(Foto Omi)

Prende il via oggi pomeriggio a Lourdes il 66° Pellegrinaggio militare internazionale, che fino a domenica vedrà riuniti nella cittadina ai piedi dei Pirenei circa 17mila partecipanti, provenienti da numerosi Paesi, dall’America alla Spagna, dalla Croazia alla Lettonia, fino all’Ucraina, alla Repubblica Centrafricana e all’Irlanda, accompagnati dai rispettivi ordinari militari e da centinaia di cappellani. Di questi 4mila sono italiani. Nel messaggio diffuso per l’occasione, l’Ordinario militare per l’Italia, mons. Gian Franco Saba, indica nel pellegrinaggio un vero e proprio “cammino di risveglio”: un itinerario spirituale che invita i giovani militari ad aprire gli occhi all’Eterno e a riscoprire il senso profondo della propria vocazione.
Il pellegrinaggio diventa così occasione per formare “nuovi ambasciatori”, uomini e donne consapevoli che la costruzione della pace non passa solo attraverso la forza, ma attraverso il dialogo, il servizio e la responsabilità. In questo contesto, i militari sono chiamati a testimoniare un umanesimo dell’incontro capace di contrastare le logiche della violenza,  dell’individualismo e del materialismo. Un ruolo centrale, per mons. Saba, è affidato ai cappellani militari e agli educatori, impegnati a sostenere i giovani in un percorso di crescita personale e spirituale. Nel delineare la figura del militare cristiano, mons. Saba sottolinea la dimensione vocazionale del servizio: “costruire ponti, promuovere la riconciliazione, difendere i più fragili e operare sempre con un cuore disarmato”. Anche quando si rende necessario l’uso della forza, deve prevalere il discernimento e mai l’odio. Il pellegrinaggio di Lourdes si conferma dunque come “un laboratorio di pace e un segno di speranza” in un tempo di tensioni, affidando ai giovani la responsabilità di contribuire a costruire una società più giusta e riconciliata.

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