ci sono delle lucine colorate, è molto carino”. Maraldo lancia una proposta: un angolo memoriale degli ospiti all’interno della struttura, per ricordarli sempre, subito accolta con entusiasmo dagli operatori.

Lasciamo il gruppo che non è un gruppo di lavoro, ma una famiglia. C’è chi parla, chi abbraccia, chi sorride. L’hospice della Madonna del Soccorso di San Benedetto del Tronto è una piccola finestra sul paradiso.

Ciao, Giancarlo!

La targa ricordo di Giancarlo
Il poster de: “L’Isola Tartaruga” all’interno dell’hospice di San Benedetto del Tronto
La sala d’attesa dell’hospice con i regali del papà di Maurizio
Uno dei bellissimi diffusori aromatici donati dalla famiglia di Giancarlo Maroni
L’abbraccio tra Maurizio Maroni e il sindaco di Cossignano, Angelo Carlini

 

 

Antonello Maraldo direttore generale AST dialoga con la famiglia di Giancarlo

 

Foto ricordo

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