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GROTTAMMARE – Si è svolta ieri sera, Venerdì Santo 3 aprile, la suggestiva processione del Cristo morto di Grottammare, uno degli appuntamenti più sentiti e partecipati della tradizione religiosa grottammarese. Alle ore 21.30 il corteo ha preso il via, snodandosi lungo le vie del centro in un clima di profondo raccoglimento e partecipazione.

Circa 500 figuranti che hanno preso parte alla Sacra rappresentazione, tra cui molti bambini e ragazzi, segno di una continuità generazionale che lascia ben sperare per il futuro della manifestazione. Una tradizione antichissima, che affonda le sue radici nel 1738 e che, nel panorama dell’Italia centrale, è tra le più longeve.

La processione ha attraversato le principali vie cittadine, da Piazza Peretti fino a Corso Mazzini e Piazza Garibaldi, per poi concludersi nuovamente in Via Sant’Agostino, accompagnata da un pubblico numeroso e silenzioso.

Grande l’impegno organizzativo della Confraternita della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo e dell’Addolorata, che dal 1757 cura la realizzazione della processione. Fondamentale anche il contributo dei volontari, che hanno lavorato nei giorni precedenti per la preparazione delle statue e degli allestimenti, nel rispetto di una tradizione tramandata da secoli.

Il Vescovo delle Diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, Mons. Gianpiero Palmieri, che ha accompagnato parte del corteo processionale del Cristo morto di Grottammare, si è rivolto ai figuranti, radunati al termine della sacra rievocazione nel parcheggio di Sant’Agostino, con questo saluto e benedizione.

“Abbiamo appena ascoltato il Miserere: abbi pietà di me, Signore, per la tua grande misericordia; ci dice qual è il senso con cui i nostri progenitori hanno vissuto questo momento, nel linguaggio, nello stile, nell’abbigliamento, nei modi di quel periodo, del 1738. Ma il canto della misericordia di Dio è di ogni tempo, di ogni Pasqua, anche quella che viviamo noi e allora, nell’attenzione a tutti i particolari della Passione di Gesù, a tutti gli elementi che la compongono, quelli più cruenti e quelli più teneri, più umani, tutto ci parla della grande misericordia di Dio.

Dio sa, e anche noi, quanto abbiamo bisogno di misericordia e di tenerezza, quanto abbiamo bisogno di sentirci voluti bene, amati e non soltanto dagli altri, ma da Dio. Oggi abbiamo vissuto questa processione che ci dice fino a che punto arriva la misericordia di Dio: a farsi uomo e a vivere tutta l’esperienza dell’umano, compresa la fatica, perfino la morte. La cosa assurda è che Dio muore: Gesù l’ha vissuta affinché l’uomo possa capire che Dio è solidale, che Dio condivide tutto di noi. Quando muore l’Innocente, la società che lo circonda ha come un risveglio: sente che non può crescere la violenza, che non può crescere il rancore, che non può crescere il conflitto, perché chi ci perde sono gli innocenti. Così è anche la grande storia di Gesù-Dio: l’Innocente parla a noi oggi; ci dice che siamo fatti per radunarci insieme, per la solidarietà nella fraternità, nell’amore, nella pace. Siamo davvero stanchi che ci sia tanta violenza che cresce.

È insopportabile sentirne parlare continuamente, tutti i giorni, come se fosse acqua sporca: dei poveri, degli ultimi, delle persone sfruttate, uccise nel mondo, dove la vita non è niente, conta solo il potere, i soldi, chi detiene i mezzi energetici. Dio è l’Innocente. Si identifica con i piccoli e i poveri, con le vittime. È quello che oggi abbiamo celebrato e tutti sentiamo che i conflitti, le guerre, l’arroganza devono essere messi da parte. Dio è dalla parte degli innocenti, si identifica con noi. Al termine di questa rievocazione storica, che dice come questo messaggio sia universale attraverso lo spazio e il tempo, ci rivolgiamo al Padre, che ci dia tanto coraggio di lottare per la pace, la concordia, di superare il conflitto, di unirci gli uni agli altri. La grande notte di Pasqua sia l’esplosione della vita: Dio che è stato più forte della morte e del peccato dell’uomo, Dio che è la misericordia. Prepariamoci ad esultare, gioire e celebrare la vittoria del Signore”.

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