DIOCESI – Nell’ambito del progetto su comunicazione ed informazione denominato “La foresta che cresce“, il giornale L’Ancora ha indetto un concorso rivolto agli studenti e alle studentesse delle Scuole Superiori del Territorio: ogni giovane che ha preso parte al progetto potrà scegliere una notizia della settimana precedente e commentarla con un articolo scritto singolarmente o a più mani. Tutti gli articoli verranno pubblicati, di volta in volta, sul giornale L’Ancora e durante il Meeting Nazionale dei Giornalisti e delle Giornaliste, che si terrà tra la fine di Maggio e l’inizio di Giugno 2026 a San Benedetto del Tronto, verranno decretati i vincitori o le vincitrici.

Oggi pubblichiamo l’articolo scritto da Anna Pettinari e Giuseppe Russi della classe 3ª C del Liceo Scientifico “Rosetti” di San Benedetto del Tronto.

 

Di Anna Pettinari e Giuseppe Russi

Gli eventi che si stanno svolgendo a Gaza sono noti a tutta la comunità mediatica mondiale, ma poca attenzione viene data alle altre azioni promosse da Israele in questa ‘campagna di guerra’ nel Medio Oriente.

Oltre alla situazione in Iran, la quale sta continuando tra bombardamenti e la negoziazione sull’apertura dello stretto di Hormuz, un’altra tragedia sta avvenendo nel sud del Libano.

Dal 2 Marzo del 2026, Israele ha iniziato l’occupazione del sud del Libano, da quando i membri di Hezbollah ( il “Partito di Dio”, movimento estremista islamico sciita del Libano) hanno lanciato alcuni missili dopo la dichiarazione della morte di Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran. Da questo momento in poi e nel giro di pochi giorni, Netanyahu  ha richiesto l’evacuazione di tutti i villaggi sottostanti al fiume Zahrani, per un territorio equivalente al 14% del suolo libanese, procedendo in seguito al bombardamento dell’intera zona.

Le azioni intraprese vengono interpretate come una estensione del piano d’Israele per le zone di Gaza, la strategia infatti è la medesima: attaccare incessantemente, comprendendo zone civili, e dividere i territori, ponendosi degli obiettivi da raggiungere man mano che il tempo passa. Da alcune dichiarazioni dei vertici dello stato israeliano sarebbe persino emerso un qualche accenno a una sorta di ‘piano’ per sradicare i movimenti islamisti nelle zone del medio oriente.

Al momento è in atto un formale ‘cessate il fuoco’, stipulato tramite la mediazione del presidente americano Donald Trump, e che dovrebbe durare per dieci giorni. Malgrado questa resa formale delle armi, l’Idf (Israel defense forces) e Hezbollah si stanno comunque scontrando a suon di missili e assalti, accusandosi reciprocamente di aver violato il cessate il fuoco.

Un’ultima dichiarazione del primo ministro israeliano è stata quella della creazione della fantomatica ‘Linea Gialla’, linea immaginaria che delimiterebbe i territori occupati da Israele su suolo Libanese. In questa zona non è rimasto più niente di ciò che c’era prima. Dei cinquanta villaggi che si trovavano al sud del fiume Zahrani non è rimasto nulla, se non le macerie, i duemila morti registrati dalle autorità libanesi e più di un milione di persone sfollate. Tra i profughi, molte famiglie sono in difficoltà su tutti i fronti, non riuscendo a trovare rifugio nel nord del Paese e non avendo soldi sufficienti per tirare avanti.

In momenti come questi ci chiediamo: dov’è l’umanità delle persone? Quanto odio serve per iniziare una guerra del genere?

Questa situazione è profondamente ingiusta e del tutto inaccettabile. Mentre il mondo continua a focalizzarsi quasi esclusivamente sulle immagini drammatiche di Gaza o sulle parole dei capi di stato, il sud del Libano viene sistematicamente cancellato dalle mappe senza che l’opinione pubblica internazionale faccia niente.

Un libanese su cinque ora non ha una casa, si contano duemila morti confermati, interi villaggi sono stati ridotti a cumuli di detriti: questi sono dati che parlano da soli di una devastazione metodica, replicando lo stesso copione già visto altrove, ma che qui sembra passare quasi inosservato.

La ‘Linea Gialla’ non è solo un confine immaginario tracciato sulla carta; è un simbolo concreto di occupazione, di terre sottratte, di vite spezzate e di un cessate il fuoco che esiste solo sulla carta, mentre i bombardamenti continuano a scandire le giornate.

Dove finisce la legittima difesa e dove inizia l’espansione territoriale mascherata da strategia antiterrorismo?

La tragedia libanese non è un capitolo secondario della guerra odierna in Medio Oriente: è la dimostrazione lampante di come intere popolazioni vengano relegate ai margini del dibattito globale, mentre l’odio e la logica della forza dettano le regole.
Pensare solo a quante vite sono state strappate in questo genere di conflitto è agghiacciante. Ai civili, tra donne e bambini, uccisi per il volere di qualcun altro e per una guerra che loro non hanno scelto di fare, a cui non volevano certamente partecipare.

Per quanto tempo ancora tutto ciò andrà avanti? Fino a quando resteremo immobili di fronte a questo scempio?

Le vite delle persone valgono molto più di qualche migliaio di ettaro in più di territorio. Non importa quale sia il loro credo, la loro etnia, la loro cultura, la loro lingua: la vita di ogni persona vale tanto quanto quella di un altra

Non se ne parla abbastanza, è vero e, in casi come questi, il nostro silenzio diventa complice.
Se si vuole fare veramente la differenza, si deve dare voce a quelle persone che non ne hanno più una, confidando che questo ci possa aiutare nella creazione di un futuro migliore.

 

Entra a far parte della Community de L'Ancora (clicca qui) attraverso la quale potrai ricevere le notizie più importanti ed essere aggiornati, in tempo reale, sui prossimi appuntamenti che ti aspettano in Diocesi.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com