SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “‘Quando mai, Signore, ti abbiamo incontrato?’ Questa parola dice quello che in questo momento viene da noi, forse anche dal cuore di don Pio. Signore, Tu ci sei venuto incontro, ci vieni continuamente incontro. Il mistero di Dio, il volto di Dio, che l’uomo ricerca con tutto quello che è, con la sua mente, con il suo cuore, con la sua sensibilità, è quello di Gesù Cristo, cioè di Dio che si è fatto uomo per venire incontro all’uomo. Don Pio era innamorato di questo mistero e ha voluto continuamente parlarne”.

Con queste parole, colme di mistero e gratitudine, l’arcivescovo Gianpiero Palmieri ha aperto l’omelia della Messa che è stata celebrata oggi, Mercoledì 15 Aprile 2026, alle ore 15:00, per dare l’ultimo saluto a don Pio Costanzo, parroco emerito della parrocchia Cristo Re in Porto d’Ascoli, docente di religione, scrittore e grande appassionato di arte.

La Celebrazione Eucaristica, che è stata presieduta dal vescovo Palmieri, è stata concelebrata da numerosi preti, tra i quali don Patrizio Spina, vicario generale della Diocesi Truentina, don Gian Luca Rosati, parroco della comunità di Cristo Re che ha accompagnato don Pio nell’ultimo tratto della sua vita, don Gianni Croci, delegato diocesano per la Pastorale e direttore di Caritas diocesana.

Testimone di un mistero incarnato in tanti segni tangibili

Il vescovo Gianpiero, durante l’omelia, ha affermato:

“Don Pio ha raccontato il mistero di Dio attraverso l’annuncio della Parola,  in modo particolare in questa comunità. Una Parola che non è soltanto da pronunciare, ma anche da celebrare, attraverso riti e segni che ci avvolgono e che ci coinvolgono. Quando don Pio è venuto qui, sessant’anni fa, il quartiere era tanto diverso da ora. Posso immaginarlo ed intuirlo da qualche fotografia che mi è capitato di vedere. E qui don Pio, sacerdote, ha cercato di vivere questo mistero con segni tangibili. Bisognava incarnare questo mistero in tanti segni visibili. Bisognava incarnarlo nell’arte, nella musica, nel teatro, nella letteratura, nella poesia”.

Il Sacramento del povero

Ha poi proseguito mons. Palmieri:

“C’è un modo particolare in cui il Cristo Risorto ci viene incontro, un modo che don Pio ha sottolineato in modo particolare tra di voi in questa comunità: attraverso il Sacramento del povero. ‘Ero affamato, ero assetato, ero senza casa, ero straniero, ero in prigione e tu mi hai accolto’. Quando, Signore? ‘Tutte le volte che lo hai fatto a un fratello, tu l’hai fatto a me’.

Questo mistero dell’incontro con il Signore Risorto si realizza nel momento in cui qualcuno ci viene incontro, qualcuno che particolarmente ci viene a provocare, qualcuno che ci viene a dire: ‘Sono io. Mi riconosci? Sono venuto a bussare alla porta del tuo cuore, perché tu possa venire incontro a me, perché tu possa venire da me ed avere l’onore di servirmi, di farmi sentire il tuo amore’: ci dice il Signore Gesù”.

La carità della cultura

Il vescovo Gianpiero ha poi ricordato un altro tratto di don Costanzo:

Un altro modo con cui don Pio ci ha servito è la consapevolezza che l’uomo ha bisogno di approfondire le cose, ha bisogno di conoscere, ha bisogno di farsi un giudizio personale attraverso l’uso della ragione, ha bisogno di scoprire attraverso la cultura come va il mondo, perché chi è privo di questo è più fragile, è più debole, è più manipolabile, è più sfruttabile. La carità della cultura è una grande carità, perché è una carità che serve a dare gli strumenti a tutti per vivere la propria vita da uomini e da donne. Non è sempre da tutti essere capaci di farlo. Quando incontriamo qualcuno che ci fa la carità della cultura, è sempre una grande carità che ci rende più forti”.

Il dono della creatività per costruire il sogno conciliare di Chiesa

Ha ancora detto mons. Palmieri:

La creatività era un altro grande segno. La sua fantasia nasceva dal desiderio profondo di servire gli altri e permettere loro di incontrare il figlio di Dio fatto uomo nei mille modi in cui Colui, che è più creativo di tutti, il Signore, sa inventare.

Carissimi, don Pio appartiene a quella generazione di preti che ha vissuto nella nostra Diocesi di San Benedetto la straordinaria bellezza del Concilio, la bellezza di una riforma della Chiesa che permeava ogni cosa, che ha entusiasmato e che ha sentito che c’era qualcosa di straordinario in quello che la Chiesa stava vivendo e che c’era uno sforzo straordinario a far sì che quella Chiesa, quel modello di Chiesa, diventasse realtà. Una stagione bellissima, meravigliosa, che speriamo non sia mai chiusa, mai conclusa, bensì ancora viva, ancora presente”.

Il ricordo dei parenti e degli amici più cari

Al termine della Celebrazione Eucaristica, alcuni parenti ed amici hanno voluto tracciare un ricordo di don Pio e dare a lui un ultimo saluto.

Francesco Massari, responsabile del Gruppo Caritativo Interparrocchiale di Porto d’Ascoli, che ha sede proprio nella parrocchia di Cristo Re, ha ricordato come tutto sia nato dalla ferma volontà di don Pio di andare incontro ai poveri, ai malati, agli ultimi: tutto ciò su cui oggi la parrocchia può contare è grutto della sua generosità e della sua capacità di visione del futuro.

Domenico Travaglini, già responsabile e ora tesoriere dello stesso Gruppo, ha ricordato i momenti più importanti della vita pastorale e caritativa di don Pio, in particolare a favore della comunità.

Il dott. Claudio Cacaci, uno dei nipoti di don Pio, ha voluto ricordare la grande generosità dello zio, il quale, per aiutare i poveri, ha venduto persino il suo primo calice rivestito d’oro, un gesto che testimonia quanto il Sacramento della carità abbia segnato la vita del presbitero.

Ultimo ad intervenire è stato don Gian Luca Rosati, il quale, dopo aver ricordato i tratti più ironici di don Pio, ha concluso: “In un libro che ha scritto don Pio, c’è una frase, pronunciata da un monaco, che mi ha colpito parecchio e che mi ha aiutato molto nella mia vita, anche di presbitero: ‘Se lo avessimo amato, lo avremmo compreso’“.

L’eredità di don Pio Costanzo

Grande è l’eredità lasciata da don Pio Costanzo. Un dono immenso di segni tangibili, ma anche tanta ricchezza  spirituale. Una eredità veramente preziosa ed immensa, testimoniata dalla folla ingente che ha invaso la chiesa, il sagrato e le vie antistanti l’edificio sacro.

In queste ore sono arrivati tanti telegrammi di cordoglio nella parrocchia di Cristo Re, tra cui anche quello di Comunione e Liberazione:

“La nostra fraternità di Comunione  e Liberazione si unisce al lutto che ha colpito la nostra Diocesi.

Condividiamo come fratelli la commozione per la morte del caro don Pio, che ci ha sempre accolti e sostenuti in questi anni con stima reciproca.

Il Signore lo ricompensi per la sua testimonianza di fede e dedizione alla parrocchia e come punto di riferimento per tutta la Diocesi in quanto a carità verso gli ultimi, espressa sempre in opere concrete che parlano per lui.

Don Pio interceda presso il Padre, affinché custodisca l’amata parrocchia, il suo parroco e tutti i collaboratori che spendono la vita per servire la comunità.

Con affetto fraterno,

gli amici della fraternità di Comunione  e Liberazione”.

Don Gian Luca Rosati, inoltre, ha chiesto a chiunque volesse tracciare un ricordo di don Pio o volesse dedicargli un pensiero, descriverlo e lasciarlo nella cassetta postale della parrocchia. Tutte le riflessioni, i saluti e le dediche saranno stampati in una piccola raccolta che verrà  preparata per il suo primo anniversario .

L’ultimo gesto di generosità

La Messa è stata anche l’occasione per realizzare l’ultimo gesto di generosità a nome di don Pio. Per la sua morte, infatti, il presbitero non ha voluto fiori, ma opere di bene: le offerte della questua saranno destinate ai bisogni della parrocchia di Cristo Re.

 

 

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