DIOCESI – Prosegue la nuova rubrica, “Questo non lo sapevo”, curata da don Francesco Mangani, sacerdote della Diocesi di Ascoli Piceno. I lettori possono inviare le loro domande all’indirizzo e-mail settimanaleancora@gmail.com oppure scriverle come commento a questo articolo.

Di don Francesco Mangani

Che cos’è la Massoneria? C’è la Massoneria nel territorio del Piceno?

Si tratta di una domanda delicata, cercherò quindi di presentare un quadro storico essenziale della Massoneria e, al tempo stesso, delineare, sulla base delle fonti, la sua presenza nel territorio Piceno.

La Massoneria storica nasce ufficialmente con la Gran Loggia di Londra nel 1717, segnando l’inizio della sua configurazione moderna come sistema organizzato di logge e ritualità. Tuttavia, questa data rappresenta più un punto di emersione storica che un vero e proprio inizio assoluto. La massoneria moderna, infatti, si presenta come il risultato di una stratificazione complessa, una sedimentazione progressiva di correnti iniziatiche precedenti che affondano le loro radici in ambiti religiosi, esoterici ed occulti differenti.

Chi erano i massoni prima della Massoneria?

Prima della nascita della massoneria moderna, non esistevano “massoni” così come intendiamo oggi. Vi erano pertanto le antiche corporazioni dei muratori medievali — i cosiddetti “liberi muratori” che avevano nel segno della squadra e compasso i loro simboli più rappresentativi. I Liberi Muratori costituivano un modello concreto di trasmissione del sapere: comunità organizzate, con regole interne, segni di riconoscimento e un linguaggio tecnico condiviso, legato all’arte del costruire.
Queste corporazioni non erano società segrete in senso esoterico, ma custodivano un sapere specialistico e strutturato, trasmesso gradualmente attraverso l’apprendistato. Proprio questa struttura — fatta di gradi (apprendista, compagno, maestro), di simboli (squadra, compasso, pietra), e di un cammino progressivo — si prestava facilmente a una reinterpretazione in chiave simbolica.
Quando, tra XVI e XVII secolo, nelle logge iniziarono a entrare uomini non operativi, il linguaggio della costruzione venne trasformato passando da un piano più prettamente materiale ad uno speculativo. Non più edifici materiali, ma l’uomo stesso divenne “cantiere”. Da qui nasce l’uso della corporazione dei muratori e del loro “immaginario” come base simbolica della società massonica: costruire il tempio diventa costruire sé stessi, lavorare la pietra grezza diventa perfezionare l’anima.
In questo senso, la figura del libero muratore fu scelta perché offriva un modello già pronto: ordinato, gerarchico, simbolico e progressivo. Un modello ideale che simbolizzato, voleva presentarsi come opera di costruzione interiore e di elevazione dell’uomo.
Quindi queste storiche corporazioni, che nella loro struttura organizzativa divennero la base della moderna Massoneria, subirono un graduale processo di rilettura secondo una nuova idea iniziatica prettamente esoterica.
Questa rilettura si presenta come un calderone sincretico; la “nuova” forma appare segnata da influssi riconducibili alla Kabbalah ebraica, soprattutto nella sua dimensione più esoterica e spuria, affermatasi in alcuni ambiti dopo la diaspora, e quindi interpretata in chiave deviata o rielaborata rispetto alla tradizione originaria. A ciò si aggiungono elementi di derivazione simbolica che richiamano l’Egitto antico e il mondo templare, spesso utilizzati più come apparato decorativo e mitopoietico che come autentica continuità storica, e un pizzico di deismo che nel pieno settecento non gustava che è alla base della idea massonica del Grande Architetto dell’universo.
Determinante, in quanto rappresenta la spina dorsale dell’iniziazione massonica, risulta l’influsso delle correnti gnostiche, in particolare nella loro matrice dello gnosticismo sethiano, che introducono una visione iniziatica della conoscenza riservata a pochi eletti, secondo una dinamica di progressiva rivelazione esoterica. Alcune correnti gnostiche nacquero proprio in ambito cristiano, volendo coniugare il nuovo messaggio alle correnti gnostiche di matrice pagana, ossia correnti sincretiche elleniche, fondendo dualismo greco, sapienza orientale e Cabala ebraica. Gli stessi Padri della Chiesa tra il II e IV secolo confutarono lo gnosticismo: correnti gnostiche sopravvisse per alcuni secoli per poi implodere in se stesse e scomparire a motivo dei contenuti incoerenti, fragili e contraddittori. La ricchezza teologica e culturale del cristianesimo si presentava nettamente superiore, e divenne predominante.
Tuttavia di sottobosco esoterico, il “virus” gnostico-esoterico rimase latente e si ripresentò con virulenza proprio in pieno illuminismo.

Una iniziazione esoterica: differenza tra “esoterico” ed “essoterico”.

E’ paradossale come in pieno illuminismo personalità che in pubblico sbandieravamo la libertà della ragione umana emancipata dalle credenze religiose del passato, in privato nelle loro logge praticavano i loro riti iniziatici incentrati su una melma di credenze e ritualità dove potere ed esaltazione dell’ego, credenze magiche e simbolismi deviati facevano, e fanno, ancora da protagonisti. La dicotomia quindi sta nel fatto che tendenzialmente vi è nella massoneria storica una critica alla religione rivelata. Mentre in pubblico si sbandiera spesso un positivismo materialista, presentando una idea oscurantista del pensiero precedente soprattutto cristiano, in privato vi è l’apertura a una dimensione esoterica ed iniziatica ed un ritualismo tendente, in alcune devianze, a forme medianiche e ritualismi arcaici.
Inoltre la Massoneria si presenta come una realtà riservata a pochi: il termine “esoterico” indica precisamente ciò che è nascosto, custodito, accessibile solo agli iniziati, in contrapposizione a ciò che è pubblico e universale. In questo senso, essa si distingue radicalmente dall’iniziazione cristiana, che non è esoterica ma “essoterica” e cioè aperta, ecclesiale, destinata a tutti: i misteri della salvezza, pur nella loro profondità, sono proclamati pubblicamente, offerti a ogni uomo, e non custoditi come sapere elitario.
L’iniziazione cristiana, infatti, non si fonda su una conoscenza segreta riservata a pochi, ma sull’incontro con Cristo, reso accessibile attraverso i sacramenti e la vita della Chiesa. La grazia di Dio opera nell’anima secondo la sua libertà e il suo disegno, non come conquista progressiva di una élite, ma come dono gratuito. In questo senso, l’idea stessa di “illuminazione” assume un significato profondamente diverso.
Nella prospettiva massonica —in questo risente di influssi gnostici— l’illuminazione appare come un processo ascendente, una conquista dell’uomo che, attraverso tappe progressive, giunge a una forma superiore di conoscenza. La salvezza ,intesa come raggiungimento dei vertici iniziatici, è legata a una gnosi riservata, capace di elevare l’individuo alla vera luce, al di sopra della condizione comune.
Da un punto di vista teologico, tuttavia, emerge qui il nodo critico decisivo: quale “luce” viene proposta?
In alcune letture esoteriche, questa illuminazione assume tratti riconducibili a una dinamica che la tradizione cristiana ha sempre riconosciuto come “luciferina”, cioè fondata sull’autosufficienza dell’uomo e sulla pretesa di elevarsi da sé. Si tratta, in ultima analisi, della medesima dinamica simbolicamente espressa nel racconto della Genesi, nel desiderio di “diventare come Dio” (Gen 3,5), appropriandosi autonomamente del criterio del bene e del male.
Qui si coglie quella che, nella prospettiva cristiana, rappresenta una radice problematica: l’uomo che si pone al centro, che non riceve la verità ma la costruisce, che non obbedisce ma si autodetermina. In questa logica, l’illuminazione diventa affermazione di sé, talvolta anche in contrapposizione agli altri, secondo una dinamica competitiva e selettiva. In sintesi, l'”uomo che si fa Dio” per avere “luce” deve distinguersi, prosciugare ed assoggettare la “luce” altrui, controllando e dominando. Non dimentichiamo che la gerarchia massonica è segreta, nel senso che i gradi inferiori non sanno quello che che si fa nei livelli superiori: pertanto nelle varie prove iniziatiche le dinamiche di un’obbedienza servile e del compromesso sono purtroppo molto presenti.
Al contrario, l’illuminazione cristiana — come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica parlando del Battesimo — è partecipazione alla luce di Cristo, dono che trasfigura interiormente l’uomo. Essa non nasce da uno sforzo autoreferenziale, ma dall’incontro con il Dio che si fa uomo, dall’accoglienza della Parola di verità e dall’obbedienza della fede. È una luce che non separa ma unisce, che non crea élite ma comunione, e che conduce a un autentico processo di trasformazione interiore, ciò che la tradizione mistica cristiana ha descritto come cammino di santificazione e, in senso più alto, di divinizzazione per grazia. Dio si è fatto uomo affinché l’accoglienza della sua Parola, attraverso l’obbedienza della fede, renda l’uomo sempre più consapevole di essere tempio della sua presenza, affinché possa sperimentare questa presenza di luce nella misura concessa dalla grazia. L’iniziazione cristiana trova la sorgente della sua luce dal Verbo stesso operante liberamente in ogni anima: è quindi un cammino vero in cui conoscenza di sé e di Dio coincidono.

La Massoneria oggi

Tale quadro consente anche di comprendere come l’attuale configurazione della Massoneria appaia profondamente mutata rispetto alle sue pretese originarie. Nei livelli più bassi, essa si presenta spesso come una rete di relazioni locali, talvolta segnata da dinamiche di influenza, favoritismi e gestione del potere in ambiti circoscritti. In sostanza i membri usano l’affiliazione massonica per interessi personali. In questi contesti, l’aspetto propriamente iniziatico risulta fortemente viziato da dinamiche molto più terrene e volgari, quando non del tutto svuotato dello spirito originario. Probabilmente solo alcune obbedienze massoniche ristrette, riconducibili a livelli nazionali o internazionali, molto più selettivi, mantengono una minima consistenza della gnosi esoterica degli inizi.
Questo dato evidenzia una sorta di scollamento tra la dimensione teorica e simbolica del percorso iniziatico e la sua concreta realizzazione storica, mostrando un abbassamento del livello qualitativo dell’esperienza massonica contemporanea.
Al tempo stesso, non si può ignorare come alcune idee riconducibili all’ambiente massonico abbiano attraversato la modernità, contribuendo — direttamente o indirettamente — a processi culturali e sociali di ampia portata. Tra questi, si annoverano trasformazioni profonde che hanno inciso sull’assetto dell’Occidente, fino a consolidare fenomeni come il dominio di una elitè finanziaria e la diffusione di ideologie della fratellanza universale e di spiritualismi new age soggettivi ed emotivi. E poi il relativismo, il nichilismo e ciò che è alla base di quello che oggi viene definita “società liquida” con tutte le influenze sulle mode e gli “stati d’animo” collettivi che ha in una certa informazione viziata, la sua forza d’influenza.
Tutta questa “confusione”, probabilmente alimentata dalla Massoneria, è funzionale a ciò è il fine della massoneria stessa, ossia la creazione di un nuovo ordine mondiale dominato dall’elite “illuminata”.
Gli esiti culturali e spirituali della loro azione appaiono segnati da smarrimento, frammentazione e perdita di riferimenti stabili, in una visione dell’uomo sganciata da Dio o se Dio c’è deve essere relegato alla sfera privata senza che “disturbi” le scelte dell’uomo in ambito pubblico, economico e politico. Lo scopo è proprio quello di generare caos, affinché la paura sociale che ne deriva, generi possibili nuovi asset sociali e globali. “Ordo ab chao”, l’ordine dal caos, un antico motto latino che non a caso è uno dei principi massonici più importanti.

L’ “antropologia” massonica

Nei primi gradi il nuovo adepto pensa di essere stato scelto per le sue qualità e caratteristiche umane.
Addirittura nei primi livelli l’adepto deve manifestare l’appartenenza ad una religione e si insegna l’importanza della filantropia e della fratellanza universale. L’inganno viene dopo, quando man mano che si sale di grado, le buone intenzioni vengono meno ed inizia il cosiddetto percorso iniziatico dove la matrice esoterica con tutti i suoi pericoli, prende il sopravvento. Il pericolo primario non si manifesta come negazione esplicita del bene, ma come sua deformazione: una luce apparente che, invece di orientare verso una presunta illuminazione, rischia di ripiegarsi sull’uomo stesso, esaltandone il proprio ego.
Tuttavia il limite del percorso massonico sta nell’uomo stesso: con il tempo nessuno è esente dalla fragilità e dalla transitorietà terrena della natura umana. Il tempo passa per tutti e con esso si spegne la gloria del mondo. Dinnanzi a “Sorella morte” siam tutti uguali, e lì la falsa luce si tramuta in disperazione. Come Satana nelle tentazioni del deserto, quando offre i regni di questo mondo a Gesù se si fosse prostrato a lui, così l’inganno “luciferino” alla fine presenta il suo conto.

La Chiesa e la Massoneria

Proprio in ragione di tali presupposti, la Chiesa ha costantemente espresso un giudizio critico nei confronti della massoneria, giungendo nel tempo a vere e proprie condanne dottrinali e disciplinari. Già a partire dal XVIII secolo, con documenti come la bolla In eminenti di Clemente XII, si evidenziava l’incompatibilità tra l’appartenenza ecclesiale e quella massonica.
Nel corso dell’Ottocento, tale posizione si è ulteriormente consolidata, trovando una formulazione ampia e sistematica nell’enciclica Humanum genus di Leone XIII, documento di grande rilievo magisteriale, nel quale la massoneria viene interpretata come espressione di una visione del mondo alternativa a quella cristiana. In essa si ravvisa il sostegno a correnti culturali e politiche che, nel contesto dell’Ottocento, hanno contribuito a processi di secolarizzazione, incidendo anche su istituzioni fondamentali come la famiglia e la società.
La riflessione della Chiesa non si è limitata al piano teorico, ma ha assunto anche una dimensione giuridica. Il Diritto Canonico, infatti, ha storicamente previsto sanzioni per coloro che aderiscono alla Massoneria, giungendo a configurare una pena grave di scomunica per chi si iscrive a tali associazioni. Anche nella normativa attuale, pur con formulazioni diverse rispetto al passato, permane un giudizio di incompatibilità tra fede cattolica e appartenenza massonica, come ribadito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1983.
Nel complesso, si può affermare che la Chiesa, negli oltre 150 interventi del Magistero, ha visto nella massoneria non semplicemente un’associazione, ma un sistema di pensiero e di prassi ritenuto problematico sotto il profilo teologico, spirituale e morale, mettendo in guardia i fedeli da ciò che viene percepito come un percorso capace di allontanare dalla verità rivelata e dalla vita di grazia.

La Massoneria ad Ascoli Piceno e nella provincia: profilo storico e configurazione contemporanea

La presenza della Massoneria nel territorio di Ascoli Piceno risulta attestata già in età moderna, con particolare evidenza nel contesto ottocentesco, quando figure come Candido Augusto Vecchi (1814-1869), probabile fondatore della Loggia ascolana, contribuirono a inserire la città nelle dinamiche politico-culturali del Risorgimento.
Nel quadro attuale, secondo il sito ufficiale del Grande Oriente d’Italia, risulta attiva nel capoluogo la loggia “Cecco d’Ascoli” (n.1222), mentre nell’area costiera della provincia, in particolare a San Benedetto del Tronto, è documentata la loggia “Francesco Carbone”(n. 1453), segno di una presenza diffusa sull’intero territorio provinciale: entrambe obbedienti al Grande Oriente Italiano che ha sede a Piazza del Gesù a Roma (Palazzo Giustiniani). Tale presenza non si limita alla dimensione interna, ma si manifesta anche nello spazio pubblico: si segnala, ad esempio, un incontro promosso dal Grande Oriente d’Italia presso il Palazzo dei Capitani del Popolo nel 2018 dedicato a tematiche civili e culturali, indicativo di una volontà di dialogo con la società locale.
Nel 2024 invece, è stato dato grande spazio sui giornali locali alla rifondazione della loggia “Argillano”, probabilmente soppressa e ripristinata, il cui nome richiama un noto personaggio del medievale ascolano, citato anche dal Tasso nella Gerusalemme Liberata. Tale Loggia non compare ancora nel sito del Grand’Oriente d’Italia; quindi non è ancora chiaro a quale “obbedienza” aderisca.
Un elemento suggestivo sul piano simbolico è individuabile negli archi esterni del Caffè Meletti, edificio costruito tra il 1881- 1884 come Palazzo delle Poste e Telegrafi nell’Ascoli post unitaria. Tra le decorazioni floreali si intravedono motivi che richiamano la squadra e il compasso, simboli per eccellenza della Massoneria che deriva dal simbolismo dei Liberi muratori (vedere immagine articolo). Tali elementi, pur inseriti in un contesto ornamentale, potrebbero essere interpretati come segni di una presenza massonica costante nella città negli ultimi due secoli.
Nel complesso, il quadro che emerge per Ascoli Piceno e per il territorio fino a San Benedetto del Tronto è quello di una presenza massonica storicamente radicata, articolata in più logge e oggi nuovamente visibile anche nello spazio pubblico. Sicuramente ci sarà dell’altro, ma al di là delle informazioni reperibili su internet e nelle fonti storiche, non è possibile avere ulteriori certezze circa altri aspetti della presenza della Massoneria, la quale, pur essendo certamente attestata nel territorio, mantiene, come sappiamo, una dimensione intrinsecamente riservata e segreta.

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